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Terni in recessione, la Cgil lancia la vertenza territoriale

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Silvestrini Cipolla

Allarme su lavoro povero, spopolamento e nuove povertà: “Servono politiche immediate per evitare il declino”

La provincia di Terni è entrata in una fase di recessione strutturale. A lanciare l’allarme è la Cgil di Terni, che durante la conferenza stampa di inizio anno ha chiesto l’apertura di una grande vertenza territoriale per contrastare invecchiamento, spopolamento, lavoro povero e nuove solitudini.

«Entro fine gennaio incontreremo i parlamentari umbri per rappresentare la gravità della situazione e sollecitare azioni politiche conseguenti», ha dichiarato il segretario generale Claudio Cipolla. Le priorità indicate sono rilancio degli investimenti, qualità e sicurezza del lavoro, tutela ambientale e rafforzamento del welfare.

I dati confermano un quadro critico: l’indice di invecchiamento nella provincia ha raggiunto il 290%, a fronte di una media nazionale del 195%, e dal 2015 si sono persi circa 15mila abitanti. Su 215mila residenti solo 88mila risultano occupati. Le retribuzioni medie sono di 22.300 euro annui, ben al di sotto della media nazionale, mentre il 67% dei contribuenti dichiara meno di 26mila euro lordi.

Preoccupante anche la situazione dei pensionati: oltre 23mila persone percepiscono meno di mille euro al mese. Sul piano sociale crescono le nuove povertà, le rinunce alle cure, le liste d’attesa per le residenze protette e il numero di persone che vivono sole, stimate in circa 44mila.

Sul fronte economico il manifatturiero è in difficoltà, l’export umbro cala di oltre il 5% e i consumi diminuiscono del 7%. «Le crisi non possono più essere affrontate singolarmente – ha sottolineato Cipolla – serve una strategia territoriale complessiva».

Nonostante il contesto, la Cgil di Terni registra nel 2025 una crescita organizzativa, con circa 1.700 nuovi iscritti e oltre 48mila pratiche di tutela individuale, segno di un bisogno crescente di rappresentanza e diritti.