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ZES unica, polemica Consiglio regionale dopo lo stop alla mozione delle opposizioni

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Palazzo Cesaroni

FDI, FI, Lega e Tp-Uc criticano la scelta della maggioranza, parlando di un’occasione mancata per aggiornare la mappatura dei Comuni esclusi

Si accende il confronto politico in Assemblea legislativa dopo la decisione della maggioranza di non ammettere alla discussione la mozione presentata dai gruppi di opposizione di FDI, FI, Lega e Tp-Uc sull’estensione della Zona Economica Speciale unica. Una scelta definita dai proponenti “incomprensibile”, soprattutto alla luce del lavoro svolto per costruire un atto ritenuto “equilibrato e attento alle esigenze dei territori”.

Secondo i quattro gruppi di minoranza, la mozione nasceva da un’analisi puntuale dei criteri europei e puntava a garantire condizioni omogenee alle imprese umbre all’interno della ZES unica. Le opposizioni ricordano che l’inserimento dell’Umbria nella ZES è stato ottenuto grazie a un’iniziativa del Governo di centrodestra, maturata attraverso un confronto con la Regione Marche e ritenuta decisiva per attrarre investimenti e favorire nuova occupazione.

L’atto respinto chiedeva di avviare una valutazione tecnica per verificare l’opportunità di ampliare l’elenco dei Comuni inclusi, coinvolgendo amministrazioni locali, associazioni di categoria, realtà produttive e la stessa minoranza. Per i firmatari, questo percorso avrebbe consentito di aggiornare la mappatura in base alle mutate condizioni economiche e sociali, evitando squilibri territoriali e massimizzando le potenzialità dello strumento.

Le opposizioni denunciano invece “una chiusura totale” da parte della maggioranza, accusata di aver sostituito la loro mozione con un testo “ideologico e pretestuoso”, giudicato non adeguato alla delicatezza del tema. A loro avviso, la mancata discussione dell’atto priva l’Umbria di un confronto utile e condiviso su un elemento strategico per molti territori.

FDI, FI, Lega e Tp-Uc annunciano infine che continueranno a impegnarsi affinché la ZES rappresenti un’opportunità per tutta la regione, “senza esclusioni e senza squilibri”, auspicando un approccio più responsabile e orientato allo sviluppo in grado di accompagnare l’Umbria fuori dallo status di “regione in transizione”.