Nel 2024 accantonati 1,2 miliardi di euro, ma la propensione al risparmio si ferma al 6,3%. Il divario con la media nazionale supera i 500 euro pro capite. Mencaroni: “Servono più produttività, competenze e lavoro qualificato”
Le famiglie umbre tornano a risparmiare più di quanto facessero prima della pandemia, ma la regione continua a occupare le ultime posizioni tra quelle del Centro Italia per capacità di accumulare risorse economiche. È il quadro che emerge dall’analisi realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, elaborata per l’Umbria in collaborazione con la Camera di Commercio regionale.
Nel 2024 il risparmio complessivo delle famiglie umbre ha raggiunto 1,208 miliardi di euro, pari a 1.418 euro per abitante. Un valore che resta significativamente inferiore sia alla media italiana (1.917 euro pro capite) sia a quella del Centro Italia (1.752 euro). In termini concreti, ogni cittadino umbro accantona mediamente quasi 500 euro in meno rispetto alla media nazionale e oltre 330 euro in meno rispetto al resto dell’Italia centrale.

Il vero problema è la propensione al risparmio
Il dato più rilevante non riguarda soltanto quanto si risparmia, ma la quota di reddito che riesce a non essere assorbita dai consumi. Nel 2024 la propensione al risparmio in Umbria si attesta al 6,30%, contro una media nazionale dell’8,28%. Il dato regionale è migliorato rispetto al 5,62% del 2019, ma resta inferiore sia al Centro Italia (7,28%) sia al Nord (9,73%).
Dal punto di vista economico, questo indicatore rappresenta una sorta di “termometro” della solidità delle famiglie: più è elevato, maggiore è la capacità di affrontare imprevisti, investire o sostenere consumi futuri. L’Umbria mostra dunque segnali di recupero, ma non riesce ancora a colmare il gap strutturale che la separa dalle regioni economicamente più dinamiche del Paese.
Un’economia che tiene, ma fatica a creare margini
La fotografia che emerge dallo studio racconta una regione resiliente ma ancora poco capace di generare surplus economico nelle famiglie.
La spiegazione va ricercata in diversi fattori:
- livelli reddituali inferiori alle aree più sviluppate;
- produttività ancora contenuta;
- peso crescente delle spese incomprimibili;
- dinamica demografica sfavorevole;
- minore presenza di attività ad alto valore aggiunto.
Non si tratta quindi di una questione legata alla volontà di consumare di più, ma spesso alla difficoltà di trattenere reddito dopo aver sostenuto le spese essenziali per casa, energia, alimentazione, trasporti, sanità e assistenza familiare.
Classifica nazionale: piccoli progressi, ma l’Umbria resta ultima nel Centro

L’Umbria guadagna due posizioni rispetto al periodo pre-pandemia e sale al 16° posto nazionale per propensione al risparmio. Riesce a superare Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia, ma continua a occupare l’ultima posizione tra le regioni del Centro Italia.
Marche, Toscana e Lazio mantengono infatti livelli superiori, mentre al vertice della graduatoria nazionale si confermano:
- Lombardia;
- Piemonte;
- Emilia-Romagna.
Tutte regioni che registrano una propensione al risparmio superiore al 10%, confermando la persistente frattura economica territoriale del Paese.
Perugia risparmia di più, Terni è più prudente
Le due province umbre presentano comportamenti differenti.
Perugia genera oltre 915 milioni di euro di risparmio lordo e raggiunge 1.437 euro per abitante, mentre Terni si ferma a 293 milioni di euro e 1.361 euro pro capite.
Se però si guarda alla quota di reddito effettivamente accantonata, il quadro cambia:
- Terni: 6,59%;
- Perugia: 6,21%.
Ciò significa che i ternani riescono a trattenere una percentuale leggermente superiore del proprio reddito disponibile, pur disponendo di una massa complessiva di risparmio inferiore.
Smart working e risparmio: il divario supera i mille euro
Uno degli elementi più interessanti emersi dall’indagine riguarda il rapporto tra diffusione del lavoro agile e capacità di accumulo.
Nei territori italiani dove lo smart working è maggiormente presente, i lavoratori hanno risparmiato in media 2.697 euro pro capite nel 2024. Nelle aree meno digitalizzate il valore si ferma a 1.615 euro. La differenza supera quindi i 1.080 euro per persona.
Anche la propensione al risparmio cresce sensibilmente:
- 9,45% nelle aree ad alta diffusione dello smart working;
- 7,67% nelle aree dove il lavoro agile è meno presente.
Il dato non dipende soltanto dalla riduzione dei costi di trasporto. Gli analisti evidenziano come il lavoro agile sia spesso associato a territori caratterizzati da:
- maggiore digitalizzazione;
- imprese più innovative;
- occupazioni qualificate;
- redditi medi più elevati.
L’analisi: il risparmio è una spia della qualità dell’economia
L’aspetto più interessante dello studio è che il risparmio viene interpretato non come semplice capacità di mettere soldi da parte, ma come indicatore della qualità dello sviluppo economico.
Quando una famiglia riesce a risparmiare significa che dispone di un margine economico sufficiente per affrontare il futuro, investire nella formazione dei figli, acquistare una casa o sostenere iniziative imprenditoriali.
Per questo motivo il tema riguarda direttamente le politiche economiche regionali. Aumentare il risparmio significa prima di tutto aumentare la capacità di generare reddito attraverso:
- innovazione;
- digitalizzazione;
- formazione;
- crescita dimensionale delle imprese;
- lavoro qualificato.
In una regione alle prese con invecchiamento della popolazione, fuga dei giovani e salari ancora inferiori rispetto alle aree più dinamiche del Paese, il risparmio diventa un indicatore della tenuta sociale prima ancora che finanziaria.

Mencaroni: «Il risparmio nasce da redditi più forti e da fiducia»
Cosi commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.«Il dato sul risparmio chiede una lettura seria, non consolatoria. L’Umbria migliora rispetto al 2019, ma resta sotto la media italiana e sotto quella del Centro: significa che il margine lasciato alle famiglie dopo i consumi è ancora troppo stretto»,

Secondo Mencaroni, la priorità è trasformare l’analisi economica in azioni concrete: «Più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che istituzioni, imprese e forze sociali devono convergere».
Il presidente sottolinea inoltre che il risparmio può diventare motore di sviluppo solo se sostenuto da redditi più elevati e da una maggiore fiducia nel futuro: «Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere».
La ricerca consegna un messaggio chiaro: l’Umbria sta recuperando terreno, ma la distanza dalle regioni più forti resta significativa. La crescita della propensione al risparmio non dipenderà da una riduzione dei consumi, bensì dalla capacità del sistema economico regionale di produrre più valore, occupazione qualificata e redditi migliori. È qui che si giocherà la vera partita della competitività umbra nei prossimi anni.





































