I dati Agenas confermano un recupero nel rispetto dei tempi per visite ed esami diagnostici. A settembre risultati superiori alla media italiana per le prime visite, ma nel bilancio dei primi nove mesi l’Umbria è penultima in Italia
Le liste d’attesa nella sanità umbra mostrano segnali di miglioramento, ma i risultati complessivi dei primi nove mesi del 2026 evidenziano ancora difficoltà nel garantire ai cittadini visite specialistiche ed esami diagnostici entro i tempi previsti. È il quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), richiamate dalla Regione Umbria nel comunicato diffuso il 23 ottobre.
I dati più recenti indicano un recupero rispetto ai mesi precedenti. A settembre, infatti, l’83,2% delle prime visite specialistiche è stato garantito entro le scadenze, un risultato superiore alla media nazionale dell’80,6%. Per gli esami diagnostici la percentuale regionale ha raggiunto l’82,5%, rispetto all’86,3% registrato a livello italiano.
Un andamento che Palazzo Donini considera positivo e riconduce anche agli interventi organizzativi introdotti nel sistema sanitario regionale. I progressi dell’ultimo mese, tuttavia, non sono ancora sufficienti a colmare il divario accumulato dall’inizio dell’anno.
Prime visite, rispettati i tempi soltanto nel 62,7% dei casi
Considerando il periodo compreso tra gennaio e settembre 2026, la percentuale delle prime visite specialistiche effettuate entro i termini stabiliti si ferma al 62,7%, contro una media nazionale del 78,6%.
L’Umbria si colloca così al penultimo posto in Italia, davanti soltanto alla Puglia, che registra il 55,3%.
Il dato significa che oltre un terzo delle prime visite non è stato garantito entro la scadenza prevista dalla relativa classe di priorità.
Anche per gli esami diagnostici il bilancio complessivo presenta criticità. Nei primi nove mesi dell’anno la quota delle prestazioni erogate nei tempi stabiliti è stata del 64,7%, un risultato che colloca ancora l’Umbria al penultimo posto nel confronto nazionale.
Esami diagnostici, recuperati oltre dieci punti percentuali
Proprio sul fronte degli esami diagnostici si registra, però, uno dei miglioramenti più significativi.
Secondo i dati richiamati dalla Regione, la percentuale di prestazioni garantite entro le scadenze è salita dal 54,5% al 64,7% rispetto al corrispondente periodo del 2025, con un incremento di 10,2 punti percentuali.
Palazzo Donini evidenzia che si tratta del maggiore miglioramento registrato tra le regioni italiane per questo indicatore.
Il recupero testimonia un andamento positivo, pur partendo da livelli particolarmente bassi. La distanza rispetto ai risultati nazionali resta quindi un elemento centrale nella valutazione delle prestazioni sanitarie regionali.
La Regione sottolinea che i dati mensili più recenti sono sensibilmente migliori rispetto a quelli cumulati e considera questo andamento un segnale dell’efficacia delle misure adottate.
Assistenza oncologica, quasi tutte le prime visite nei tempi previsti
Una situazione decisamente più favorevole emerge dall’assistenza oncologica.
Secondo il monitoraggio regionale, su 2.682 prenotazioni di prime visite oncologiche, 2.674 sono state garantite entro i tempi stabiliti. La percentuale raggiunge il 99,7%, indicando un livello particolarmente elevato di rispetto delle scadenze.
Il 93,6% delle visite oncologiche complessive riguarda inoltre pazienti già inseriti in percorsi di presa in carico, mentre il restante 6,4% è rappresentato dai primi accessi.
La Regione attribuisce questi risultati all’organizzazione dei percorsi assistenziali e alle attività delle strutture dedicate alla gestione dei pazienti oncologici.
Prestazioni differibili, una su cinque oltre la scadenza
Le differenze nei tempi di erogazione emergono anche dall’analisi dei Piani di Tutela, che comprendono attualmente 31.089 prestazioni traccianti.
Per le richieste classificate come urgenti non risultano prestazioni oltre i termini previsti, mentre nella classe breve il rispetto delle scadenze raggiunge il 99,9%.
La percentuale scende al 90% per le prestazioni programmabili e al 79% per quelle differibili. In quest’ultimo gruppo, quindi, circa una prestazione su cinque viene garantita oltre il termine stabilito.
L’amministrazione regionale precisa che alcuni degli esami effettuati fuori soglia vengono comunque erogati con ritardi contenuti.
La Regione: criteri di confronto non uniformi
Nel commentare i risultati, Palazzo Donini richiama l’attenzione sulle differenze esistenti tra i sistemi sanitari regionali nella gestione delle prescrizioni.
In Umbria il 12,3% delle richieste viene inserito nella classe programmabile, mentre circa l’88% rientra nelle altre classi di priorità.
Secondo la Regione, questa distribuzione incide sulla possibilità di rispettare le scadenze, soprattutto in presenza di un’elevata concentrazione di prestazioni da garantire in tempi brevi.
Vengono inoltre segnalate differenze tra le Regioni nella validità delle ricette, negli ambiti territoriali di garanzia e nei criteri di presa in carico dei pazienti. Fattori che, secondo l’amministrazione, devono essere considerati quando si confrontano le performance dei diversi sistemi sanitari.
Palazzo Donini contesta anche la rappresentazione di una classifica nazionale nella quale l’Umbria compare nelle ultime posizioni, precisando che l’elenco richiamato non sarebbe disposto in ordine decrescente di risultato.
Resta comunque il dato delle percentuali cumulative, che evidenzia la distanza dell’Umbria dalla media italiana.
Riduzione delle attese tra gli obiettivi del Piano sociosanitario
Il miglioramento dell’accesso alle prestazioni rappresenta uno dei principali obiettivi del nuovo Piano sociosanitario regionale, attualmente in fase di ultimazione.
La Regione intende intervenire sull’organizzazione dei servizi, sulla programmazione delle attività e sui percorsi di assistenza, per garantire una risposta più tempestiva alle necessità dei pazienti.
I risultati Agenas descrivono dunque una sanità regionale in recupero, ma ancora lontana dagli standard medi nazionali nel bilancio dei primi nove mesi dell’anno. Il dato di settembre costituisce un segnale positivo, la cui continuità dovrà essere verificata attraverso le prossime rilevazioni.


























