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Produttività, l’Umbria recupera terreno ma resta sotto la media italiana

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Il valore aggiunto per addetto sale a 58.677 euro contro i 70.052 nazionali. Il divario scende dal 18,3% del 2019 al 16,2%. Perugia accorcia le distanze, Terni resta più indietro. Manifattura e commercio tengono meglio, mentre il ritardo pesa soprattutto nei servizi

L’Umbria recupera terreno sulla produttività, ma resta ancora distante dalla media italiana.Nel 2024, ultimo anno per il quale il quadro dei bilanci societari è completo, ogni addetto delle società di capitali umbre ha generato in media 58.677 euro di valore aggiunto, contro i 70.052 euro registrati in Italia. Il divario è quindi del 16,2%. Un dato ancora significativo, ma migliore rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la distanza dalla media nazionale era infatti del 18,3%. Il recupero emerge anche mettendo l’Italia uguale a 100: l’Umbria era a 81,7 nel 2019, era scesa a 78,3 nel 2021 e a 78,9 nel 2022, mentre nel 2024 è risalita a 83,8. In altre parole, la regione ha recuperato il terreno perso negli anni più difficili e ha superato il livello relativo del 2019, pur restando lontana dalla media nazionale.

Perugia meglio di Terni

Il quadro cambia sensibilmente tra le due province umbre. A Perugia il valore aggiunto per addetto raggiunge 60.473 euro, con un divario del 13,7% rispetto all’Italia. A Terni, invece, il valore si ferma a 52.166 euro, con una distanza dalla media nazionale che sale al 25,5%. Tra le due province ci sono quindi oltre 8.300 euro di valore aggiunto per addetto. Il dato ternano evidenzia una maggiore difficoltà nel generare valore per occupato, mentre Perugia mostra una capacità più elevata di avvicinarsi ai livelli medi nazionali.

Immagine di jannoon028 su Freepik

L’Umbria tra Toscana e Marche

Interessante anche il confronto con le regioni vicine. La Toscana raggiunge 67.621 euro di valore aggiunto per addetto, appena il 3,5% sotto la media italiana. Le Marche si fermano invece a 56.346 euro, con un divario del 19,6%. L’Umbria si colloca quindi a metà strada, anche se resta più vicina ai livelli marchigiani che a quelli toscani.

Anche il costo del lavoro resta più basso

Alla minore produttività si accompagna anche un costo del lavoro inferiore. Nel 2024 il costo del lavoro per addetto è stato pari a 35.151 euro in Umbria, contro 40.280 euro in Italia. La differenza è del 12,7%. Questo significa che in Umbria sono più bassi sia il valore generato da ciascun addetto sia il costo sostenuto dalle imprese per il personale.Ogni 100 euro di valore aggiunto, il costo del personale ne assorbe 59,9 in Umbria, contro 57,5 in Italia.

A Perugia il rapporto è del 58,9%, mentre a Terni sale al 64,3%. Il caso ternano è particolarmente indicativo: il costo del lavoro per addetto è più basso del 16,8% rispetto alla media italiana, ma il valore aggiunto prodotto è inferiore del 25,5%. Il problema, dunque, non è soltanto quanto costa il lavoro, ma soprattutto quanto valore viene generato.

Manifattura e commercio più vicini all’Italia

Il dato regionale nasconde differenze importanti anche tra i vari settori.Manifattura e commercio mostrano gli equilibri migliori e risultano più vicini ai valori nazionali. Il divario aumenta invece nei servizi, dove la distanza dalla media italiana arriva al 28,3%.Tra i comparti più deboli figura anche quello dell’ospitalità, dove la capacità di generare valore per addetto risulta più contenuta. È dunque soprattutto nel terziario che si concentra una parte rilevante del ritardo umbro.

Cosa significa produttività

Il dato va però interpretato correttamente.La produttività del lavoro non misura quanto un singolo lavoratore “lavora” o quanto è efficiente personalmente. In economia, la produttività mette in relazione il valore aggiunto prodotto con la quantità di lavoro impiegata. Nei bilanci delle società, non essendo disponibile in modo uniforme il numero delle ore lavorate, si utilizza come indicatore il valore aggiunto per addetto.

A incidere sul risultato sono quindi numerosi fattori: investimenti, tecnologia, organizzazione aziendale, dimensione delle imprese, competenze, innovazione e specializzazione produttiva.

Mencaroni: “La competitività non si costruisce facendo costare meno il lavoro”

A commentare i dati è Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. “Questi numeri ci dicono che l’Umbria sta recuperando terreno, ma ci dicono soprattutto dove dobbiamo guardare. La competitività di un territorio non si costruisce facendo costare meno il lavoro: si costruisce mettendo imprese e lavoratori nelle condizioni di creare più valore”.

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Secondo Mencaroni, “la vera questione non è quanto costa un addetto, ma quanto valore il sistema economico gli consente di generare attraverso capitale, tecnologie, competenze, organizzazione e qualità dell’ecosistema in cui l’impresa opera”.

“Se cresce la produttività – aggiunge – possono crescere insieme imprese, salari e benessere; se ci si limita a competere sui costi, si rischia invece di restare prigionieri di un’economia a basso valore aggiunto”. Mencaroni richiama anche il ruolo della digitalizzazione e della transizione ecologica.

“Non sono capitoli separati dalla produttività: ne sono oggi due delle leve principali. La sfida è fare in modo che innovazione e nuove tecnologie non restino patrimonio di poche imprese più strutturate, ma raggiungano anche le piccole e medie aziende che costituiscono l’ossatura dell’economia umbra”.

I primi dati 2025 indicano un possibile ulteriore recupero

I primi numeri relativi al 2025, contenuti nei bilanci che le aziende stanno presentando nel 2026, lasciano intravedere un possibile ulteriore avvicinamento dell’Umbria alla media italiana. Si tratta però di un’indicazione ancora preliminare, perché il numero di bilanci acquisiti non è ancora sufficiente per tracciare un quadro definitivo.

La fotografia completa del 2024 resta comunque chiara: l’Umbria ha recuperato rispetto al 2019, ma il divario di produttività con l’Italia resta ampio, soprattutto a Terni e nei comparti dei servizi.