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Schlein sceglie l’Umbria per lanciare la sfida: il Patto Avanti può davvero diventare un modello nazionale?

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A Foligno la leader del Pd incorona l’esperienza che sostiene Stefania Proietti e guarda alle Politiche: prima il programma, poi la leadership. Ma trasformare il laboratorio umbro in una coalizione nazionale sarà la vera prova del centrosinistra

Non è stata soltanto una visita alla Festa de l’Unità, quella di Foligno. E nemmeno una semplice passerella nella regione che il centrosinistra è tornato a governare. La presenza di Elly Schlein a Foligno assume un significato politico più ampio: l’Umbria diventa, nelle parole della segretaria del Partito Democratico, uno dei laboratori da cui provare a costruire l’alternativa nazionale al centrodestra. Il messaggio arrivato dal palco è netto. Il Patto Avanti, la coalizione che sostiene la presidente della Regione Stefania Proietti, viene indicato da Schlein come un esempio del metodo da seguire: mettere insieme forze diverse non semplicemente “contro” l’avversario, ma sulla base delle cose da fare. È una linea che la segretaria dem ha espresso chiaramente a Foligno: «L’Umbria sicuramente ha dato un buono spunto di metodo di come ci si mette insieme non contro gli avversari ma per le cose che si vogliono fare», ribadendo inoltre il sostegno alla presidente Proietti e all’intera coalizione. Ed è proprio qui che la serata folignate smette di essere soltanto umbra e diventa pienamente nazionale.

Il messaggio di Foligno: prima il programma, poi il leader

La questione che accompagna da mesi il centrosinistra è nota: chi guiderà l’alleanza alle prossime elezioni politiche? Schlein, almeno per ora, cerca di spostare la discussione altrove. «Prima il programma comune, è quello che si aspetta la nostra gente», ha risposto alla domanda sulla leadership del cosiddetto campo largo, aggiungendo che occorre chiarire anzitutto cosa fare nel caso in cui la coalizione riesca a tornare alla guida del Paese. Non è un passaggio secondario.

La scelta del Pd è tentare di evitare che il confronto tra gli alleati venga schiacciato fin da subito sulla competizione tra i possibili leader. E la coincidenza temporale è significativa: mentre Schlein parlava a Foligno, Giuseppe Conte rilanciava da Milano le posizioni del Movimento 5 Stelle, in particolare su pace, riarmo e politica internazionale, temi sui quali tra Pd e M5S restano differenze importanti. Ecco allora il senso politico dell’operazione umbra: dimostrare che forze diverse possono stare insieme se trovano un terreno comune sufficientemente solido. Ma una regione non è l’Italia.Ed è su questa distanza che si giocherà buona parte della partita.

L’Umbria come laboratorio nazionale

Che il Pd umbro volesse assegnare alla Festa dell’Unità di Foligno un significato nazionale era evidente già dal titolo scelto per la manifestazione: “Dal governo della Regione all’alternativa nazionale”. Già alla presentazione dell’iniziativa, il segretario regionale Damiano Bernardini aveva indicato nel Patto Avanti un possibile contributo alla costruzione del progetto nazionale del centrosinistra. Sabato sera il concetto è stato ulteriormente esplicitato. «L’auspicio è che il percorso del Patto Avanti possa essere rappresentato in Parlamento», ha affermato Bernardini, contrapponendo alle politiche del governo nazionale l’azione della Regione su sanità, scuola e sostegno alle famiglie. Il Pd umbro, dunque, non vuole limitarsi a rivendicare una vittoria elettorale locale. Cerca di trasformarla in una proposta politica. Ed è forse questo l’aspetto più interessante dell’intera operazione. Per anni l’Umbria è stata considerata soprattutto una regione da osservare per capire la crisi del centrosinistra storico. Oggi il gruppo dirigente democratico prova a rovesciare quella prospettiva: non più il territorio simbolo delle difficoltà, ma un luogo dal quale ripartire.

A raccogliere politicamente l’investitura è naturalmente Stefania Proietti. La presidente della Regione era accanto a Schlein durante l’appuntamento folignate e il rapporto tra le due è stato uno dei fili conduttori della serata. Per la segretaria nazionale, la giunta umbra rappresenta un esempio concreto attraverso alcune delle misure avviate dall’amministrazione regionale: dal trasporto pubblico agli interventi sulle politiche abitative e sul recupero degli alloggi popolari. Per Proietti, invece, la presenza di Schlein rafforza il legame tra la nuova amministrazione regionale e il vertice nazionale del Pd. È un rapporto politicamente utile a entrambe. La presidente può collocare l’esperienza della propria maggioranza dentro un progetto nazionale; Schlein può mostrare agli alleati un caso nel quale la coalizione ha trovato una sintesi elettorale e amministrativa. Ma proprio per questo l’Umbria diventa anche un banco di prova. Più il Patto Avanti viene indicato come modello, più aumenterà l’attenzione sui risultati della giunta regionale. Sanità, trasporti, politiche per la casa, famiglie e servizi non saranno soltanto dossier amministrativi: potranno diventare argomenti utilizzati nella battaglia politica nazionale.

