Home Perugia Atenei umbri, due volti dell’apertura: la Stranieri vola, UniPg resta indietro

Atenei umbri, due volti dell’apertura: la Stranieri vola, UniPg resta indietro

0

Mentre l’Università per Stranieri di Perugia conquista il podio nazionale con oltre il 51% di docenti provenienti da altri atenei, l’Università degli Studi si ferma al 24%, tra le più “chiuse” d’Italia

Due università, due traiettorie opposte. In Umbria, i dati più recenti sulla mobilità dei docenti raccontano una realtà a doppia velocità: da un lato l’Università per Stranieri di Perugia, tra le più aperte e dinamiche del Paese; dall’altro l’Università degli Studi di Perugia, che resta indietro nella capacità di attrarre professori e ricercatori da altri atenei.

Le cifre emergono dagli aggiornamenti pubblicati da Il Sole 24 Ore sui dati forniti dal ministero dell’Università, guidato da Anna Maria Bernini. Il governo si appresta infatti a varare una riforma che porterà la quota minima di assunzioni “esterne” – cioè di docenti e ricercatori non provenienti dallo stesso ateneo – dal 20 al 25 per cento nella prossima programmazione triennale.

Un obiettivo che per molti atenei non rappresenterà un problema: 49 su 61 sono già oltre la soglia del 25 per cento e 58 rispettano l’attuale limite del 20.

Sul fronte umbro, però, la situazione è contrastata. L’Università per Stranieri di Perugia si distingue con una quota del 51,28% di personale docente e ricercatore proveniente da altri atenei, piazzandosi al terzo posto nazionale, dietro soltanto a Modena-Reggio Emilia (63,19%) e Piemonte Orientale (51,38%).

All’estremo opposto, l’Università degli Studi di Perugia compare in 52ª posizione su 61, con una quota del 24,08%: sufficiente a rispettare la soglia di legge attuale, ma insufficiente a raggiungere quella che entrerà in vigore a breve.

Tra gli atenei più “chiusi” figurano anche la Mediterranea di Reggio Calabria (24%), la Campania “Vanvitelli” (23,91%), Camerino (23,08%), la Politecnica delle Marche (20,76%), Genova (20,34%), lo Iuav di Venezia (20,24%), Cassino (19,53%), il Politecnico di Bari (19,24%) e Cagliari (18,23%).

Per il maggiore ateneo umbro, il nuovo parametro fissato dal Parlamento rappresenterà dunque uno stimolo a rafforzare la mobilità accademica e l’apertura verso nuovi profili, condizione indispensabile per mantenere competitività e attrattività nel sistema universitario nazionale.