È quanto emerge dalla relazione depositata dal procuratore capo Raffaele Cantone
È stata trasmessa alla procura generale presso la Corte d’appello per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024, la relazione del procuratore capo Raffaele Cantone. Un rapporto che offre a chiare note moltissimi spunti per comprendere meglio e raccontare in maniera dettagliata la città e la regione. Lo “spoiler” della cerimonia di gennaio è stato pubblicato sul sito della Procura.
Relazione per Anno giudiziario 2024.pdf
Prendendo in esame uno degli aspetti trattati dalle 32 pagine di dati e informazioni firmate da Cantone dedicate al fenomeno della droga a Perugia, si evince come «il monopolio della vendita degli stupefacenti – fenomeno purtroppo molto esteso nell’intera regione e che vede fra i fruitori degli stessi non solo giovani ma spesso anche persone di età avanzata, professionalmente e socialmente appartenenti alle classi abbienti – sia nelle mani di gruppi criminali stranieri».
Lo spaccio di droga è “monopolio” di gruppi criminali stranieri ma nelle indagini condotte dalla procura di Perugia emergono “complicità e connivenze di cittadini italiani”.
Si legge infatti nella relazione: «La stragrande maggioranza dei soggetti imputati di spaccio sono stranieri e collegati essi stessi a reti criminali quasi sempre dirette da soggetti di medesima provenienza geografica, che appaiono, grazie anche ad indagini più approfondite, molto strutturati sul piano organizzativo ed aventi quali modelli di riferimento le cosche tradizionali mafiose nazionali».
Cantone sottolinea anche che il “fenomeno dei drogati, purtroppo molto esteso nell’intera regione vede fra i fruitori non solo giovani ma spesso anche persone di età avanzata, professionalmente e socialmente appartenenti alle classi abbienti”.
In Umbria, ed in particolare a Perugia – ritengono i magistrati – sembra, inoltre, essere stato impiantato “un vero e proprio hub per lo smistamento” di ingenti partite di eroina, acquistate da nigeriani, in qualche caso già noti per precedenti indagini, direttamente dai canali di rifornimento internazionali che si trovano in Olanda.
Insomma, Umbria cuore verde del traffico di stupefacenti
Umbria, comunque, territorio in cui «non sembrano agire organizzazioni mafiose stanziali – spiega Cantone -; il territorio, invece, appare soprattutto di interesse di cosche criminali operanti anche per attività di riciclaggio e reinvestimento. In questo senso, le indagini effettuate e quelle in corso dimostrano la presenza, sia nella provincia di Perugia che in quella di Terni, di soggetti collegati soprattutto alle ndrine calabresi o a gruppi camorristici campani che gestiscono attività in alcuni settori economici (edilizia, turismo e commercio) sia presumibilmente utilizzando denaro e risorse di provenienza illecite, sia anche utilizzando, laddove necessario, la capacità di “intermediazione”, fondata sulla forza di intimidazione dei gruppi mafiosi di riferimento».
A Perugia aumentano le denunce di reato di furto, con oltre 7500 procedimenti aperti contro persone note (+8%) e con ben 15mila fascicoli contro ignoti (+20%).
E se sono «ottime» le performance di definizione dei procedimenti, il quadro della Perugia criminale vede diminuire i maltrattamenti in famiglia ma impennare i casi di violenza sessuale e quasi raddoppiare i fascicoli di reati contro il patrimonio. «Insignificanti» i numeri dei reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, ma sono praticamente duplicati in un anno i reati in materia di criminalità economica e finanziaria: da 86 a 158 in 12 mesi. Nessuna «evidenza attuale» di fenomeni di terrorismo internazionale, ma con l’Umbria bacino di interesse per camorra e ‘ndrangheta e Perugia magari non più capitale della droga ma certamente «hub per lo smistamento di ingenti partite di eroina». Con la droga che attira nella rete non solo giovani, ma molti adulti e pure benestanti.
“Sono solo 11 – spiega inoltre Cantone – i fascicoli iscritti per peculato, uno per concussione, 24 per abuso di ufficio, sei per corruzione per l’esercizio delle funzioni e sette per corruzione in atti contrari, zero quelli per indebita induzione e 11 quelli per omissione di atti di ufficio. La somma complessiva di queste fattispecie (60 procedimenti) è di gran lunga inferiore all’ 1% dei fascicoli iscritti nel periodo”.
Per il delitto di abuso d’ufficio sono stati definiti gran parte con richiesta di archiviazione (15 su 24), senza fra l’altro – conclude Cantone – che nella maggior parte dei casi gli indagati abbiano nemmeno avuto contezza del procedimento, e nessuno ancora con richiesta di rinvio a giudizio.
