Il nodo vero: esportare il Patto Avanti non sarà semplice C’è però una differenza sostanziale tra costruire un’alleanza regionale e comporre un centrosinistra nazionale. In Umbria il terreno dell’accordo è stato favorito dalla necessità di presentare un’alternativa competitiva alla coalizione di centrodestra e dalla possibilità di concentrare il programma su grandi questioni regionali. Sul piano nazionale i punti di possibile frizione aumentano.Politica estera, Ucraina, spesa militare, rapporti con l’Unione europea, politica industriale, immigrazione, infrastrutture, fisco: temi sui quali le diverse componenti del possibile schieramento progressista non sempre hanno posizioni coincidenti. Le dichiarazioni di Giuseppe Conte sul no al riarmo, pronunciate proprio nelle stesse ore dell’intervento di Schlein a Foligno, rendono plastica una delle questioni ancora aperte. Per questo la parola chiave scelta dalla segretaria Pd è programma.

È probabilmente la strada politicamente più funzionale per cercare di tenere insieme una coalizione che, prima ancora di scegliere il proprio candidato alla guida del governo, deve dimostrare di poter condividere una piattaforma sufficientemente coerente.

Il fantasma della leadership resta sul tavoloDire “prima il programma” consente di rinviare il problema, ma non di eliminarlo. Prima o poi il centrosinistra dovrà affrontare la questione della leadership, così come quella dello strumento con cui eventualmente sceglierla.Primarie? Accordo tra i partiti? Un candidato indicato sulla base dei rapporti di forza? Per il momento nessuna delle ipotesi appare definitivamente acquisita. Lo stesso dibattito nazionale delle ultime settimane mostra come l’intesa sulle singole proposte non abbia ancora risolto il tema complessivo della coalizione. Tra le questioni sulle quali le opposizioni hanno mostrato convergenze figurano salario minimo, congedi, riduzione dell’orario di lavoro e alcune proposte sull’energia, ma il programma comune resta ancora da costruire. Foligno, da questo punto di vista, è stata più una dichiarazione di metodo che l’annuncio di un accordo già raggiunto.

Naturalmente Schlein non ha risparmiato gli attacchi al governo. Dalla sanità al costo della vita, dai carburanti agli stipendi, la segretaria Pd ha utilizzato la tappa umbra anche per rilanciare lo scontro con Giorgia Meloni. A Foligno ha accusato l’esecutivo di non aver dato risposte sufficienti di fronte al rincaro dei carburanti e alle difficoltà economiche di famiglie e imprese. Si tratta di valutazioni politiche della leader dem, che vanno distinte dai dati economici sottostanti e dal giudizio del governo sulle proprie politiche.
La strategia appare comunque evidente: costruire l’alternativa non soltanto attraverso l’opposizione parlamentare, ma mostrando esperienze amministrative che il Pd considera alternative al modello del centrodestra. Foligno non è stata soltanto una festa di partito. Il passaggio politico più rilevante della serata sta forse proprio nel tentativo di trasformare un risultato regionale in una narrazione nazionale. Il Pd vuole raccontare l’Umbria come la prova che una coalizione ampia può non soltanto competere, ma governare insieme. Il titolo della Festa regionale dell’Unità lo diceva apertamente: dal governo dell’Umbria all’alternativa nazionale. Ora bisognerà capire se quel percorso sia davvero riproducibile. Perché un conto è la fotografia di Foligno: Schlein, Proietti, dirigenti regionali, una platea favorevole e l’entusiasmo della comunità democratica. Un altro è costruire un accordo nazionale tra partiti che hanno storie, interessi elettorali e posizioni differenti.

Il “modello Umbria” funziona soltanto se diventa politica concreta La tentazione di trasformare ogni vittoria locale in un modello nazionale è una costante della politica italiana. Ed è quindi opportuno usare con prudenza la parola “modello”. L’Umbria offre però al centrosinistra almeno un dato politicamente significativo: dimostra che una coalizione larga può presentarsi con un progetto unitario e una leadership riconoscibile. Non significa automaticamente che lo stesso schema sia trasferibile alle Politiche. Il problema non sarà infatti mettere tutti nella stessa fotografia. Sarà decidere cosa scrivere nel programma quando emergeranno le divergenze più profonde.

Schlein sembra aver individuato precisamente questo rischio quando insiste sul programma prima della leadership. È un modo per dire agli alleati: discutiamo prima di ciò che intendiamo fare, poi di chi dovrà rappresentarlo. Una scelta comprensibile anche dal punto di vista politico, perché una competizione prematura sul candidato premier potrebbe trasformare il percorso verso l’alleanza in una resa dei conti tra partiti. Allo stesso tempo, però, il programma comune non potrà essere semplicemente una somma di proposte sulla quale tutti sono già d’accordo. La solidità di un’eventuale coalizione nazionale si misurerà soprattutto sui temi divisivi.

È qui che il “Patto Avanti nazionale” dovrà dimostrare se esiste davvero. L’Umbria può fornire un metodo. Non può risolvere da sola i problemi del centrosinistra italiano. E forse proprio questo è il significato politico più interessante della serata di Foligno: Schlein non ha indicato l’Umbria come il punto di arrivo, ma come il luogo dal quale provare a partire.

La strada verso il 2027, però, resta lunga. E il vero banco di prova non sarà riempire le Feste dell’Unità, ma riuscire a trasformare una coalizione elettorale in una proposta di governo credibile e condivisa.