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“Schierarsi non serve: è necessario lavorare per garantire due diritti fondamentali: sicurezza ad Israele e autodeterminazione alla Palestina”

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Nella sua lectio magistralis, Arturo Marzano, esperto del conflitto israelo-palestinese, ha ricordato oggi agli studenti che coltivare una cultura della pace è possibile anche nei contesti più difficili

“Il presente non basta per comprendere i teatri di guerra o le ostilità sedimentate, né serve schierarsi, poiché la logica della tifoseria offusca le criticità della parte che si sostiene insieme alle ragioni di quella che si considera avversa”.

É molto netto l’approccio che il prof. Arturo Marzano ha espresso oggi all’Università per Stranieri di Perugia nel corso della sua Lectio dedicata alla ricostruzione del conflitto israelo-palestinese, dagli accordi di Oslo ai drammatici fatti di questi mesi.
Dopo aver perfezionato gli studi di Storia contemporanea presso La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Arturo Marzano ha svolto un post-doc all’International Institute for Holocaust Research – Yad Vashem in Israele, ed è stato Visiting Researcher alla Hebrew University di Gerusalemme e all’American University di Beirut. Un percorso compiuto con la finalità di comprendere al meglio ogni dinamica del conflitto che dal dopoguerra avvampa la terra tra il Mediterraneo e la valle del Giordano.

“Quello mediorientale è un contesto particolarmente complesso – ha avvertito Marzano -, molti sono gli attori che vi operano e che lo fanno con intensità variabile ed intermittente; se non ci si documenta, se non si conosce un po’ di storia non è possibile contestualizzare i fatti dello scorso ottobre, né riuscire ad adottare un approccio che miri a riconoscere le ragioni di ognuno dei contendenti”.

“E le ragioni di fondo che vanno comprese – ha proseguito il docente – sono quelle di due diritti fondamentali da perseguire: quello di Israele alla sicurezza e quello della Palestina dell’autodeterminazione”.

Arturo Marzano ha poi compiuto un attento excursus dei rapporti tra i due popoli, evidenziando come nella storia tutto può cambiare se si coltiva una cultura della pace e del negoziato, e soprattutto se si assume la determinazione al raggiungimento di uno stato di pace comprendente i diritti di tutte le parti in campo, poiché – ha concluso – “la pace è sempre possibile”.