Home Umbria Fine vita, l’Umbria dice sì. Ma il voto divide anche la maggioranza

Fine vita, l’Umbria dice sì. Ma il voto divide anche la maggioranza

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Undici favorevoli, sei contrari e tre astenuti: passa la proposta promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Stefania Proietti non partecipa, la sua capogruppo Tagliaferri vota contro. Dentro il risultato di Palazzo Cesaroni, le divisioni politiche e l’eredità della battaglia di Laura Santi.

Il dato politico arriva insieme a quello legislativo: l’Umbria approva la legge sul fine vita, ma il voto attraversa e divide entrambi gli schieramenti. Il 22 ottobre il Consiglio regionale ha dato il via libera alla proposta di iniziativa popolare sull’assistenza sanitaria alla morte volontaria medicalmente assistita con 11 favorevoli, sei contrari e tre astenuti. La presidente della Regione, Stefania Proietti, non ha partecipato alla votazione.

A sostenere il provvedimento sono stati Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Hanno votato contro Paola Agabiti, Matteo Giambartolomei ed Eleonora Pace di Fratelli d’Italia, Donatella Tesei della Lega, Andrea Romizi di Forza Italia e Bianca Maria Tagliaferri, capogruppo della lista civica della presidente, Umbria Domani. Si sono astenuti Laura Pernazza di Forza Italia, Enrico Melasecche della Lega e Nilo Arcudi di Tesei presidente–Umbria Civica.

È una distribuzione dei voti che racconta più di una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Nel centrosinistra il consenso dei tre partiti incontra il dissenso della componente civica. Nel centrodestra, al no compatto di Fratelli d’Italia si affiancano le differenti scelte degli esponenti di Lega e Forza Italia. La libertà di coscienza si è tradotta in decisioni diverse anche tra consiglieri dello stesso gruppo.

La scelta di Proietti pesa sul risultato politico

La mancata partecipazione di Stefania Proietti rappresenta uno degli elementi più significativi della giornata. La presidente ha richiamato la delicatezza della materia, la necessità di un confronto più approfondito e l’esigenza di una disciplina nazionale, sottolineando anche il ruolo delle cure palliative.

Sul piano politico, la sua decisione rende evidente la distanza tra la posizione personale della governatrice e quella delle forze che hanno approvato il testo. Il voto contrario di Tagliaferri accentua questa differenza. È una frattura sul merito del provvedimento; attribuirle automaticamente conseguenze sulla tenuta della coalizione sarebbe invece prematuro.

Il significato della legge: dare una risposta sanitaria

Il punto centrale riguarda l’organizzazione del servizio sanitario per le persone che rientrano nelle condizioni individuate dalla Corte costituzionale. La sentenza 242 del 2019 ha delimitato i casi di non punibilità dell’aiuto al suicidio, prevedendo requisiti rigorosi e verifiche pubbliche.

Il testo umbro disciplina il percorso di valutazione attraverso una commissione multidisciplinare e il coinvolgimento del Comitato etico regionale. Durante l’esame sono state approvate modifiche sulla possibilità di sospendere o revocare la richiesta e sull’accesso alle cure palliative senza ritardare la procedura. È stato inoltre eliminato il riferimento alla fase terminale della vita, che avrebbe potuto diventare una condizione aggiuntiva.

È qui che il confronto dovrebbe trovare la sua misura più concreta: nella capacità delle istituzioni di offrire assistenza, informazioni e risposte verificabili. L’approvazione costituisce un passaggio legislativo; la qualità dell’applicazione sarà il terreno sul quale valutarne gli effetti.

Laura Santi, gli anni di attesa dietro il voto

A Palazzo Cesaroni il ricordo di Laura Santi ha accompagnato la discussione. In aula erano presenti il marito Stefano Massoli, Marco Cappato e gli attivisti dell’Associazione Luca Coscioni. Il risultato è stato accolto da un lungo applauso.

Giornalista perugina, affetta da sclerosi multipla e consigliera generale dell’associazione, Santi aveva avviato il proprio percorso il 20 novembre 2022, chiedendo all’azienda sanitaria la verifica dei requisiti.

Secondo la ricostruzione dell’Associazione Luca Coscioni, nel 2023 furono necessari ricorsi e ulteriori iniziative legali per ottenere il completamento della procedura. Nel novembre 2024 arrivò il riconoscimento dei requisiti da parte della commissione medica; nel 2025 si concluse il percorso autorizzativo. Santi morì il 21 luglio 2025, nella propria casa di Perugia, attraverso il suicidio medicalmente assistito. Erano trascorsi oltre due anni e mezzo dalla prima domanda.

Quell’attesa spiega perché la sua vicenda abbia assunto una dimensione pubblica. La possibilità di presentare una richiesta e quella di ricevere una risposta utile possono essere separate da mesi di accertamenti, contenziosi e incertezza. Per una persona malata, il tempo del procedimento è parte sostanziale della questione.

Dalla mobilitazione alle 4.801 firme

Santi era stata coordinatrice in Umbria della campagna “Liberi Subito”. L’Associazione Luca Coscioni l’aveva sostenuta anche attraverso il collegio legale coordinato da Filomena Gallo.

Il 17 settembre 2025, dopo la sua morte, furono depositate in Consiglio regionale 4.801 firme a sostegno della proposta. Sono seguiti l’iter di ammissibilità, i lavori in commissione, le audizioni e infine il voto del 22 ottobre 2026.

Il risultato appartiene dunque anche a una mobilitazione civile capace di portare una vicenda individuale all’attenzione delle istituzioni. Resta ora la responsabilità di tradurre il testo approvato in un percorso sanitario comprensibile e concretamente accessibile.

Le altre regioni e il confronto ancora aperto

L’Umbria segue Toscana e Sardegna, intervenute con leggi nel 2025, ed Emilia-Romagna e Veneto, che hanno approvato i rispettivi provvedimenti nel 2026. È la quinta regione a legiferare in materia, con un testo che condivide finalità organizzative con gli altri interventi, pur presentando disposizioni proprie.

Il quadro giuridico richiede attenzione: la Consulta ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni della legge toscana, respingendo però le contestazioni rivolte all’intero impianto. La legge emiliano-romagnola è stata impugnata dal Governo nel settembre 2026.

Per l’Umbria, il voto chiude una fase del confronto e ne apre un’altra. Alla politica spetta seguire l’attuazione, rafforzare l’assistenza e verificare che le procedure funzionino. È su queste risposte, oltre che sulle dichiarazioni in aula, che andrà misurata l’eredità della battaglia di Laura Santi.