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Riccardo Branchini, l’ultimo appello della madre arriva al Presidente Mattarella: “Non fermate le ricerche”

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Federica Pambianchi chiede lo svuotamento della diga del Furlo per cercare il figlio scomparso il 13 ottobre 2024. Consegnato alla Procura un indumento ritrovato lungo il fiume, sarà analizzato con il Dna.

A quasi un anno dalla scomparsa di Riccardo Branchini, il dolore della famiglia resta immutato e la speranza di conoscere la verità non si è mai spenta. Per questo motivo la madre del giovane, Federica Pambianchi, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo il suo intervento affinché vengano completate tutte le ricerche prima che l’inchiesta possa chiudersi senza una risposta definitiva.

Nella lettera indirizzata al Capo dello Stato, la donna rinnova una richiesta avanzata da tempo: procedere allo svuotamento della diga del Furlo, il luogo dove il 13 ottobre 2024 fu ritrovata l’automobile del figlio. All’interno del veicolo erano ancora presenti tutti gli effetti personali di Riccardo – documenti, denaro, chiavi, scarpe, vestiti e zaino – circostanza che, secondo la famiglia, rende indispensabile un’ispezione completa dell’area.

Federica Pambianchi ricorda che questa richiesta viene avanzata ormai da molti mesi e che la Regione Marche aveva anche predisposto un progetto per consentire nuove operazioni di ricerca. L’intervento, tuttavia, non sarebbe stato realizzato a seguito delle osservazioni di alcuni enti, che avrebbero evidenziato i possibili effetti sull’ecosistema della diga e sulla fauna ittica, proponendo un abbassamento graduale del livello dell’acqua.

La madre del ragazzo afferma di comprendere la necessità di tutelare l’ambiente, ma sottolinea come il diritto di una famiglia a conoscere il destino del proprio figlio debba rappresentare una priorità. Durante le numerose ricerche svolte lungo il fiume, racconta inoltre di aver constatato personalmente la presenza di rifiuti e detriti, senza che emergesse alcuna traccia utile per individuare Riccardo.

Le operazioni di ricerca, avviate subito dopo la denuncia di scomparsa, si erano protratte per diversi giorni senza alcun risultato. Da allora il mistero non è stato ancora risolto e, secondo quanto riferisce la donna nella lettera, il procedimento giudiziario sarebbe ormai prossimo alla conclusione pur in assenza di elementi capaci di chiarire cosa sia realmente accaduto al giovane.

Negli ultimi giorni, però, un nuovo episodio ha riacceso una flebile speranza. Durante un sopralluogo lungo il corso del fiume, Federica Pambianchi afferma di aver rinvenuto un paio di boxer che potrebbero appartenere al figlio. L’indumento è stato immediatamente consegnato alla Procura della Repubblica, che ha disposto gli accertamenti scientifici attraverso l’esame del Dna.

La madre precisa di non sapere se le analisi confermeranno o meno la sua ipotesi, ma ritiene che anche questo elemento imponga di proseguire con ulteriori verifiche sull’intera area, nella convinzione che ogni possibilità debba essere percorsa prima di mettere la parola fine a una vicenda che continua a lasciare aperti troppi interrogativi.

Quella di Riccardo Branchini è una storia che continua a colpire profondamente l’opinione pubblica. Al di là degli sviluppi investigativi, resta il dramma umano di una famiglia che, dopo mesi di attesa, non ha ancora potuto conoscere la sorte del proprio figlio. La richiesta rivolta al Presidente della Repubblica rappresenta il tentativo estremo di ottenere che ogni accertamento possibile venga compiuto. Quando manca una verità, il tempo non cancella il dolore: lo rende ancora più difficile da sopportare. Ed è proprio per questo che ogni iniziativa utile a chiarire i fatti merita di essere valutata con il massimo rigore e nel pieno rispetto delle esigenze investigative e delle istituzioni.