Il report CNA sul primo semestre 2026: Pil a +0,5%, ma la crescita resta sotto la media nazionale. In cinque anni le imprese attive sono diminuite del 4,2%.
L’economia dell’Umbria tiene, ma continua a muoversi più lentamente rispetto al resto del Paese. È quanto emerge dal report congiunturale realizzato dal centro studi Sintesi per CNA Umbria, che fotografa l’andamento regionale nel primo semestre del 2026.
Il Pil cresce dello 0,5%, contro il +0,7% registrato a livello nazionale. Un risultato positivo, ma inserito in un quadro nel quale diversi indicatori mostrano ancora una distanza significativa rispetto alle performance italiane.
«L’Umbria sta dimostrando di riuscire a resistere, pur tra mille difficoltà, nella difficile congiuntura economica che il Paese e l’Europa stanno attraversando», afferma il direttore regionale di CNA Roberto Giannangeli, sottolineando però come la regione continui «a ritmi inferiori rispetto alla media dell’Italia».
Le previsioni per la prima metà dell’anno, secondo CNA, lasciavano intravedere uno scenario peggiore. I dati effettivi mostrano invece una maggiore tenuta, pur confermando il rallentamento dell’economia regionale.
Tra i settori che registrano segnali positivi c’è il turismo, cresciuto a giugno del 7,1% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso il risultato resta però inferiore alla media nazionale, pari all’11,1%. CNA segnala inoltre una frenata durante l’estate, soprattutto sul fronte delle presenze straniere.
Cresce anche l’export umbro, ma soltanto dello 0,6%, a fronte del +4,5% italiano. A sostenere le vendite all’estero sono soprattutto il comparto dei mezzi di trasporto e il sistema moda, mentre arretrano macchinari e prodotti agroalimentari.
Più contenuta la distanza sul fronte degli investimenti, aumentati del 2,3% in Umbria contro il +2,5% nazionale. Il report indica inoltre una previsione di crescita dell’occupazione del 3,9% a fine 2026 rispetto all’anno precedente.
L’inflazione si attesta all’1,3%, un punto sotto il dato italiano del 2,3%.
A preoccupare maggiormente CNA sono invece consumi e credito. A giugno i consumi segnano appena un +0,8% e, guardando al periodo compreso tra il 2022 e il 2026, la crescita cumulata in Umbria si ferma al 6,7%, mentre in Italia supera i dieci punti.
Secondo Giannangeli, sulla debolezza dei consumi incidono la bassa redditività delle imprese, salari inferiori rispetto al resto del Paese e il peso della fiscalità locale. CNA richiama, tra gli altri elementi, l’aumento dell’Irpef regionale, le tariffe sui rifiuti e le addizionali comunali.
Resta critica anche la situazione del credito alle imprese, diminuito di un ulteriore 0,7% rispetto allo scorso anno. Nell’arco di cinque anni la contrazione arriva al 9%, con punte del 30% per le microimprese.
Il report evidenzia infine la progressiva riduzione del numero delle attività. Le imprese attive risultano in calo per tre trimestri consecutivi, con una flessione dell’1% registrata a giugno. Tra il 2021 e il 2026 la diminuzione complessiva raggiunge il 4,2%, con un andamento più negativo per l’artigianato.
CNA osserva tuttavia che la contemporanea crescita degli occupati potrebbe indicare un aumento della dimensione media delle imprese.
Per l’associazione, il quadro rende necessario intervenire con nuove politiche industriali e fiscali regionali. Lo sguardo è rivolto anche alla programmazione dei fondi strutturali 2028-2034, considerata un passaggio decisivo per il futuro dell’economia umbra.
CNA ha inoltre rilanciato la proposta di un patto dell’Umbria con Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo, con l’obiettivo di costruire una strategia comune tra le regioni del Centro Italia.
«In un’Europa che sta cambiando molto velocemente – conclude Giannangeli – sarà sempre più difficile affrontare le sfide in solitudine».


































