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Suicidio assistito in Umbria, 4.801 firme ferme in Regione: sul fine vita si apre lo scontro istituzionale

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Il comitato Liberi Subito chiede che la proposta di legge venga discussa dall’Assemblea legislativa il 22 ottobre.

Non è più soltanto una questione di fine vita, ma anche di rispetto delle regole che disciplinano la partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche. In Umbria torna al centro del confronto politico la proposta di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, promossa dall’Associazione Luca Coscioni attraverso la campagna Liberi Subito e sostenuta da 4.801 sottoscrizioni.

A oltre un anno dal deposito, avvenuto il 17 settembre 2025, il testo non è ancora arrivato alla discussione e al voto dell’Assemblea legislativa. Una situazione che ha spinto il comitato promotore ad alzare il livello della mobilitazione, indicando nella seduta del prossimo 22 ottobre un passaggio decisivo.

Se la proposta non sarà inserita nell’ordine del giorno, i delegati intendono richiedere formalmente l’applicazione delle garanzie previste dalla normativa regionale per le iniziative legislative popolari, valutando anche ulteriori strumenti di tutela giuridica.

La richiesta è stata rilanciata pubblicamente il 12 ottobre, quando la Tgr Umbria ha riferito della lettera inviata ai consiglieri regionali per sollecitare l’immediata calendarizzazione del provvedimento.

Il percorso della proposta Liberi Subito ha attraversato diverse fasi istituzionali senza arrivare alla decisione conclusiva. Il 17 settembre 2025 i promotori hanno depositato il progetto legislativo accompagnato dalle firme raccolte tra i cittadini umbri. Il 27 novembre l’Ufficio di presidenza ne ha dichiarato l’ammissibilità, aprendo la strada all’esame nella Terza Commissione consiliare permanente.

Durante la primavera del 2026 sono state avviate le audizioni dei presentatori, seguite a settembre dagli approfondimenti con gli esperti. Il lavoro istruttorio, tuttavia, non si è ancora tradotto nell’approdo del testo all’Assemblea. Per il comitato si tratta di un ritardo che assume particolare rilevanza perché coinvolge uno strumento di partecipazione democratica previsto dall’ordinamento regionale.

A rappresentare l’iniziativa sono: Stefano Massoli, marito della giornalista Laura Santi, Mario Bolli, Lorenzo Biancalana, Maria Sole Giardini, Andrea Schiazzano e Alice Spaccini.

La loro richiesta non equivale a pretendere l’approvazione della legge. L’obiettivo dichiarato è ottenere che il Consiglio regionale eserciti le proprie prerogative, affrontando il provvedimento e assumendo una decisione pubblica.

La questione dei sei mesi: perché il ritardo diventa un caso politico

Il nodo più delicato riguarda la disciplina regionale delle proposte di iniziativa popolare, contenuta nella legge umbra n. 14 del 2010. Secondo i promotori, la normativa impone, trascorsi sei mesi dalla presentazione senza una pronuncia del Consiglio, l’iscrizione del progetto al primo punto dell’ordine del giorno della prima seduta utile, con precedenza sugli altri argomenti.

Facendo decorrere il termine dal 17 settembre 2025, la scadenza indicata dal comitato è il 17 marzo 2026. Al 13 ottobre sono trascorsi quasi sette mesi dalla data contestata. La differenza tra l’esame in commissione e la discussione in Assemblea è sostanziale. Le audizioni consentono di approfondire i contenuti del provvedimento, raccogliere contributi e valutare possibili modifiche; la trattazione consiliare, invece, è il passaggio attraverso il quale i rappresentanti eletti possono esprimere una posizione politica e legislativa.

Per questa ragione il caso supera il tema specifico del suicidio assistito. Il problema sollevato riguarda l’effettività dell’iniziativa legislativa popolare: una raccolta di firme può incidere sul processo democratico soltanto se il percorso istituzionale previsto viene portato avanti nei termini e nelle forme stabilite.

