Terni, sgominata banda di pony express della droga

Consegnavano cocaina più velocemente di una pizza. Nell’ultimo periodo sul territorio ternano si è avuto un netto aumento di casi di spaccio porta a porta. Probabile abbia inciso il costante aumento delle telecamere a circuito chiuso nelle città, che rende sempre più rischiosa la vendita di sostanze in strada, sia per i pushers che per gli acquirenti.

Tale fenomeno sempre più in espansione, non è sfuggito ai Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Terni che hanno iniziato un’attività investigativa monitorando i domicili di soggetti potenzialmente dediti -per specifici precedenti- a tali traffici.

Quello che è emerso sin da subito dalle attività è la fotografia di un cambiamento radicale nello spaccio, in mano a una nuova e giovanissima generazione: i nuovi pony express della droga portano la cocaina a domicilio, a casa, in ufficio, ad una festa. A Terni, ogni giorno, si muovono corrieri della polvere bianca; il delivery degli stupefacenti sta diventando il nuovo modello che sta rimodellando le tradizionali piazze di spaccio e di conseguenza, per contrastare il nuovo fenomeno, i Carabinieri cambiano anche il metodo investigativo.

La consegna organizzata della droga è una rivoluzione su vari fronti, sia per i clienti, che non rischiano di essere scoperti dalle forze dell’ordine nell’atto di andare a comprarla, sia per chi la vende. Gli ordini spesso sono di modeste entità, così il corriere fermato dalle forze dell’ordine può giustificarsi con la scusa dell’uso personale e scampare all’arresto venendo subito rilasciato. Dopo i primi recuperi di cocaina effettuati nei confronti di alcuni noti consumatori locali, le indagini dei militari si sono concentrate sul modus operandi degli spacciatori: usi a prendere le ordinazioni tramite applicativi di “instant messaging” o “social networks” e recapitare le dosi a domicilio, con tanto di attenzioni al “cliente” fidelizzato, con frasi del tipo: “ti scrivo quando parto, così non mi aspetti”.

Le consegne variavano da meno di un grammo a oltre dieci grammi e i clienti erano sparsi in tutto il territorio della città, sino ad arrivare a Narni (TR), meta prediletta del ventenne albanese, capo della banda, e sua sede principale, dove era solito nascondere le dosi già confezionate, chiudendole in barattoli di vetro che appendeva sui rami di alberi, nascosti in zone boschive poco frequentate. Le dichiarazioni acquisite dagli investigatori e la conoscenza del territorio da parte dei militari impegnati nell’indagine, durata circa cinque mesi, hanno consentito di ricostruire i movimenti della banda, i cui componenti sono stati pedinati, filmati/fotografati, intercettati telefonicamente.