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Trasimeno, la Regione cambia passo: adozione da Montedoglio e piano strutturale contro la crisi idrica

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Dalla messa in esercizio del primo punto di adduzione alle grandi opere di sistema: governo del lago, scelte finanziarie e coordinamento istituzionale al centro della nuova strategia regionale

Il Lago Trasimeno torna ad essere oggetto di una politica pubblica strutturata. Dopo una lunga fase segnata da emergenze cicliche, interventi parziali e difficoltà di coordinamento, la Regione Umbria avvia una nuova stagione di governo del bacino lacustre, fondata su pianificazione tecnica, decisioni politiche e integrazione tra livelli istituzionali.

Il primo atto operativo è rappresentato dall’avvio delle attività preliminari per l’installazione dell’impianto filtrante che consentirà l’adduzione dell’acqua dall’invaso di Montedoglio al Trasimeno. Il cantiere sarà allestito a Tuoro, presso il potabilizzatore, come annunciato dall’assessore regionale con delega ai Laghi, Simona Meloni, nel corso di un punto stampa.

L’intervento nasce da un percorso tecnico-istituzionale avviato nel maggio 2025, che ha visto il coinvolgimento della Regione Umbria, del Commissario straordinario per l’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua, di AFOR, dell’Unione dei Comuni del Trasimeno, del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Ente Acque Umbre Toscane. Un lavoro articolato, basato su valutazioni scientifiche delle caratteristiche chimico-fisiche delle acque e sulle condizioni di compatibilità ambientale dell’immissione.

La soluzione individuata prevede l’installazione di un sistema filtrante con una portata di 200 litri al secondo, che costituirà il primo punto attivo di adduzione dal sistema Montedoglio al lago. L’impianto è già disponibile e sarà messo in esercizio dopo la realizzazione delle opere edili e idrauliche di collegamento, affidate operativamente ad AFOR.

Dal punto di vista politico e gestionale, la scelta di una portata costante rappresenta un passaggio rilevante. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è infatti quello di garantire un flusso continuo per l’intero 2026, con avvio tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Una soluzione che supera la logica emergenziale e punta alla stabilizzazione del livello idrometrico attraverso un apporto distribuito nel tempo.

L’adduzione da Montedoglio, tuttavia, non viene concepita come intervento isolato, ma come elemento di un sistema modulare e progressivo. È già in corso una seconda fase di valutazione tecnica per l’attivazione di un ulteriore punto di immissione nell’area di Paganico, che potrebbe raggiungere una portata fino a 800 litri al secondo. In questo caso l’immissione sarebbe stagionale, concentrata nel periodo novembre-aprile, in coerenza con l’accordo di programma già delineato.

Se confermata, questa seconda linea di adduzione consentirebbe un significativo incremento della capacità di compensazione dei deficit idrici del Trasimeno, soprattutto nei mesi a maggiore criticità, rafforzando la resilienza del bacino rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Accanto alla gestione dell’emergenza idrica, la Regione ha inserito l’intervento su Montedoglio all’interno di un più ampio quadro di azioni territoriali. Entro metà gennaio prenderanno avvio i lavori su Isola Maggiore, con il ripristino dello scalo merci, mentre è già finanziato il recupero di un tratto del sentiero di San Francesco compromesso dalla frana dell’agosto scorso, con cantieri previsti tra febbraio e marzo.

Sul fronte infrastrutturale, è stato inoltre sbloccato un pacchetto di risorse pari a 1 milione e 780 mila euro per la riqualificazione delle darsene: due interventi a San Feliciano, seguiti dalla darsena dei pescatori di Sant’Arcangelo e dalla darsena Mancinelli. Operazioni che incidono direttamente sulla fruibilità del lago e sul comparto economico locale.

Proseguono anche gli interventi di manutenzione idraulica su fossi e canali nelle aree di Moiano, Paganico e Maranzano, finanziati con fondi regionali e PNRR e attuati da AFOR e dal Consorzio di Bonifica Valdichiana, in un’ottica di gestione integrata del reticolo idrografico.

Resta invece aperta la questione dei dragaggi, tema politicamente e tecnicamente sensibile. L’attuale livello del lago, tra i più bassi mai registrati, rende impraticabili le modalità tradizionali di intervento. La Regione ha avviato una ricognizione su tecnologie alternative e soluzioni innovative, in collaborazione con associazioni e gruppo tecnico, rinviando le decisioni operative a una fase successiva, con orizzonte 2026.Sul piano strategico, la Regione Umbria sta valutando tre interventi strutturali di medio-lungo periodo, con l’obiettivo dichiarato di garantire al Lago Trasimeno un incremento stabile del livello idrico fino a circa mezzo metro l’anno.

Il progetto di maggiore impatto finanziario riguarda la diga di Valfabbrica, con un investimento stimato tra i 160 e i 200 milioni di euro. Una volta completati i collaudi e le reti di collegamento, l’opera potrebbe assicurare un innalzamento di circa 20 centimetri, attingendo a un bacino esterno.

Un secondo scenario è rappresentato dal recupero del progetto dell’invaso del Niccone, soluzione complessa e di lungo periodo che prevede la realizzazione di un sistema di gallerie verso Tuoro e costi analoghi a quelli della diga di Valfabbrica.

La soluzione più rapida sotto il profilo procedurale è invece legata al torrente Caina: con un investimento stimato intorno ai 10 milioni di euro e tempi di realizzazione di circa un anno, il progetto prevede l’inversione del flusso dell’emissario durante le piene, consentendo l’immissione nel lago di circa 10 centimetri d’acqua. In caso di esito positivo delle verifiche tecniche, la Regione potrebbe procedere rapidamente alla ricerca delle risorse finanziarie.

«Il Trasimeno è il quarto lago d’Italia e torna oggi al centro di una strategia strutturata», ha affermato l’assessore Meloni. L’adduzione da Montedoglio rappresenta una risposta immediata all’emergenza, ma soprattutto segna un cambio di paradigma nella governance del lago, fondato su programmazione, basi scientifiche e coordinamento istituzionale.

La tenuta di questa strategia dipenderà ora dalla capacità di garantire continuità politica, copertura finanziaria e tempi certi di realizzazione, elementi decisivi per trasformare una fase di rilancio operativo in una politica strutturale di lungo periodo per il Lago Trasimeno e per l’intero territorio umbro.