Filiere, una nuova frontiera di sviluppo per l’agricoltura umbra

La Regione, con oltre 30 milioni di euro, stimola i processi di aggregazione tra le imprese agricole e quelle della trasformazione, per accrescerne il grado di competitività. Intervista a Roberto Morroni, assessore regionale alle Politiche Agricole e Agroalimentari

Foto di Eros Giulietti

di Giorgia Spitoni

Il Programma di sviluppo rurale rappresenta un tassello importante della strategia regionale volta al sostegno e all’incentivo dell’aggregazione tra le imprese affinché esse, facendo rete e forti della qualità delle produzioni locali, si rafforzino sui mercati nazionali ed esteri. Attraverso la Tipologia d’intervento 16.4.1 del PSR, finalizzata alla “Cooperazione di filiera per la creazione e per lo sviluppo di filiere corte”, la Regione mira ad assicurare sbocchi di mercato affidabili per i produttori agricoli con la sottoscrizione di contratti di conferimento con soggetti dei settori della trasformazione e della commercializzazione, e incentivarne la cooperazione per il raggiungimento di massa critica nella quantità di prodotto offerta, in una logica di recupero di potere di mercato. Sono complessivamente oltre 30 i milioni di euro destinati alla nascita di filiere nei settori produttivi di rilevanza strategica sul territorio: cerealicola, lattiero casearia, del nocciolo, del tartufo, dell’olio e del luppolo.

Assessore Morroni, che ruolo assumono le filiere per il futuro dell’agricoltura umbra?

Le filiere assumono un ruolo chiave per il potenziamento del sistema agroalimentare regionale. Da un lato, permettono di promuovere quelli che sono già prodotti d’eccellenza della nostra terra, come l’olio e il tartufo. Dall’altro, offrono l’opportunità di rivolgere lo sguardo a nuove colture e produzioni ad alto valore aggiunto. Mi viene in mente, ad esempio, il luppolo, oggetto di particolare attenzione in relazione al grande sviluppo che sta avendo in Italia e in Umbria il settore della produzione di birre artigianali pregiate. È fondamentale che le nostre imprese facciano squadra per riuscire a competere ed espandersi. L’aggregazione facilita, in quest’ottica, capacità organizzativa, forza finanziaria e propensione agli investimenti. Del resto, questo è uno dei “quattro cantieri” ai quali l’Assessorato alle Politiche agricole e agroalimentari sta lavorando, con un confronto costante con le associazioni di categoria.

Ci ricorda quali sono gli altri tre cantieri?

Il primo cantiere è quello della Qualità, che ha come obiettivo il miglioramento continuo delle produzioni agricole e agroalimentari per soddisfare le aspettative dei consumatori, che sono sempre più attenti e sensibili alla certificazione e al livello di qualità dell’offerta, sinonimo di benessere e salute. Non a caso, si dice che noi siamo ciò che mangiamo. Segue il cantiere della Semplificazione, che vede maggiormente coinvolta la parte politica. Come Istituzione, il nostro compito è fornire strumenti utili e pratiche snelle per agevolare i processi di collaborazione tra le imprese, individuando le modalità di alleggerimento degli oneri amministrativi e di velocizzazione delle procedure burocratiche. Ultimo cantiere, ma non per importanza, è quello della Digitalizzazione. Non si può pensare di affrontare il cambiamento in atto a livello globale senza l’ausilio e il conforto delle nuove tecnologie. Dobbiamo essere in grado di investire nella ricerca, affinare le tecniche di produzione e far leva sull’innovazione quale preziosa alleata per la conoscenza e la diffusione dei nostri prodotti.

Foto Gianni Donati

Veniamo quindi ai principali prodotti umbri in vetrina. La Regione ha completato la filiera cerealicola, e sono in dirittura d’arrivo anche le filiere del latte e del nocciolo. Quali sono i risultati raggiunti?

