Home Cronaca Spoleto, per Matteo Falcinelli “torturato” a Miami si mobilita la politica

Spoleto, per Matteo Falcinelli “torturato” a Miami si mobilita la politica

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Il ministro degli Esteri Tajani attraverso l’ambasciata Usa sollecita Washington

La vicenda di Matteo Falcinelli, lo studente spoletino che ha appena compiuto 26 anni, arrestato a Miami nella notte tra il 24 e il 25 febbraio scorso e incaprettato per tredici minuti, ha sconvolto Spoleto.

Tutta la città in fermento all’indomani della notizia delle violenze subite dal povero ragazzo.

Nitido il ricordo di Matteo e della sua determinazione anche tra quanti hanno condiviso con lui il percorso di studi, all’Istituto Alberghiero. 

Tutti che lo descrivono e lo ricordano come un bravo ragazzo, e tutti che si dichiarano addolorati nel vedere quelle brutali immagini: definendole “una violenza inaccettabile”.

In queste ore a Matteo e alla mamma stanno arrivando tanti messaggi di solidarietà, anche dall’Umbria.

«Matteo è rimasto veramente commosso» – fa sapere la mamma Vlasta intervistata da tante televisioni e testate nazionali e internazionali, che racconta del grande sostegno che ha ricevuto il figlio e lei stessa, chiedendole come Spoleto e l’Umbria potrebbero aiutare suo figlio.
La risposta è decisa: «La più efficace forma di aiuto è sostenere Matteo e chiedere giustizia per lui. Dall’amministrazione comunale a tutti i cittadini, sia che conoscano o che non conoscano mio figlio. La brutalità gratuita cui è stato sottoposto va condannata».

Un appello che ha visto mobilitarsi la politica.

Da Roma il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha già fatto sollecitare la massima attenzione al caso dell’ambasciatore Usa in Italia Jack Markell, ricordando che il Governo italiano segue doverosamente ogni caso di detenzione di cittadini italiani all’estero. Alla richiesta di informazioni sul caso Falcinelli, l’ambasciata Usa a Roma risponde al momento così: “Abbiamo visto i report, rimandiamo alle autorità italiane”.

Giuristi democratici: “È stato torturato”. Amnesty: “Trattamento illegale e immotivato”.
“Esistono delle regole internazionali sui diritti umani che non possono essere violate né in Italia né in Europa e nemmeno negli Stati Uniti: vige il principio universale del divieto di trattamenti inumani e degradanti e non ci sono dubbi che l’incaprettamento al quale è stato sottoposto negli Usa lo studente italiano Matteo Falcinelli sia stata una brutale tortura, una delle pratiche più crudeli e antiche di tortura”, sottolinea l’avvocatessa Aurora D’Agostino, la vice presidente dell’associazione ‘Giuristi democratici’ che è osservatrice internazionale, per conto del network europeo ‘Eldh’ di giuristi attenti ai diritti umani, al processo in corso a Budapest nei confronti di Ilaria Salis.

Antoniozzi (Fdi): “Nessuna democrazia si comporta così”.
“Nessuno Stato liberale e democratico può arrestare un uomo e incaprettarlo. Nemmeno se fosse il criminale più pericoloso del mondo e noi, giustamente, non lo abbiamo fatto con Messina Denaro, Riina e Provenzano… – afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi – La differenza tra lo Stato democratico e la criminalità è proprio questa. E per questo le democrazie rifiutano la pena di morte e si danno come compito quello di una carcerazione umanitaria. Bene ha fatto il nostro governo a chiedere spiegazioni alle autorità statunitensi”.

“Questa vicenda necessita di essere immediatamente approfondita e chiarita dalla Farnesina con le autorità diplomatiche degli Stati Uniti a Roma. Le immagini della tortura di un nostro connazionale da parte delle autorità di un Paese amico e alleato sono assolutamente inaccettabili e richiedono rapidamente un passo formale da parte del governo. Presenterò questa mattina stessa un’interrogazione al ministro Antonio Tajani”, aveva annunciato stamani il responsabile Esteri di Italia viva, Ivan Scalfarotto.

Sul caso interviene anche Amnesty International Italia, con il portavoce Riccardo Noury che scrive su Twitter: “Immobilizzare per lungo tempo, mediante una tecnica che causa intenso dolore, una persona che evidentemente in quel momento non può costituire alcuna minaccia, è un trattamento illegale, che non trova alcuna giustificazione di sicurezza”.

