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Addio a Palmiero Milletti, Perugia perde un pezzo della sua storia: una vita da Cesarino, tra passione e amore per la città

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Scomparso a 71 anni, era uno dei volti simbolo del centro storico. Insieme al fratello Massimo, morto lo scorso gennaio, aveva scritto una lunga pagina della ristorazione perugina.

Ci sono persone che diventano parte dell’identità di una città senza bisogno di titoli o incarichi pubblici. Basta esserci, ogni giorno, per decenni, nello stesso luogo, incontrando generazioni di cittadini, ascoltando storie e osservando i cambiamenti. Palmiero Milletti era una di queste persone. La sua scomparsa, a 71 anni, lascia un vuoto nel cuore di Perugia, in quella piazza IV Novembre dove il suo nome era diventato inseparabile dallo storico ristorante Da Cesarino.

Un altro lutto doloroso per la famiglia Milletti, già colpita il 16 gennaio 2026 dalla morte del fratello Massimo, scomparso a 63 anni. Insieme avevano condiviso una vita di lavoro, trasformando un’esperienza da dipendenti in una lunga avventura imprenditoriale.

Palmiero aveva iniziato come cameriere proprio nel ristorante di Cesarino. Quando il proprietario decise di andare in pensione, i due fratelli ne raccolsero l’eredità, rilevando l’attività e continuando a portarne avanti il nome. Anche quando il locale si trasferì, sempre in piazza IV Novembre, negli spazi precedentemente occupati da un negozio di elettronica, quel legame con la tradizione rimase intatto.

Ma Palmiero non era soltanto il titolare di un ristorante. Era un osservatore attento della vita cittadina, un perugino profondamente legato al centro storico, capace di esprimere senza troppi giri di parole ciò che pensava del presente e del futuro della sua città.

Lo aveva dimostrato anche partecipando a un programma televisivo di Pasquale Punzi e diventando protagonista di video-rubriche settimanali sui social. Attraverso quei contributi commentava fatti di attualità e problemi di Perugia, portando il punto di vista di chi conosceva l’acropoli non soltanto come luogo di lavoro, ma come spazio di relazioni, tradizioni e vita quotidiana.

Non mancavano critiche e proposte. Palmiero chiedeva maggiore attenzione alla sicurezza, alla viabilità, alla pulizia e ai servizi per i turisti. Aveva sollevato questioni concrete, come la carenza di bagni pubblici e punti informativi durante le grandi manifestazioni, a cominciare da Umbria Jazz, e la necessità di rivedere la circolazione in via Baglioni.

Il suo ragionamento partiva da una convinzione semplice: una città che vuole attrarre visitatori deve prima di tutto saperli accogliere. E l’accoglienza non può fermarsi alla porta di un ristorante, ma riguarda la qualità degli spazi pubblici, la sicurezza e l’organizzazione dei servizi.

Era stato altrettanto diretto nel raccontare le difficoltà della sua attività durante la pandemia. Nell’ottobre 2020 aveva denunciato un calo degli incassi del 60% rispetto all’anno precedente, a fronte di dodici dipendenti e di un affitto da 6.000 euro al mese. In una serata aveva contato appena diciotto clienti, di cui soltanto cinque turisti. Numeri che lo avevano portato a considerare perfino l’ipotesi di chiudere.

Dietro quelle dichiarazioni emergeva la preoccupazione di un imprenditore, ma anche la fragilità di un centro storico la cui economia dipende in larga misura dalla capacità di mantenersi vivo e attrattivo durante tutto l’anno.

A ricordarlo le autoroità perugine tutte ed il Consorzio Perugia in Centro, che su Facebook ha espresso «il più profondo cordoglio per la scomparsa di Palmiero Milletti», definendolo un punto di riferimento dell’accoglienza e della ristorazione cittadina.

«Con la sua passione e dedizione, Palmiero ha contribuito a rendere il centro storico un luogo vivo, di incontro e di tradizione, accogliendo generazioni di perugini, visitatori ed eccellenze da tutto il mondo», scrive il Consorzio, stringendosi alla famiglia e a quanti ne hanno condiviso il percorso umano e professionale.

La morte di Palmiero Milletti, a pochi mesi da quella del fratello Massimo, non rappresenta soltanto la scomparsa di due storici protagonisti della ristorazione. Segna anche il venir meno di una generazione di commercianti che ha contribuito a costruire l’identità sociale ed economica dell’acropoli perugina.

Persone che hanno conosciuto il centro quando era diverso da oggi, attraversandone le trasformazioni, i periodi di vitalità e quelli di difficoltà. E che, attraverso il proprio lavoro, hanno mantenuto aperte attività diventate luoghi di incontro e memoria collettiva.

Perugia dovrebbe interrogarsi anche su questo: quanto vale, per una città, il patrimonio umano rappresentato dai suoi commercianti storici? E soprattutto, quanto si sta facendo perché le nuove generazioni possano raccoglierne l’eredità?

Perché il rischio non è soltanto perdere un’insegna o un ristorante, ma smarrire progressivamente quel tessuto di rapporti umani che rende riconoscibile e vissuto un centro storico. Palmiero Milletti apparteneva a quel mondo. Aveva le sue idee, le esprimeva con franchezza e non nascondeva le difficoltà del mestiere. Ma soprattutto continuava a credere nella sua Perugia.

Oggi resta il ricordo di due fratelli, Palmiero e Massimo, e di una lunga storia iniziata dietro i tavoli di un ristorante e diventata parte della vita della città.

Una storia che piazza IV Novembre continuerà a custodire.