L’eventuale mancato inserimento del testo nella seduta del 22 ottobre potrebbe quindi aprire una nuova fase di confronto, questa volta anche sul piano della tutela giuridica delle prerogative dei promotori.

Cosa prevede Liberi Subito e perché la legge regionale è importante

La proposta si inserisce nel quadro delineato dalla Corte costituzionale in materia di aiuto medico alla morte volontaria. Il punto centrale non è riconoscere indiscriminatamente la possibilità di accedere al suicidio assistito, ma organizzare le verifiche e le procedure sanitarie per le persone che si trovano nelle condizioni individuate dalla giurisprudenza costituzionale. La sentenza n. 242 del 2019 ha stabilito una specifica area di non punibilità dell’aiuto al suicidio, subordinata alla presenza di requisiti rigorosi.

Tra questi figurano una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dalla persona, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli. La verifica deve essere effettuata nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, con il coinvolgimento del comitato etico territorialmente competente e nel rispetto delle garanzie previste dalla Corte.

Il quadro comprende inoltre la necessità che il paziente sia adeguatamente informato sulle alternative disponibili, in particolare sulle cure palliative e sulle modalità di controllo del dolore.

La disciplina del suicidio medicalmente assistito rimane distinta sia dall’eutanasia, nella quale la somministrazione del farmaco è effettuata da un’altra persona, sia dal diritto di rifiutare o interrompere trattamenti sanitari, regolato dalla legge n. 219 del 2017.

In questo contesto le Regioni possono avere un ruolo organizzativo importante, ma non possono modificare autonomamente i presupposti sostanziali stabiliti a livello nazionale.

Toscana e Sardegna: le sentenze costituzionali cambiano il quadro del confronto

Due recenti decisioni della Corte costituzionale hanno contribuito a chiarire il perimetro entro il quale le amministrazioni regionali possono intervenire.

La prima è la sentenza n. 204 del 2025, depositata il 29 dicembre, relativa alla legge della Toscana. La Consulta ha riconosciuto che le Regioni possono adottare norme organizzative e procedurali in materia di suicidio medicalmente assistito, purché rispettino i principi fondamentali dell’ordinamento e le competenze riservate allo Stato.

La Corte ha tuttavia dichiarato illegittime diverse disposizioni toscane, tra cui alcune che fissavano termini procedurali particolarmente stringenti o intervenivano su aspetti sottratti alla competenza regionale.

La seconda pronuncia è la sentenza n. 148 del 2026, depositata il 24 luglio, riguardante la legge approvata dalla Sardegna.

Anche in questo caso i giudici costituzionali hanno confermato che le Regioni dispongono di spazi di intervento nell’organizzazione delle attività sanitarie, ma hanno censurato alcune norme che oltrepassavano tali confini.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda le disposizioni sui tempi delle procedure e sull’assistenza sanitaria nella fase esecutiva: la Corte ha ribadito che il legislatore regionale deve attenersi ai principi fondamentali nazionali, senza introdurre autonomamente vincoli che possano alterare il bilanciamento costituzionale.

Le due decisioni, quindi, non rappresentano un via libera senza condizioni alle leggi regionali sul fine vita. Confermano piuttosto la possibilità di intervenire sull’organizzazione dei servizi, evidenziando al tempo stesso i limiti da rispettare.

Per l’Umbria questo significa che un eventuale esame del testo Liberi Subito dovrebbe confrontarsi anche con l’evoluzione della giurisprudenza, verificando la compatibilità delle singole disposizioni con le più recenti indicazioni della Consulta.

Un aspetto centrale del dibattito riguarda l’equilibrio tra autodeterminazione individuale, protezione della vita e responsabilità delle strutture sanitarie. Le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito coinvolgono valutazioni cliniche, etiche e giuridiche particolarmente complesse. Non basta la presenza di una grave malattia: occorre accertare tutte le condizioni richieste e verificare che la volontà espressa sia libera, consapevole e non condizionata da pressioni esterne.

La Corte costituzionale ha più volte sottolineato anche la necessità di proteggere le persone più fragili e di garantire concretamente l’accesso alle cure palliative.

