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Sanità, maxi risarcimento per morte dopo le dimissioni: condannata l’Azienda ospedaliera di Terni

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La Corte d’Appello di Perugia conferma 800mila euro a moglie e figlia di un 52enne morto per infarto il giorno dopo aver lasciato il “Santa Maria”

La Corte d’Appello di Perugia ha confermato la condanna al risarcimento di 800mila euro nei confronti dell’Azienda ospedaliera di Terni per la morte di un 52enne, deceduto per infarto il giorno successivo alle dimissioni dal reparto di cardiologia dell’ospedale Ospedale Santa Maria di Terni.

La sentenza di secondo grado ribadisce la responsabilità civile della struttura sanitaria, già stabilita in primo grado, nonostante in sede penale il procedimento fosse stato archiviato per assenza di profili di colpa.

I fatti risalgono a circa otto anni fa. L’uomo, che da giorni accusava forti dolori al petto e allo stomaco, dopo un primo consulto con il medico di famiglia si era rivolto al pronto soccorso del “Santa Maria”. Ricoverato in cardiologia e sottoposto ad accertamenti, tra cui il controllo degli enzimi cardiaci, era stato dimesso dopo due giorni di degenza, pur lamentando ancora dolore toracico.

Secondo quanto emerso nel giudizio civile, il periodo di osservazione sarebbe stato insufficiente a completare il percorso diagnostico. Il giorno dopo le dimissioni, il 52enne è morto sulle scale di casa per un infarto fulminante.

Determinanti, nel processo civile, le valutazioni dei consulenti tecnici nominati dal tribunale, affiancati dal consulente di parte Luigi De Santis, che hanno evidenziato criticità nella gestione clinica e un difetto di approfondimento diagnostico ritenuto grave.