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Terni, centrosinistra pronto a sfiduciare Bandecchi

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Accordo tra sei forze politiche per presentare o sostenere una mozione di sfiducia. Il sindaco replica: «Non avranno mai 17 voti» e rivendica la tenuta della maggioranza.

Il centrosinistra ternano trova un’intesa sulla sfiducia al sindaco Stefano Bandecchi, ma resta da verificare se in Consiglio comunale esistano i numeri per approvarla. Dopo l’incontro del 28 ottobre, sei forze politiche hanno concordato di promuovere una mozione o di sostenere un’eventuale iniziativa presentata da altri gruppi. Il primo cittadino, intanto, si dice certo che le opposizioni non riusciranno a raggiungere i 17 voti necessari.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’accordo coinvolge Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Socialista Italiano, Casa Riformista-Italia Viva e Rifondazione Comunista. I rispettivi consiglieri sono stati incaricati di avviare un confronto con le altre opposizioni per definire un percorso comune.

La mozione non risulta ancora depositata. L’intesa rappresenta dunque un passaggio politico, mentre l’eventuale sfiducia dovrà essere discussa e votata dall’assemblea cittadina.

Bandecchi: «Non ci arriveranno mai»

La risposta del sindaco è arrivata giovedì 29 ottobre, durante un sopralluogo al cantiere del teatro Verdi.

«Per sfiduciarmi servono 17 voti e loro non ci arriveranno mai», ha dichiarato Bandecchi all’ANSA, contestando la possibilità che le opposizioni riescano a trovare un’intesa sufficiente a interrompere anticipatamente la consiliatura.

Il primo cittadino sostiene di poter contare ancora su 15 consiglieri e cita l’approvazione del bilancio consolidato come dimostrazione della capacità dell’amministrazione di proseguire la propria attività.

Proprio quel voto, tuttavia, viene interpretato diversamente dal centrosinistra, che considera i 15 consensi ottenuti sul documento contabile un segnale della perdita della maggioranza assoluta in Consiglio.

L’approvazione del bilancio consolidato resta un dato acquisito, ma non chiarisce da sola quale sarebbe l’esito di un’eventuale votazione sulla sfiducia.

L’apertura del Pd alle altre opposizioni

A intervenire è anche il segretario regionale del Partito Democratico, Damiano Bernardini, che ha annunciato l’impegno del partito per arrivare alla conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa di Bandecchi.

In una nota pubblica, Bernardini invita a valutare tutti i percorsi utili a raggiungere questo obiettivo, anche quelli non condivisi inizialmente dal Pd.

La posizione lascia aperto il confronto con le altre forze di opposizione, senza rappresentare un’adesione formale alla raccolta delle dimissioni contestuali promossa dal centrodestra.

Il centrosinistra ha inoltre annunciato l’intenzione di avviare un percorso per costruire un’alternativa politica e amministrativa, anche attraverso un’assemblea pubblica a Palazzo Spada.

Le due strade per interrompere la consiliatura

La mozione di sfiducia non è l’unica iniziativa avviata dalle opposizioni. Il 27 ottobre, davanti a un notaio, sei consiglieri hanno aderito alla raccolta delle dimissioni contestuali promossa da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e UDC.

Per raggiungere l’obiettivo dello scioglimento del Consiglio comunale attraverso questa procedura servono 17 sottoscrizioni. Gli atti raccolti non risultano ancora depositati al protocollo del Comune e i sei consiglieri restano in carica.

Anche per approvare la mozione di sfiducia occorrono 17 voti favorevoli. Tra le posizioni ancora da verificare figurano quelle dei quattro consiglieri usciti dalla maggioranza e degli altri esponenti di opposizione che non hanno annunciato come voterebbero.

La crisi politica resta quindi aperta: il centrosinistra ha trovato un’intesa sull’iniziativa da intraprendere, mentre Bandecchi continua a sostenere che non esistano i numeri per porre fine al suo mandato.