Per quanto riguarda la filiera cerealicola, lo scopo del progetto era la valorizzazione delle produzioni cerealicole umbre attraverso la trasformazione di materia prima locale in prodotti a base di cereali per l’alimentazione umana che offrono, a differenza di quelli per l’alimentazione animale con caratteristica di commodity, margini per uno sviluppo legato alla provenienza della materia prima. In tal senso, sono state finanziate operazioni per la coltivazione, la raccolta, il condizionamento e la trasformazione dei cereali in prodotti alimentari. Analogamente, sono state incentivate le operazioni nel settore lattiero-caseario per l’introduzione di innovazioni direttamente collegate all’allevamento, alla raccolta e alla trasformazione del latte, a partire dall’implementazione di idee e proposte lanciate dai Gruppi Operativi del PEI, nel tentativo di rendere la zootecnia umbra, nel comparto del latte e dei suoi derivati, più solida e resiliente rispetto alle dinamiche di mercato.

Foto Francesco Bastianelli

Innovazioni che interessano, a suo modo, anche la filiera del nocciolo.

Esatto. L’incremento della produzione di frutta in guscio passa attraverso il sovvenzionamento di nuovi impianti pensati per rendere economicamente sostenibile la riconversione di terreni destinati a colture industriali, che maggiormente hanno risentito delle riforme della Politica Agricola Comune (PAC). A tale bando hanno aderito tre aziende capofila alle quali sono legate 170 imprese agricole, e a conclusione del progetto verranno impiantati circa 1300 ettari di noccioleto, per un valore di oltre 12 milioni di euro di investimenti complessivi. La coltura del nocciolo è una valida risorsa per l’Umbria ed è grande l’interesse riscontrato, come dimostra non soltanto la forte domanda dell’industria della trasformazione, ma anche la peculiarità del territorio particolarmente idoneo. Da qui, l’iniziativa di mettere a disposizione degli imprenditori agricoli il manuale “Il Nocciolo: impianto e gestione delle coltivazioni da frutto” di Moreno Moraldi, al fine di supportarli nelle prime fasi, decisive per la buona riuscita negli anni della coltivazione.

La realizzazione di nuovi impianti è prevista anche per la filiera olivicola.

Sì, si tratta di circa 900 ettari di nuovi oliveti. Grazie a una dotazione di oltre 5 milioni di euro, il bando per l’olivicoltura favorisce l’incremento della produzione di olive, la concentrazione dell’offerta olearia e l’introduzione di innovazioni tecnologiche nei frantoi volte al miglioramento sia della qualità dell’olio che dell’efficienza estrattiva degli impianti, con l’introduzione dell’irrigazione e con la ristrutturazione degli oliveti finalizzata alla facilitazione degli interventi di meccanizzazione delle operazioni colturali. L’olio, il nostro oro verde, è il massimo testimone di come l’agricoltura regionale offra prodotti unici che ottengono il plauso per genuinità e gusto in ogni tavola, varcando i confini nazionali ed esportando, in questo modo, un brand il cui appeal promuove l’intera Umbria, con le sue tradizioni storico-culturali.

Foto Alessio Betori

Altro prodotto simbolo del territorio, insieme all’olio, è il vino…

La produzione vinicola è uno dei principali punti di forza dell’Umbria. La nuova campagna di aiuti, dal 16 ottobre 2022 al 15 ottobre 2023, prevista dal Programma nazionale di sostegno del settore vino sarà un ulteriore stimolo a conformare e a razionalizzare i vigneti umbri destinati alla produzione di vini di qualità, perché è sulla qualità che, soprattutto in una fase difficile come l’attuale, si gioca la vera sfida sui mercati. È in questa strategia che si collocano gli aiuti dell’OCM Vino con cui la Regione dà attuazione alla misura “ristrutturazione e riconversione dei vigneti” per l’annualità 2022/2023, con una dotazione di 1,6 milioni. Il contributo andrà a favore di interventi che puntano sull’innalzamento qualitativo e sulla valorizzazione della tipicità dei vini legata al territorio e ai vitigni tradizionali di più elevato pregio enologico o commerciale, che cioè mirano a rispondere alle richieste di mercato e a ridurre i costi di produzione con l’introduzione della meccanizzazione parziale o totale delle operazioni colturali. Altri 2,6 milioni di euro saranno destinati a investimenti nelle cantine volti a migliorare il rendimento globale dell’impresa in termini di adeguamento al mercato e a rendere le aziende più competitive. Con 1,2 milioni saranno, invece, finanziati interventi di promozione dei prodotti vitivinicoli nei mercati dei paesi terzi sostenendo la partecipazione a manifestazioni, fiere, in coming e la realizzazione di campagne di informazione. Rientra tra gli impegni dell’Assessorato, per la seconda parte dell’anno in corso, attivare un confronto con i produttori, per comprendere quali sono gli asset strategici da ottimizzare e quali le aree da sviluppare ancora, al fine di dare maggiore spinta e risalto al settore.

