Il deterioramento delle condizioni di offerta e la forte inflazione frenano la crescita registrata nel primo semestre e lo sviluppo del prodotto regionale

È stato presentato stamani, nella sede della Banca d’Italia di Perugia, l’aggiornamento congiunturale sull’andamento dell’economia dell’Umbria.

Nella prima parte del 2022 l’attività economica umbra ha continuato a crescere in misura sostenuta, favorita da una domanda robusta in tutti i principali settori. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, nel primo semestre dell’anno il PIL dell’Umbria è cresciuto del 5,5 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in linea con l’andamento registrato a livello nazionale. Il progressivo deterioramento delle condizioni di offerta e l’inflazione eccezionalmente alta hanno tuttavia peggiorato profondamente le aspettative di imprese e famiglie e rappresentano un forte freno al futuro sviluppo del prodotto regionale.

L’indagine condotta presso le imprese industriali e dei servizi ha evidenziato una significativa crescita del fatturato nei primi nove mesi dell’anno, anche per effetto del marcato incremento dei prezzi di vendita.

Manifattura – Nella manifattura l’espansione dell’attività produttiva e del fatturato ha interessato tutti i principali comparti; come nel 2021 le esportazioni sono aumentate (34,7 per cento nel primo semestre; 11,3 in termini reali) più intensamente rispetto a quanto osservato nel Paese.

Edilizia – L’edilizia ha fatto registrare un ulteriore sensibile incremento delle ore lavorate (24,9 per cento) e ha beneficiato degli incentivi fiscali connessi con le attività di ristrutturazione, del buon andamento delle compravendite e dell’avanzamento dell’attività di ricostruzione post-terremoto.

Turismo – Il miglioramento della situazione sanitaria ha favorito soprattutto i servizi, in particolare quelli turistici. Le presenze sono tornate su livelli simili a quelli osservati nel 2019, anche grazie al deciso recupero della componente straniera. L’aeroporto regionale ha fatto registrare flussi di passeggeri mai toccati in precedenza.

Occupazione – Dopo il parziale recupero dello scorso anno, l’occupazione è rimasta pressoché stabile, a fronte della crescita registrata in Italia (3,6 per cento). All’aumento del numero di lavoratori dipendenti si è contrapposta una riduzione degli autonomi. La partecipazione al mercato del lavoro è diminuita, a causa dell’ulteriore flessione del numero di persone in cerca di occupazione (-8,7 per cento); ne è derivato un calo del tasso di disoccupazione (al 6,7 per cento nel primo semestre). Le attivazioni nette di contratti alle dipendenze hanno lievemente rallentato, in particolare nei mesi estivi. Si è ridotto il saldo delle posizioni a tempo determinato; quello dei contratti a tempo indeterminato si è invece ampliato, anche per effetto delle trasformazioni di impieghi già in essere.

Consumi – L’elevata inflazione non si è finora trasmessa ai salari, la cui crescita risulta moderata. L’erosione del potere di acquisto, seppur mitigata da alcune misure di supporto introdotte dal Governo, si è riflessa in un rallentamento dei consumi e dei depositi bancari delle famiglie.

Caro energia – I forti rincari dei beni energetici e di altri input produttivi e il permanere delle tensioni geopolitiche hanno deteriorato la fiducia di imprese e consumatori. La spesa per energia elettrica e gas è arrivata a rappresentare oltre il 10 per cento dei costi totali per acquisti di beni e servizi per un terzo delle imprese industriali. I margini economici si sono compressi a causa delle difficoltà di trasferire interamente sui listini i maggiori costi di produzione. La liquidità, pur rimanendo su livelli elevati, ha iniziato a risentire del crescente fabbisogno di circolante, soddisfatto dalle imprese di medie e grandi dimensioni anche attraverso un più ampio ricorso ai prestiti bancari; si è invece interrotta la crescita del credito alle aziende dei servizi e i finanziamenti destinati a quelle più piccole sono tornati a flettere.

Credito – L’accresciuta incertezza che caratterizza il contesto economico si è riflessa in un diffuso rinvio dei piani di investimento e, per le aziende più esposte ai rincari energetici, nella possibilità di sospensione parziale o totale dell’attività nei prossimi mesi. Pur in assenza di segnali di deterioramento della qualità del credito, la percezione di un maggior rischio prospettico si sta traducendo in un irrigidimento dei criteri di offerta applicati dalle banche ai nuovi prestiti, che interrompe una lunga fase accomodante.