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Perugia, la protesta contro carovita e guerra: salari e casa al centro dello sciopero

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Circa mille persone in corteo secondo gli organizzatori della mobilitazione Usb. Dagli stipendi agli affitti, le richieste di una piazza composta soprattutto da giovani.

La difficoltà di arrivare alla fine del mese, il costo della casa, la richiesta di stipendi adeguati e l’opposizione alla guerra. A Perugia lo sciopero generale indetto dall’Unione sindacale di base ha portato nelle strade una protesta che tiene insieme lavoro, condizioni di vita e scelte di spesa pubblica. Secondo gli organizzatori, circa mille persone hanno partecipato alla manifestazione, partita da piazza Partigiani e proseguita attraverso il centro storico fino alla stazione di Fontivegge.

Una mobilitazione composta in prevalenza da giovani, aperta dallo striscione degli studenti: «Contro guerra, carovita e repressione strappiamogli il futuro». Parole che riuniscono le ragioni del corteo: la richiesta di risposte alle difficoltà economiche immediate e la rivendicazione della possibilità di studiare, lavorare e costruire una vita autonoma.

Il rapporto tra salari e costo della vita è stato uno dei nodi principali della protesta. La richiesta di aumentare le retribuzioni riguarda la capacità concreta degli stipendi di coprire le necessità quotidiane. Affitto, alimentari, utenze e trasporti sono spese difficilmente rinviabili: quando assorbono gran parte del reddito, diminuiscono le risorse disponibili per la salute, la formazione, gli imprevisti e il risparmio.

Da qui la rivendicazione di adeguare i salari all’aumento del costo della vita. Al centro c’è il potere d’acquisto, cioè la quantità di beni e servizi che una retribuzione permette effettivamente di acquistare. È su questo terreno che la mobilitazione collega la questione del lavoro a quella delle condizioni materiali delle famiglie: avere un’occupazione e riuscire a sostenere tutte le spese sono due aspetti che la piazza chiede di affrontare insieme.

Accanto agli stipendi, la casa emerge come una delle principali questioni sociali. I manifestanti chiedono di alleggerire il peso degli affitti e dei mutui, che impegnano una parte rilevante del bilancio domestico. La spesa per l’abitazione condiziona anche decisioni di lungo periodo: lasciare la famiglia d’origine, trasferirsi per un impiego, convivere o scegliere dove proseguire gli studi.

Per Perugia, città universitaria, questo tema ha anche una dimensione legata alla popolazione studentesca. Il costo di una stanza, sommato alle utenze e alle altre spese di mantenimento, incide sulle risorse necessarie per frequentare l’università fuori sede. La questione abitativa si intreccia così con il diritto allo studio e con la possibilità di accedere alla formazione senza che la disponibilità economica della famiglia diventi un ostacolo.

La presenza degli studenti alla testa del corteo inserisce queste preoccupazioni in una richiesta più ampia di autonomia. Il passaggio dallo studio al lavoro, la possibilità di contare su una retribuzione sufficiente e l’accesso a un’abitazione sono elementi strettamente collegati: la difficoltà in uno di questi ambiti può rallentare anche gli altri.

Bollette e carburanti completano il quadro delle rivendicazioni sul carovita. La richiesta di ridurre prezzi e tariffe energetiche punta ad alleggerire costi essenziali, che incidono sia sulla gestione della casa sia sugli spostamenti. Per chi deve raggiungere ogni giorno un posto di lavoro o una sede di studio, il costo del viaggio entra stabilmente nel bilancio mensile.

Le richieste rivolte al Governo riguardano dunque più fronti: aumentare i redditi da lavoro e intervenire sulle spese che ne riducono la disponibilità. Salari, abitazione, energia e mobilità sono stati presentati dalla protesta come parti di una stessa questione, quella della sostenibilità della vita quotidiana.

A questa dimensione sociale si è affiancata l’opposizione alla guerra e all’economia di guerra. Lo slogan che invita ad alzare i salari e abbassare le armi esprime una contestazione delle priorità nell’impiego delle risorse. Nella prospettiva della mobilitazione, la richiesta di maggiori investimenti nei bisogni delle persone si accompagna al rifiuto delle spese per gli armamenti.

Il richiamo alla repressione, presente sullo striscione di apertura, aggiunge il tema della libertà di manifestare e di esprimere dissenso. È un altro degli elementi con cui il corteo ha collegato le rivendicazioni economiche alla partecipazione politica e sociale.

Da piazza Partigiani i manifestanti hanno attraversato viale Indipendenza, piazza Italia, via Baglioni e piazza IV Novembre, proseguendo poi verso piazza Fortebraccio e via Capitini. Il percorso ha interessato il centro storico e l’area universitaria, per concludersi nella zona della stazione di Fontivegge.

Qui la mobilitazione ha avuto conseguenze sulla circolazione ferroviaria. Un gruppo di partecipanti ha occupato i binari e si è trattenuto sulla linea, rendendo necessario un ulteriore intervento delle forze dell’ordine. Intorno alle 13 l’area è stata completamente sgomberata e il traffico ferroviario è stato ripristinato.

Per la manifestazione, denominata “Blocchiamo tutto”, la Questura di Perugia aveva predisposto uno specifico servizio di ordine e sicurezza pubblica, con l’obiettivo di garantire lo svolgimento dell’iniziativa e contenere i disagi per la cittadinanza. Presenti lungo il percorso anche i carabinieri e la polizia locale, impegnati nelle attività di vigilanza e accompagnamento del corteo.

Sono in corso le verifiche della Digos, con il supporto del Gabinetto provinciale di polizia scientifica, per identificare le persone coinvolte nell’occupazione della linea ferroviaria.

A Terni decine di giovani hanno attraversato le strade del centro nel corteo promosso da Cobas, Cub, Unione degli Studenti e associazioni locali. La manifestazione, partita da piazza dell’Orologio, ha raggiunto il Provveditorato.

Sul fronte dei trasporti, la mobilitazione ha dovuto fare i conti con la precettazione disposta dal Ministero. Nonostante la conferma dello sciopero da parte dell’Usb.