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Umbria rallenta ancora: produttività ferma e Pil sotto il 2007 nel Rapporto AUR 2026

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Occupazione in crescita e turismo in espansione non bastano a colmare il divario con il resto d’Italia. L’Agenzia Umbria Ricerche parla di fragilità strutturale e di un modello economico che fatica a generare valore

Un’Umbria che resiste, ma che continua a crescere meno del resto del Paese. È il quadro tracciato dal Rapporto economico sociale 2026 dell’Agenzia Umbria Ricerche, presentato oggi a Palazzo Donini, dove emergono segnali positivi sul lavoro e sul turismo, ma anche criticità profonde legate a produttività, salari e capacità di sviluppo.

Il dato simbolo resta quello del Pil: nel 2024 l’economia regionale risulta ancora inferiore dell’8,6% rispetto ai livelli del 2007, mentre nello stesso periodo l’Italia è cresciuta dell’1,3%.

Per l’Aur non si tratta di una difficoltà temporanea, ma di una debolezza strutturale che accompagna l’Umbria ormai da oltre venticinque anni.

Lavoro in aumento, soprattutto tra le donne

Tra gli elementi positivi evidenziati dal rapporto c’è la crescita dell’occupazione. Nel 2025 gli occupati umbri salgono a quasi 378 mila unità, con un incremento superiore alla media nazionale.

A trainare il mercato del lavoro è soprattutto la componente femminile, con un tasso di occupazione delle donne arrivato al 63%, superiore persino a quello di alcune aree del Nord Italia.

Parallelamente cala l’inattività e si riduce anche il numero dei disoccupati.

Tuttavia, il rapporto invita a leggere questi numeri con prudenza. Secondo l’Aur, infatti, la crescita occupazionale non è stata accompagnata da un adeguato aumento della produttività e della qualità del lavoro.

Salari bassi e produttività debole

L’Umbria continua infatti a produrre meno valore rispetto alla media italiana.

Nel rapporto si evidenzia che:

  • il Pil pro capite regionale resta inferiore del 13% rispetto al dato nazionale;
  • il valore aggiunto per occupato è più basso di oltre 14 punti;
  • i redditi da lavoro dipendente rimangono inferiori di circa il 10% rispetto alla media italiana.

Una situazione che, secondo i ricercatori, deriva da una struttura economica ancora troppo legata a settori a basso valore aggiunto.

In particolare, il terziario regionale mostra livelli di produttività modesti, mentre i servizi più innovativi – dall’informatica alle attività professionali avanzate – non hanno ancora una dimensione sufficiente per trainare la crescita.

Turismo e manifattura sostengono la regione

I comparti che mostrano invece maggiore dinamismo sono turismo e manifattura.

Il turismo viene definito uno dei principali motori dell’economia regionale nel post pandemia, grazie alla crescita di arrivi e presenze e agli investimenti sull’aeroporto internazionale dell’Umbria.

Bene anche alcuni segmenti dell’industria manifatturiera e dell’export, soprattutto metallurgia e sistema moda, che continuano a rappresentare una delle colonne produttive regionali.

Il paradosso delle famiglie umbre

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda i redditi familiari.

Nonostante salari e produttività inferiori alla media italiana, le famiglie umbre mostrano livelli di reddito disponibile superiori al dato nazionale.

Secondo l’Aur, questo dipende da una combinazione di fattori:

  • peso rilevante delle pensioni;
  • maggiore presenza di più percettori di reddito nelle famiglie;
  • crescita del lavoro femminile;
  • diffusione del lavoro autonomo;
  • patrimonio immobiliare diffuso.

Il rischio, però, è che questo equilibrio si regga più su meccanismi redistributivi e strategie familiari che sulla reale capacità del sistema economico regionale di creare nuova ricchezza.

Il nodo demografico

Sul futuro pesa anche la questione demografica.

L’Umbria continua infatti a perdere popolazione e ad affrontare un progressivo invecchiamento, accompagnato da bassa natalità ed emigrazione giovanile.

Un fenomeno che rischia di avere effetti sempre più pesanti su mercato del lavoro, welfare e sostenibilità economica regionale.

Per questo il Rapporto AUR insiste sulla necessità di rafforzare innovazione, produttività e servizi avanzati, indicando nella crescita qualitativa dell’economia la sfida decisiva per il futuro dell’Umbria.