I poliziotti hanno riportato complessivamente 44 giorni di prognosi. Il SAPPE denuncia l’episodio e chiede interventi urgenti per garantire la sicurezza del personale
Quattro agenti della Polizia Penitenziaria sono rimasti feriti durante una nuova aggressione avvenuta nel carcere di Spoleto. I poliziotti hanno dovuto fare ricorso alle cure del Pronto Soccorso e hanno riportato complessivamente 44 giorni di prognosi. A rendere noto quanto accaduto nella mattinata di mercoledì 16 settembre è il SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
La vicenda, secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, avrebbe avuto inizio dopo la visita in infermeria di un detenuto appartenente al circuito di media sicurezza. L’uomo si sarebbe rifiutato di tornare nella propria sezione, fermandosi in un locale di transito e impedendo così il passaggio di altri detenuti appartenenti a circuiti diversi, che non possono entrare in contatto tra loro.
Nonostante i ripetuti inviti degli agenti a rientrare in sezione, il detenuto avrebbe reagito aggredendo più volte il personale. Nel corso dell’episodio avrebbe anche scagliato un tavolo contro gli operatori.
Durante le operazioni necessarie a contenere l’uomo, quattro appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono rimasti feriti. Le lesioni riportate hanno reso necessario il loro trasferimento al Pronto Soccorso.
L’episodio riaccende l’allarme del SAPPE sulle condizioni di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari. «Esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai colleghi feriti, ma siamo arrivati al punto che la solidarietà non basta più – dichiara Fabrizio Bonino, segretario nazionale SAPPE per l’Umbria –. Siamo stanchi di contare feriti. Non è normale che chi indossa una uniforme debba mettere in conto, ogni giorno, di essere aggredito mentre fa semplicemente il proprio lavoro».
Secondo Bonino, quanto accaduto a Spoleto «non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di una gestione che mostra tutte le proprie criticità quando deve affrontare detenuti che non accettano regole e autorità». Per il rappresentante sindacale «il personale interviene, rischia, viene ferito e poi si ricomincia come se nulla fosse. Questo modello non garantisce né la sicurezza degli agenti né quella degli stessi detenuti».
Sulla vicenda interviene anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, che richiama l’impegno assunto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni per rafforzare tutele e strumenti a disposizione delle Forze dell’Ordine.
«Quell’impegno deve riguardare concretamente anche la Polizia Penitenziaria – afferma Capece –. Non possiamo avere poliziotti di serie A e poliziotti di serie B quando si tratta di proteggerli».
Il segretario generale chiede inoltre conseguenze adeguate di fronte alle aggressioni al personale. «Quando un detenuto aggredisce chi rappresenta lo Stato, lo Stato deve dimostrare di esserci. Se dopo comportamenti di questa gravità si torna alla normalità nel giro di poche ore, il messaggio che rischia di passare è devastante: la divisa non viene percepita come sufficientemente tutelata e l’aggressione all’operatore pubblico finisce per apparire priva di conseguenze adeguate».
Per Capece servono «strumenti di autotutela, protocolli operativi efficaci e una gestione diversa dei detenuti violenti o reiteratamente riottosi». Il SAPPE sollecita quindi il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia a intervenire con lo screening dei soggetti più problematici, il trasferimento tempestivo dei detenuti violenti, strumenti adeguati di tutela e difesa, protocolli operativi aggiornati e un rafforzamento degli organici.
«Non aspettiamo la prossima aggressione – conclude Capece –. Ogni volta che un poliziotto viene ferito lo Stato paga un prezzo. Ma a pagare, prima di tutto, è chi quella divisa la indossa. La Polizia Penitenziaria non chiede privilegi: chiede di poter lavorare in sicurezza».

































