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“Piano liste d’attesa, umbri abbandonati al proprio destino”

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Sanità

SanitàNota del gruppo consiliare del Partito democratico in Assemblea legislativa

“Un misto di non detto e di copiato dai precedenti documenti, lasciando i cittadini sempre di più abbandonati al proprio destino”. Così il gruppo consiliare del Partito democratico, in merito al piano per il taglio delle liste d’attesa della Regione Umbria, “dopo una gestione della pandemia che ha mandato al collasso il sistema sanitario umbro”.

“La presa in carico del paziente direttamente dal medico di base – spiegano i consiglieri dem – fa parte del piano varato da noi nel maggio 2019 e rimasto inattuato. C’è però, in quello che ha previsto il centrodestra, una bella parte mancante rispetto al nostro: non si parla di fondi per l’assunzione del personale, noi avevamo stanziato 6,4 milioni, avevamo previsto l’allungamento degli orari, il blocco dell’intramoenia e una serie di iniziative necessarie al raggiungimento dell’obiettivo. Quello che non viene specificato del Piano anti-liste d’attesa della Regione, inoltre, è che diventa possibile effettuare la prestazione richiesta in qualsiasi luogo dell’Umbria e, se per esempio non riesci a recarti da Terni a Città di Castello per un’analisi, la tua prenotazione viene cancellata. Prima il servizio prevedeva invece la messa in lista d’attesa per il luogo più vicino, in maniera tale da evitare alle categorie più fragili dei veri e propri viaggi della speranza e numerosi chilometri di disagi. In questo contesto diventa impossibile poi inviare solleciti tramite mail”.

“Vorremmo anche – proseguono i consiglieri Pd – che si facesse chiarezza sulla situazione dei nosocomi umbri, piuttosto che lanciare messaggi contraddittori e fuorvianti, che mal si conciliano con la realtà che noi, come tutti i cittadini umbri, ci troviamo a vivere. Una situazione di disagi, chilometri e attese inaudite per i pazienti, in uno Stato che riconosce il diritto costituzionale alla Salute. Ci risulta, per esempio, che all’ospedale di Terni siano stati chiusi dei reparti a causa della mancanza di personale. Il Pronto soccorso risulterebbe impazzito e diventato un luogo di degenza breve. In tutto questo, la pressione verso il personale medico e sanitario, che continua a svolgere il proprio ruolo con competenza e dedizione, raggiunge livelli di guardia. Per non parlare del fatto che sono in scadenza i contratti di infermieri e Oss, assunti anche con l’emergenza Covid. Personale fondamentale per il contrasto alla pandemia, che invece di essere stabilizzato, rischia di essere espulso dal posto di lavoro, alla luce del cratere provocato dalla dissennata gestione Covid, che ha costretto la dirigenza della sanità umbra al blocco delle assunzioni, con tutte le ripercussioni neanche immaginabili per il sistema sanitario”.