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Referendum Umbria, Marchetti contesta lo studio sui flussi: “Non è scienza, ma un attacco politico alla Lega”

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Riccardo Augusto Marchetti

Il segretario regionale della Lega respinge l’analisi UniPg: “Dati aggregati, nessuna certezza sui voti. Decisivo il ritorno degli astenuti”

“Non è un’analisi scientifica, ma una lettura politica mascherata da statistica”. È una bocciatura netta quella del segretario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti, nei confronti dello studio sui flussi elettorali del referendum sulla giustizia in Umbria, presentato nei giorni scorsi a Palazzo Cesaroni.

Secondo Marchetti, le conclusioni diffuse dagli autori dello studio non possono essere considerate attendibili perché basate su dati aggregati e non su comportamenti reali degli elettori. “Nessuno ha chiesto agli elettori della Lega come hanno votato e nessuno può sapere con certezza chi si è astenuto o chi ha cambiato scelta”, afferma, mettendo in discussione il presupposto stesso dell’analisi.

Il segretario leghista richiama anche i limiti teorici della disciplina statistica, citando il principio dell’inferenza ecologica: dai dati complessivi, sostiene, non è possibile ricostruire con precisione le scelte individuali. “Non è una prova, è un’ipotesi – ribadisce – e trasformarla in una sentenza contro la Lega è scorretto”.

Nel merito politico, Marchetti respinge l’idea che l’esito del referendum in Umbria possa essere attribuito al comportamento degli elettori del centrodestra e, in particolare, della Lega. A suo avviso, un elemento determinante è stato invece il ritorno al voto di una quota consistente di cittadini che alle europee del 2024 si erano astenuti. “Il corpo elettorale è cambiato in modo significativo – sottolinea – e questo rende arbitrario qualsiasi tentativo di attribuzione a un singolo partito”.

Non manca poi una critica diretta agli autori dello studio, con un riferimento al loro passato politico-istituzionale: “Legittimo, ma allora si dica chiaramente che non siamo davanti a un arbitro imparziale”. Da qui l’accusa di fondo: quella che dietro l’analisi ci sia “un tentativo di dividere il centrodestra”.

A sostegno della propria tesi, Marchetti richiama il dato nazionale del referendum: “Il ‘sì’ ha vinto soltanto in tre regioni – Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia – tutte guidate dalla Lega. Questo è un fatto, non una stima”.

Infine, la rivendicazione dell’attività sul territorio umbro durante la campagna referendaria. “Abbiamo organizzato 47 gazebo tra piazze e mercati, con una presenza capillare – conclude –. Noi continuiamo a stare tra la gente, lasciando ad altri le operazioni di palazzo travestite da scienza”.

La presa di posizione del segretario regionale apre così un nuovo capitolo nel confronto politico sul referendum in Umbria, spostando il dibattito dalla lettura dei dati alla loro interpretazione e al ruolo dell’astensione nel determinare gli equilibri del voto.