Diagnosi precoce, TAVI e lavoro dell’Heart Team al centro del convegno scientifico
L’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé nuove sfide per la medicina cardiovascolare. Tra queste, la stenosi aortica rappresenta una delle patologie valvolari più rilevanti, con una prevalenza del 2-3% nei soggetti con più di 70 anni. Un dato che evidenzia come la malattia sia destinata a incidere sempre di più sulla popolazione anziana.
A fare il punto su diagnosi e trattamento è stato il convegno “Stenosi Aortica: Percorsi Diagnostici e Terapia Innovativa”, ospitato a Terni presso Palazzo Montani Leoni. L’incontro ha riunito specialisti di diverse discipline con l’obiettivo di condividere aggiornamenti scientifici e modelli organizzativi per una gestione più efficace della patologia.
Responsabile scientifico dell’evento è stato il Dr. Carlo Bock, Responsabile della SSD Emodinamica dell’Azienda Ospedaliera “Santa Maria”, che ha sottolineato come l’incidenza dei nuovi casi sia in costante crescita. Un fenomeno legato principalmente all’invecchiamento della popolazione, che rende la stenosi aortica una problematica sempre più rilevante per il sistema sanitario.
Particolarmente significativo il richiamo alla prognosi: nei pazienti con stenosi aortica severa sintomatica, l’assenza di intervento comporta un’aspettativa di vita limitata a 2-3 anni. Un dato che rafforza l’importanza di una diagnosi tempestiva e di un corretto inquadramento terapeutico.
Dal punto di vista clinico, è stato ribadito che la terapia farmacologica non è in grado di arrestare la progressione della malattia. Le opzioni efficaci restano quindi di tipo interventistico: la sostituzione valvolare chirurgica e la TAVI, procedura mini-invasiva sempre più utilizzata, soprattutto nei pazienti fragili o ad alto rischio operatorio.
Elemento chiave nella scelta della strategia terapeutica è il lavoro dell’Heart Team, un gruppo multidisciplinare che integra competenze cardiologiche, cardiochirurgiche e anestesiologiche, al fine di individuare il percorso più adeguato per ogni paziente.
Il convegno ha visto la partecipazione di cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti, radiologi, internisti, geriatri, medici di medicina generale, infermieri e tecnici sanitari, a conferma della necessità di un approccio integrato. In questo contesto, è stato evidenziato anche il ruolo crescente delle tecniche di imaging avanzato, fondamentali per una diagnosi precoce e per la pianificazione degli interventi.
Dall’incontro emerge con chiarezza come l’innovazione tecnologica, insieme a una presa in carico strutturata del paziente, rappresenti la chiave per affrontare una patologia destinata a crescere nei prossimi anni.

