Su questo terreno si confrontano sensibilità politiche e culturali differenti. Da una parte, i sostenitori delle leggi regionali ritengono necessario rendere più chiari i percorsi amministrativi e sanitari, evitando che l’incertezza organizzativa produca trattamenti disomogenei. Dall’altra, le posizioni più caute richiamano l’esigenza di salvaguardare la competenza statale e assicurare che ogni procedura mantenga le garanzie previste per le persone vulnerabili.

La questione, dunque, non riguarda soltanto l’eventuale approvazione di una nuova norma, ma anche le modalità con cui il sistema sanitario pubblico interpreta e applica i principi già riconosciuti dall’ordinamento.

L’eredità di Laura Santi e l’impegno di Stefano Massoli
Laura Santi con l’avvocata Filomena Gallo

Nel confronto umbro continua ad avere un peso significativo la storia di Laura Santi. La giornalista perugina, affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla, è morta il 21 luglio 2025 nella propria abitazione, dopo essersi autosomministrata il farmaco nell’ambito della procedura di suicidio medicalmente assistito.

La sua vicenda aveva attraversato un lungo percorso sanitario e giudiziario. In una comunicazione ufficiale diffusa il 22 luglio 2025, l’Usl Umbria 1 aveva ricordato l’attuazione delle ordinanze del Tribunale di Perugia e il rispetto del quadro tracciato dalla giurisprudenza costituzionale. Laura Santi aveva raccontato pubblicamente la propria esperienza, trasformando il percorso personale di malattia in una battaglia civile sulla possibilità di scegliere in condizioni di sofferenza estrema.

Laura Santi con il marito Stefano Massoli

Oggi Stefano Massoli prosegue quell’impegno insieme all’Associazione Luca Coscioni e agli altri promotori di Liberi Subito.

Il richiamo alla sua storia conferisce alla proposta umbra una dimensione che va oltre l’iter legislativo: per i sostenitori dell’iniziativa, la definizione di procedure comprensibili e rispettose delle garanzie costituzionali rappresenta anche un modo per raccogliere l’eredità di una mobilitazione nata dall’esperienza concreta di una persona.

Gallo e Cappato chiedono una decisione politica

Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell’organizzazione, sostengono che la proposta debba essere sottoposta al confronto dell’Assemblea, indipendentemente dall’esito della votazione.

Il principio rivendicato è quello della responsabilità istituzionale: le forze politiche possono sostenere, modificare o respingere una proposta, ma devono consentire che il percorso previsto per le iniziative popolari trovi una conclusione.

Per l’associazione, le pronunce della Corte costituzionale su Toscana e Sardegna rendono ancora più importante affrontare la questione nel merito, anziché lasciare il testo fermo in attesa di un passaggio consiliare.

I promotori ritengono inoltre necessario contrastare incertezze amministrative e differenze nell’accesso alle verifiche sanitarie, pur nel rispetto delle competenze nazionali.

Il 22 ottobre il confronto passa all’Assemblea legislativa

La data del 22 ottobre assume ora un valore politico e istituzionale preciso.La calendarizzazione richiesta da Liberi Subito consentirebbe di portare la proposta nel luogo deputato al confronto tra i rappresentanti dei cittadini. Non significherebbe approvare automaticamente il provvedimento, né escludere la possibilità di modifiche o di un voto contrario.

Se invece il testo non sarà iscritto all’ordine del giorno, il comitato ha annunciato l’intenzione di valutare gli strumenti necessari per ottenere l’applicazione delle disposizioni regionali sull’iniziativa legislativa popolare.

Rimane da verificare se e come gli organi dell’Assemblea daranno seguito alla richiesta, nonché quali eventuali valutazioni emergeranno dalle forze politiche.

Il punto di fondo è ormai duplice: da un lato il futuro della disciplina regionale sul fine vita, dall’altro l’effettiva capacità di un’iniziativa sostenuta da migliaia di cittadini di arrivare al confronto e alla decisione delle istituzioni.