
La ricerca dell’Università di Perugia mostra come la leucemia mieloide acuta possa superare le difese cerebrali e incidere sulle funzioni cognitive
La leucemia mieloide acuta potrebbe avere un impatto diretto anche sul cervello. A evidenziarlo è un nuovo studio condotto dall’Università degli Studi di Perugia, che ha coinvolto diversi dipartimenti tra cui FiSSUF, Chimica, Biologia e Biotecnologie e Medicina e Chirurgia.
Nota per la sua rapida progressione nel sangue e nel midollo osseo, questa forma di tumore si associa anche a uno stato infiammatorio cronico dell’organismo. I ricercatori hanno scoperto che tale condizione può estendersi fino al sistema nervoso centrale.
Secondo quanto pubblicato sulla rivista HemaSphere, la malattia sarebbe in grado di alterare la barriera emato-encefalica, rendendola meno efficace nel proteggere il cervello. Questa maggiore permeabilità permette il passaggio di cellule immunitarie e segnali infiammatori, favorendo lo sviluppo di infiammazione cerebrale.
Lo studio, coordinato dalla professoressa Oxana Bereshchenko, ha rilevato un incremento delle cellule immunitarie nel cervello e l’attivazione delle cellule gliali, fondamentali nei processi infiammatori. Sono emersi anche indicatori compatibili con possibili danni alle cellule nervose.
I risultati aiutano a spiegare alcuni sintomi spesso segnalati dai pazienti, come stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e cambiamenti dell’umore. La ricerca apre così la strada a nuove strategie terapeutiche, orientate non solo al controllo della malattia, ma anche alla tutela del benessere neurologico.














