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Occupazione femminile, Umbria al 63%: quasi 19.400 imprese guidate da donne

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Alla Camera di Commercio di Perugia il confronto nazionale sulla parità di genere. Restano forti le differenze nei redditi: le lavoratrici umbre guadagnano mediamente 6.420 euro in meno all’anno rispetto agli uomini

L’occupazione femminile in Umbria si attesta al 63%, un valore superiore alla media italiana, ma le differenze economiche tra uomini e donne continuano a essere significative. A fronte di una presenza femminile sempre più rilevante nel sistema produttivo regionale, persistono disparità nei redditi e nelle opportunità professionali.

È il quadro emerso dal convegno “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, organizzato a Perugia presso la Camera di Commercio dell’Umbria. L’iniziativa è stata promossa dalla consigliera nazionale di Parità Filomena D’Antini, insieme alla consigliera regionale Rosita Garzi, che ha coordinato i lavori.

Secondo i dati presentati, nel secondo trimestre del 2026 il tasso nazionale di occupazione femminile nella fascia tra 15 e 64 anni ha raggiunto il 54,8%, contro il 71,9% degli uomini. In Umbria il dato femminile relativo al 2025 si è attestato al 63%, confermando una partecipazione al mercato del lavoro superiore al valore nazionale, pur nel confronto tra periodi differenti.

Donne e lavoro, il divario economico resta elevato

Le differenze emergono soprattutto dall’analisi dei redditi. In Umbria, nel 2024, il reddito medio annuo da lavoro delle donne è stato di 20.721 euro, rispetto ai 27.141 euro degli uomini. Uno scarto di 6.420 euro che evidenzia come la maggiore partecipazione femminile all’occupazione non coincida necessariamente con il superamento delle disuguaglianze economiche.

A livello nazionale, invece, il divario nella retribuzione oraria lorda risulta più contenuto rispetto alla media europea. Eurostat lo quantifica nel 5,2% per l’Italia e nell’11,1% per l’Unione europea, sulla base dei dati del 2024.

La consigliera nazionale Filomena D’Antini ha richiamato i risultati delle politiche adottate per favorire l’occupazione femminile, soffermandosi sulla certificazione della parità di genere, sui congedi parentali e sugli incentivi alle assunzioni.

La certificazione Uni/PdR 125:2022, in particolare, consente di valutare le politiche aziendali riguardanti assunzioni, progressioni di carriera, retribuzioni e sostegno alla genitorialità.

Imprese femminili, un quarto delle attività umbre

Il contributo delle donne all’economia regionale emerge dai dati illustrati da Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio.

Nel secondo trimestre 2026 le imprese femminili attive in Umbria erano 19.399, pari al 25,2% del totale.

L’agricoltura rappresenta il settore con il maggior numero di attività, 4.785, seguita dal commercio con 4.280 imprese. Nell’alloggio e ristorazione se ne contano 1.964, mentre nella manifattura sono 1.548.

La presenza imprenditoriale femminile assume un peso particolarmente rilevante nella sanità e assistenza sociale, dove raggiunge il 42% delle imprese, e negli altri servizi, con il 43,4%.

Superiore alla media italiana anche la quota delle cariche aziendali ricoperte da donne: 30,9% in Umbria contro il 27,9% nazionale. Complessivamente sono 35.676, tra cui 12.775 posizioni di titolare e 12.100 di amministratrice.

Certificazione di genere, contributi alle aziende

Un altro tema affrontato durante il convegno riguarda la diffusione degli strumenti per la parità all’interno delle imprese.

In Umbria risultano 256 imprese certificate e 772 siti certificati secondo la Uni/PdR 125:2022. Il numero dei siti comprende anche unità operative di aziende con sede fuori regione e non corrisponde quindi al numero delle imprese umbre certificate.

La Camera di Commercio ha attivato specifiche iniziative per accompagnare le aziende in questo percorso. Il progetto formativo “Pagina – Parità di genere in azienda” ha coinvolto 34 imprese, mentre il bando 2026 mette a disposizione contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa.

Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile, ha illustrato le attività rivolte alle imprenditrici, dalla formazione al sostegno nell’accesso al credito.

Giorgio Mencaroni.

Mencaroni e Meloni: formazione e autonomia economica

Per il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, il superamento delle disuguaglianze richiede soprattutto un cambiamento culturale, da costruire attraverso l’educazione e il riconoscimento delle capacità individuali, indipendentemente dal genere.

L’assessora regionale alle Politiche di genere, Simona Meloni, ha posto l’attenzione sul legame tra occupazione femminile, denatalità e difficoltà dell’Umbria a trattenere i giovani qualificati.

L’assessora Simona Meloni.

«Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere», ha sottolineato l’assessora, ricordando il valore dell’indipendenza economica anche nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere.

Al confronto hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni regionali, di Unioncamere, Arpal, Inps, Inail, Ispettorato del lavoro e Ordini professionali. Le aziende Aboca, Tarkett e Sintagma hanno portato le proprie esperienze nell’applicazione delle misure per la parità.

L’incontro ha messo in evidenza come la crescita dell’occupazione femminile e dell’imprenditoria rappresenti una componente importante per lo sviluppo economico dell’Umbria, mentre la riduzione delle differenze retributive resta una delle principali questioni da affrontare.