“Uniamo anche la nostra alle tante voci che hanno espresso sdegno per le violenze gravissime cui è stato sottoposto da parte di agenti di polizia di Miami il giovane studente italiano Matteo Falcinelli, originario di Spoleto. Violenze inammissibili, che violano elementari diritti umani. Che non debbono accadere mai e tanto più in un Paese democratico. È giusto che il Governo italiano faccia sentire forte la sua protesta alle autorità statunitensi, il sostegno a Matteo e alla sua famiglia in questo momento e riferisca al più presto al Parlamento. Siamo vicini al giovane, ai suoi familiari e ringraziamo giornalisti e giornali – a partire da La Nazione-QN – che hanno reso pubblica e dato rilievo alla vicenda “, le parole del senatore Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia e Capogruppo Pd in Antimafia.

“Seguiamo la vicenda da vicino e continueremo a seguirla”, sostiene il parlamentare di FdI, Andrea Di Giuseppe, che, nei giorni scorsi, insieme al console, ha incontrato lo studente umbro Matteo Falcinelli e la madre Vlasta Studenticova. “Vivo a Miami da 22 anni, per quella che è mia conoscenza diretta, la polizia di Miami opera nella correttezza e nel rispetto delle leggi. Le drammatiche immagini del video evidenziano un comportamento eventualmente scorretto, ma di due agenti, non della polizia in generale che, sono convinto, se ci sono le basi legali, provvederà anche autonomamente ad accertare verità e responsabilità” aggiunge ancora il parlamentare. “Al ragazzo e alla madre ho espresso la nostra vicinanza e la massima disponibilità qualora volessero avanzare un’azione legale una volta conclusa la vicenda penale, a seguire il caso, sempre nel rispetto delle leggi locali”.

“Le immagini e le notizie del disumano trattamento della polizia di Miami ai danni di Matteo Falcinelli sono sconvolgenti. A lui e alla sua famiglia esprimo piena solidarietà e sostegno. Il governo italiano attraverso il Ministero degli Esteri faccia al più presto chiarezza e condanni atti che calpestano dignità e diritti di un nostro concittadino”, scrive la vicepresidente della Camera dem, Anna Ascani.

“Stiamo monitorando la situazione e nelle prossime ore cercherò di mettermi in contatto con i genitori per comprendere meglio i contorni di quanto accaduto al ragazzo”: così all’Ansa il sindaco di Spoleto, Andrea Sisti.

Adesso la famiglia vuole sporgere formale denuncia per gli abusi, le dichiarazioni non corrispondenti alla verità e rese sotto giuramento, l’arresto illegittimo e le torture subite dal giovane e appellarsi al Quarto emendamento.

Il caso di Matteo Falcinelli, lo studente spoletino di 25 anni arrestato a Miami e incaprettato nella cella di transito della stazione di polizia per tredici minuti, potrebbe finire anche alla procura di Roma, competente ad indagare, anche quando il reato è commesso all’estero ai danni di un cittadino italiano.

Il caso di Matteo Falcinelli, lo studente spoletino di 25 anni arrestato a Miami e incaprettato nella cella di transito della stazione di polizia per tredici minuti, potrebbe finire anche alla procura di Roma, competente ad indagare, anche quando il reato è commesso all’estero ai danni di un cittadino italiano.

La famiglia Falcinelli vuole infatti sporgere denuncia sso è stato ammesso dal giudice al programma Pti, una sorta di ‘rieducazione’ che, di fatto, fa decadere le iniziali accuse di resistenza a pubblico ufficiale e opposizione all’arresto senza violenza, contestate in base al rapporto della polizia. La famiglia ritiene grave anche il comportamento degli agenti all’esterno del locale quando alle 3 e 30 del mattino Falcinelli è stato bloccato, ritengono senza alcun motivo, con la manovra del ginocchio sul collo che negli Usa ha già ucciso molte persone, tra cui George Floyd perché impedisce di respirare.

Il caso di Matteo Falcinelli, lo studente spoletino di 25 anni arrestato a Miami e incaprettato nella cella di transito della stazione di polizia per tredici minuti, potrebbe finire anche alla procura di Roma, competente ad indagare, anche quando il reato è commesso all’estero ai danni di un cittadino italiano.