Foto Chiara Agerato

Tornando alle filiere, sono ancora aperti i bandi per l’adesione a quelle del tartufo e del luppolo.

Sì, la scadenza è fissata al 30 giugno 2022. Per la filiera del tartufo, abbiamo messo a disposizione delle imprese agricole e agroindustriali 9 milioni di euro, con cui verranno impiantati circa 1000 ettari di tartufaie coltivate per la produzione di Tuber melanosporum, il tartufo nero, e di altre specie adottando moderni protocolli agronomici di coltivazione e assistenza durante tutto il ciclo biologico delle colture. La tartuficoltura è relativamente ancora poco presente in Umbria, nonostante sia un’attività agricola rilevante sul piano economico, soprattutto nelle zone collinari e montane. La sua diffusione gioverebbe al rilancio socio-economico delle aree interne svantaggiate e di quelle terremotate. Senza dimenticare che sono buone le prospettive di sviluppo per il prodotto umbro sul piano nazionale, con un mercato del tartufo che mostra un trend di crescita costante nei prossimi anni, con un aumento della domanda nelle aree tradizionali, Stati Uniti e Unione europea, e l’apertura di nuovi spazi in Estremo Oriente, e con un prodotto nazionale che non riesce a coprire il fabbisogno delle varie aziende di commercializzazione e di trasformazione e del settore della ristorazione.

Che aspettative ci sono, invece, per il mercato del luppolo?

L’Umbria può diventare un importante areale di produzione di questo prodotto, con una significativa potenzialità di affermazione nel mercato italiano ed estero dei birrifici artigianali e degli appassionati autoproduttori domestici. Oggi la coltivazione professionale del luppolo sul territorio interessa 3,5 ettari di luppoleto sperimentali, con nove impianti tra Alto Tevere, Valle Umbra e Lago Trasimeno. Si ipotizza di realizzare, grazie al progetto di filiera, circa 100 ettari di luppoleti, le cui produzioni verranno lavorate e commercializzate nell’ambito dei partenariati che saranno costituiti in attuazione del bando emanato dalla Regione. Un buon esempio è l’associazione di imprese promossa da Luppolo made in Italy, il primo progetto nel Paese ad avere sperimentato con successo la nuova coltura.

Foto Alessio Acquisti

L’Umbria, con le sue filiere corte, si conferma, quindi, patrimonio d’eccellenze?

Parlare di Umbria non significa descrivere solo una regione, ma un’esperienza, un modo di vivere nella qualità degli elementi che la rappresentano: bellezza dei paesaggi, arte, cultura, usi e costumi che fanno da cornice a produzioni agricole e agroalimentari di elevato pregio. È una terra antica e moderna allo stesso tempo, consapevole dell’importanza di salvaguardare il proprio inestimabile bagaglio di saperi e sapori, dell’esigenza di tutelare la biodiversità di una natura rigogliosa, della strategicità della ricerca e delle innovazioni tecnologiche per rendere ancora più efficaci i processi di crescita e saper gestire in maniera proficua i cambiamenti in atto. In questo quadro si colloca come protagonista, per dare impulso alle energie costruttive delle realtà agricole, il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022. Mai come in questo momento, infatti, è fondamentale l’effetto incentivante del sostegno pubblico per fare ripartire le aziende attraverso investimenti atti ad affrontare il presente e il futuro.