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Un fantoccio a testa in giù davanti a Palazzo Spada raffigurante Stefano Bandecchi

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Clima sempre più incandescente a Terni: la Digos indaga

A Palazzo Spada, è stata notata un’immagine che gela il sangue: un fantoccio appeso a testa in giù, come un monito sinistro, come una minaccia mascherata da protesta. Sul manichino, scritte volgari e offensive dirette al sindaco Stefano Bandecchi: «Vuoto come un cesso, non ti sai organizzare, vigliacco, represso incominci a picchiare». Si suppone sia stato montato durante la notte.

Sono stati due assessori del Comune a scoprire la scena per primi, e subito è intervenuta la Digos. Un gesto inquietante, che riporta a simboli violenti del passato e che accende nuove ombre su un clima politico già teso e infuocato.

La reazione del sindaco non si è fatta attendere. Bandecchi ha affidato ai social un video durissimo, senza filtri, rivolto a chi ha messo in atto l’azione: «Bella cazzata che avete fatto ieri sera. Avete appeso il pupazzetto a testa in giù, avete scatenato la Digos e vi siete tirati addosso le ire di mezzo mondo… Da oggi in avanti chiunque mi dica che è di sinistra rischia tutti i giorni». Un fiume di parole che mette in luce quanto l’episodio abbia ferito e fatto infuriare il primo cittadino.

Ma non si tratta soltanto di uno sfogo personale. Politici e istituzioni parlano apertamente di un «salto di qualità della violenza». La presidente del Consiglio comunale, Sara Francescangeli, punta il dito: «È un’escalation preoccupante, di cui sono responsabili anche molti di quelli che hanno sfilato in corteo chiedendo le dimissioni del sindaco».

Le voci si moltiplicano: dall’assessora Viviana Altamura, che ha parlato di «aberrazione» e di «ipocrisia di chi predica pace ma alimenta conflitti in casa propria», alla consigliera Maria Elena Gambini, che condanna «l’odio travestito da politica». E ancora il capogruppo di maggioranza Guido Verdecchia: «Quando il dissenso prende la forma di un’impiccagione simbolica a testa in giù, si oltrepassa un limite pericoloso. È un segnale grave, che avvelena il dibattito e rischia di degenerare».

Quello che resta è un senso di inquietudine. Il confine tra protesta e violenza si sta assottigliando pericolosamente. Ciò che è accaduto davanti a Palazzo Spada non è una semplice provocazione: è il simbolo di un clima che degenera, di un dibattito che non conosce più regole né limiti.

E la domanda, a questo punto, sorge spontanea: quanto manca perché dal simbolo si passi al gesto concreto?

L’opinione

L’immagine di un fantoccio appeso a testa in giù davanti a Palazzo Spada non è solo un gesto sconsiderato, ma un segnale inquietante. È il simbolo di un clima politico che sta scivolando in una spirale di odio e violenza, dove il dissenso non si esprime più con le parole, con il confronto o con la protesta civile, ma con atti che richiamano a pagine oscure della nostra storia.

Che piaccia o no Bandecchi, che si condividano o meno i suoi toni e i suoi metodi, qui non si parla di consenso politico: si parla di democrazia e di rispetto delle regole del vivere civile. Appendere un manichino a testa in giù, con insulti scritti addosso, significa evocare un linciaggio simbolico. È un atto che cancella la possibilità di dialogo e che legittima, anche solo nell’immaginario, l’idea che la violenza sia un linguaggio accettabile.

L’esasperazione e la rabbia possono avere mille cause, ma nulla giustifica un simile gesto. E se il sindaco ha reagito con durezza e parole incendiarie, questo è il segno di quanto la situazione sia ormai oltre il limite. Non si tratta più solo di scontri verbali o di cortei contro la sua amministrazione: si tratta di un avvelenamento del clima politico e sociale che rischia di trascinare Terni in un terreno pericoloso, dove la contrapposizione diventa odio e l’odio diventa minaccia.

Chi pensa che si tratti di una “goliardata” dovrebbe fermarsi a riflettere: queste sono le scintille da cui, nella storia, sono divampati incendi veri. Il dibattito politico, anche il più duro, deve restare dentro i confini della civiltà. Chi li oltrepassa si assume una responsabilità enorme: quella di spingere la città un passo più vicino al baratro.