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Lavoratori in nero: in Umbria sono oltre 44mila gli occupati non in regola

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Con un 12,4% di tasso di irregolarità superiore di 0,4 punti alla media nazionale

In Umbria c’è un esercito di lavoratori in nero, che conta 44.800 occupati nell’economia sommersa nella regione.
Un dato che rappresenta un 12,4% di tasso di irregolarità superiore di 0,4 punti alla media nazionale. È quanto rileva la Cgia di Mestre che a sua volta ha elaborato i dati Istat.
Per la Cgia di Mestre “l’esercito di lavoratori in nero presente in Italia non conosce crisi. Secondo gli ultimi dati disponibili riferiti a inizio 2020, in Italia c’erano 3,2 milioni di occupati irregolari. In termini assoluti è il Nord l’area del Paese con il maggior numero di occupati irregolari pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700. Tuttavia, la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale della occupazione (sia quella regolare che quella non regolare). In questo caso l’area del Paese con una significativa maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5 per cento) in cui si stimano 17,5 occupati irregolari ogni 100, mentre al Centro ve ne sono 13,1 e al Nord circa 10.

Il fenomeno colpisce di più alcuni settori, come l’agroalimentare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura. In larga parte, a farne le spese sono cittadini stranieri presenti irregolarmente in Italia, ma sono sempre più numerosi anche gli italiani costretti per bisogno ad adeguarsi alle richieste illecite del mercato sommerso.