Home Economia L’Umbria rallenta mentre il Paese cresce: l’allarme del rapporto Svimez

L’Umbria rallenta mentre il Paese cresce: l’allarme del rapporto Svimez

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Pil regionale a -0,2% nel 2025 contro il +0,5% nazionale. Crescono industria e costruzioni, ma il calo dei servizi trascina l’economia umbra in territorio negativo

L’Umbria è tra le poche regioni italiane che nel 2025 registrano un Pil in territorio negativo. È quanto emerge dall’ultima analisi diffusa da Svimez, secondo cui l’economia regionale segna una contrazione dello 0,2%, in controtendenza rispetto alla crescita dello 0,5% registrata a livello nazionale e dell’1% nel Centro Italia.

Nel quadro delineato dall’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, la regione si colloca tra le realtà più in difficoltà del Paese, insieme ad altre aree che mostrano segnali di rallentamento in un contesto economico caratterizzato da una crescita complessivamente debole ma ancora positiva.

I servizi frenano l’economia regionale

L’elemento più significativo che emerge dal rapporto riguarda la composizione della crescita. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, il risultato negativo del Pil non è determinato dall’industria o dalle costruzioni.

Secondo le elaborazioni Svimez, nel 2025 l’industria umbra cresce del 2,9%, le costruzioni dell’11,5% e l’agricoltura dell’1,3%. A pesare sul dato complessivo è invece il settore dei servizi, che registra una flessione del 2,3%, contribuendo in maniera decisiva al risultato finale negativo.

Una dinamica che distingue l’Umbria da molte altre regioni italiane e che evidenzia difficoltà concentrate soprattutto nei comparti legati ai servizi e alla domanda interna.

Export in lieve calo

Un ulteriore elemento di debolezza arriva dal commercio con l’estero. Le esportazioni umbre registrano infatti una diminuzione dell’1% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un dato che si inserisce in un quadro nazionale segnato da forti differenze territoriali. Alcune regioni del Centro Italia, come il Lazio e le Marche, mostrano infatti performance migliori, mentre l’Umbria e la Toscana risultano tra quelle maggiormente penalizzate.

Il confronto con il resto del Centro Italia

Secondo Svimez, il Centro Italia cresce complessivamente dell’1% grazie soprattutto al contributo del Lazio, che registra un incremento del Pil del 2%, e delle Marche, in crescita dello 0,9%.

Di segno opposto i dati di Umbria e Toscana, che chiudono rispettivamente a -0,2% e -0,6%.

Il quadro conferma come le differenze territoriali continuino a caratterizzare l’economia italiana, con regioni capaci di intercettare meglio la ripresa e altre che faticano a mantenere il passo.

Le sfide per il futuro

Per l’Umbria il tema centrale diventa ora il rilancio dei servizi e il rafforzamento della competitività del sistema economico regionale.

Se da un lato la crescita di industria e costruzioni rappresenta un segnale incoraggiante, dall’altro il calo dei servizi e la flessione dell’export indicano la necessità di consolidare i settori più esposti alle trasformazioni economiche e ai cambiamenti della domanda.

Il dato del Pil negativo non descrive una crisi generalizzata dell’economia umbra, ma rappresenta un segnale che evidenzia alcune fragilità strutturali sulle quali si concentrerà il confronto nei prossimi mesi.