Presentato a Perugia il rapporto sull’economia regionale. Nel 2025 crescita limitata allo 0,5%, sostenuta da turismo, costruzioni e Pnrr. Migliora il mercato del lavoro, ma restano criticità su salari, innovazione e competitività delle imprese
L’Umbria continua a crescere, ma cambia profondamente la natura della sua economia. È questa una delle indicazioni più significative che emerge dal Rapporto 2026 della Banca d’Italia sull’economia regionale, presentato oggi a Perugia nel corso di un incontro ospitato presso il comprensorio della S.A.Di.Ba.
La crescita non si è fermata, ma ha rallentato. Nel 2025 il prodotto regionale è aumentato di circa mezzo punto percentuale, un dato positivo ma inferiore rispetto agli anni precedenti. A fare la differenza non sono più la manifattura e l’export, bensì il turismo, le costruzioni, la ricostruzione post-sisma e gli investimenti pubblici legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Una trasformazione che racconta molto dell’Umbria di oggi e delle sfide che attendono il territorio nei prossimi anni.
Turismo e cantieri spingono la crescita
I dati illustrati da Bankitalia mostrano come il principale contributo alla crescita sia arrivato dalle costruzioni. Il settore ha registrato un incremento del 4 per cento, beneficiando dell’avanzamento dei cantieri pubblici, della ricostruzione nelle aree terremotate e delle opere finanziate attraverso il Pnrr.
Alla fine del 2025 le imprese umbre risultavano coinvolte in interventi per circa 2,5 miliardi di euro. Un volume di investimenti che continua a produrre effetti sull’economia regionale e sull’occupazione.
Accanto alle costruzioni si conferma il ruolo del turismo. Le presenze hanno raggiunto livelli record, sfiorando gli 8 milioni di pernottamenti. La crescita è stata trainata soprattutto dai visitatori stranieri, aumentati di oltre il 16 per cento. Un risultato che consolida la capacità attrattiva dell’Umbria e che contribuisce a sostenere commercio, ristorazione e servizi.
Industria in affanno
Diverso il quadro per il comparto manifatturiero. L’industria ha mostrato una sostanziale stagnazione e continua a risentire delle difficoltà che interessano alcuni settori strategici.
Tra questi spicca l’automotive, indicato dal rapporto come uno degli ambiti maggiormente esposti alla fase di rallentamento che interessa i mercati europei. Le esportazioni regionali hanno registrato una lieve flessione e hanno pesato sia il rallentamento della Germania sia il minore dinamismo del mercato statunitense.
Non mancano tuttavia elementi positivi. Alcuni comparti, come il tessile, hanno mostrato segnali di tenuta e le esportazioni verso l’Asia orientale sono cresciute.
Il lavoro continua a migliorare
Tra gli indicatori più incoraggianti figurano quelli relativi al mercato del lavoro. L’occupazione è aumentata dell’1,3 per cento e il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,1 per cento, un livello superiore alla media nazionale.
Anche la disoccupazione continua a diminuire, attestandosi al 4,6 per cento. La crescita dell’occupazione ha interessato in particolare le donne e le fasce di età più mature, mentre la componente stabile del lavoro continua a rafforzarsi.
Si tratta di risultati che confermano una buona capacità del sistema economico regionale di assorbire forza lavoro, nonostante il rallentamento della crescita.
Il problema dei salari
Dietro i dati positivi sull’occupazione si nasconde però una criticità che Bankitalia evidenzia con chiarezza: il potere d’acquisto delle retribuzioni.
Negli ultimi quindici anni i salari reali hanno subito una riduzione più accentuata rispetto alla media italiana. Sebbene negli ultimi anni siano stati registrati aumenti nominali delle retribuzioni, il recupero rispetto all’inflazione non è ancora completo.
Per molte famiglie umbre la crescita dell’occupazione non si è tradotta in un miglioramento altrettanto marcato delle condizioni economiche.
Innovazione e intelligenza artificiale, la sfida del futuro
Il rapporto dedica attenzione anche ai temi dell’innovazione. Le imprese umbre stanno investendo nella trasformazione digitale, ma la diffusione delle tecnologie più avanzate, comprese quelle legate all’intelligenza artificiale, resta ancora limitata.
È probabilmente qui che si gioca una parte importante del futuro della regione. Se turismo e investimenti pubblici rappresentano oggi un fattore di crescita, nel medio periodo saranno produttività, innovazione e capacità di competere sui mercati internazionali a determinare la solidità dello sviluppo economico.
Una crescita da consolidare
Il Rapporto 2026 consegna dunque l’immagine di una regione che mantiene una buona qualità della vita, un mercato del lavoro dinamico e una capacità attrattiva crescente sul piano turistico.
Allo stesso tempo, emergono alcuni nodi che richiedono attenzione: la debolezza dell’industria, la necessità di accelerare sull’innovazione, il recupero del potere d’acquisto dei salari e la capacità di sostenere la crescita quando la spinta straordinaria del Pnrr inizierà progressivamente a ridursi.
Per l’Umbria la sfida non è tanto continuare a crescere, quanto trasformare una crescita sostenuta da fattori contingenti in uno sviluppo duraturo e competitivo.

































