Anche il sindaco di Gubbio Stirati firma l’appello a Mario Draghi

Oltre 1.000 i sindaci italiani di tutti gli schieramenti che hanno scritto al Premier per scongiurare le possibili ricadute sulla ripartenza

C’è anche la firma del sindaco di Gubbio Filippo Mario Stirati tra le oltre 1.000 apposte dai primi cittadini di molte città italiane per convincere Mario Draghi a restare al Governo. L’appello, che vede tra gli altri firmatari i sindaci di Firenze, Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Torino, Ravenna e Roma, espone una serie di “buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di Governo. Le nostre città – si legge – chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso a uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà. Per questo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni. Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni.

“Il tema che mi ha mosso a firmare l’appello – spiega il sindaco Stirati – è quello di una necessaria assunzione di responsabilità istituzionale: si tratta di una istanza bipartisan, che mette insieme primi cittadini di più parti politiche, uniti però dal comune richiamo alla responsabilità. Aprire una crisi in questo momento sarebbe un atto irresponsabile, soprattutto di fronte a tutti gli appuntamenti scanditi dal PNRR che le città italiane non possono permettersi di perdere. Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città, perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia.