A Perugia presidio dei lavoratori del settore accreditato: “Contratti scaduti da 13 anni, serve rispetto e una regia pubblica trasparente”
Non solo un problema di busta paga, ma una battaglia per il riconoscimento e la dignità. È quanto rivendicato giovedì 22 maggio in piazza Italia da infermieri, operatori socio-sanitari, educatori, tecnici e amministrativi del settore della sanità privata accreditata, scesi in presidio davanti all’Assemblea legislativa dell’Umbria nel giorno dello sciopero nazionale promosso da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
Un’iniziativa che ha coinvolto tutto il Paese, con un unico grido: “Contratti subito, basta discriminazioni”. Al centro della mobilitazione il rinnovo dei contratti collettivi nazionali Aris Aiop e Aris Rsa, alcuni dei quali scaduti addirittura dal 2011. Una situazione che coinvolge circa 200mila lavoratori in Italia, diverse centinaia dei quali in Umbria, impiegati in circa 200 strutture private convenzionate con il servizio sanitario regionale.
“Ci sono lavoratori che fanno lo stesso mestiere, con lo stesso carico di responsabilità, ma trattati in modo diverso a seconda del contratto che gli viene applicato – spiegano i sindacati –. Alcuni sono coperti da contratti pirata, altri da accordi scaduti da oltre un decennio. È una frattura che non possiamo più accettare”.
La protesta, però, ha messo in luce anche alcune specificità umbre. In regione, denunciano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, manca un confronto stabile tra istituzioni, parti datoriali e sindacati. “Non c’è una cabina di regia che governi il sistema sanitario accreditato con trasparenza e responsabilità – affermano – e questo si traduce in precarietà per chi lavora e in disorganizzazione per i servizi”.
A peggiorare la situazione, l’immobilismo sull’attuazione della Legge Regionale 2/2024, approvata ma mai davvero applicata. “È tempo che la politica faccia la sua parte”, è stato il messaggio lanciato dai manifestanti.

A conclusione del presidio, le sigle sindacali hanno consegnato alla Presidenza dell’Assemblea legislativa un documento con richieste puntuali: apertura di un tavolo regionale permanente; clausole sociali nei rapporti di convenzione che garantiscano l’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dai sindacati rappresentativi; un monitoraggio pubblico e trasparente sulle risorse assegnate agli enti accreditati; un protocollo regionale sulla qualità del lavoro.
Infine, un appello affinché venga firmato un accordo regionale sui servizi minimi garantiti in caso di sciopero. “In Umbria non esiste ancora un’intesa che bilanci il diritto allo sciopero con la tutela della salute pubblica – ricordano i sindacati –. È una lacuna che va colmata subito, in nome della responsabilità condivisa tra chi lavora e chi governa”.












