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Politiche 2027, l’Umbria muove già le pedine: Bori e Meloni verso Roma, Romizi al centro del risiko del centrodestra

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Le candidature sono ancora tutte da costruire, ma nei partiti i ragionamenti sono già iniziati. Nel centrosinistra circolano i nomi del vicepresidente della Regione e dell’assessora. Forza Italia guarda a Romizi. E dietro la corsa al Parlamento si prepara già la sfida per Palazzo Donini del 2029

La data del voto non c’è ancora, le liste neppure. Ma in Umbria le prossime elezioni politiche hanno già smesso di essere un appuntamento lontano. Il 2027 sarà l’anno nel quale, salvo sviluppi anticipati della legislatura, si tornerà alle urne per Camera e Senato. E nei partiti umbri sono cominciati i primi ragionamenti sui nomi da mettere in campo. Non candidature ufficiali, dunque, ma qualcosa di più concreto del tradizionale toto-nomi estivo: posizionamenti che, se confermati, potrebbero cambiare gli equilibri della politica regionale molto prima dell’apertura dei seggi.

Il punto è proprio questo. In Umbria la partita per Roma non riguarda soltanto chi entrerà nel prossimo Parlamento. Riguarda anche chi resterà in Regione, chi potrebbe entrare in Giunta e, soprattutto, chi arriverà meglio posizionato alla successiva sfida delle Regionali del 2029.

Nel Pd prendono quota Bori e Meloni

Tra i nomi che vengono accostati a una possibile candidatura alla Camera ci sono quelli di Tommaso Bori, vicepresidente della Regione e assessore con delega al Bilancio, e di Simona Meloni, componente della Giunta Proietti, che sta impegnandosi molto ed ottenendo risultati importanti in termini di consenso di pubblico ed istituzioni e associazioni. Nelle ultime ore indicano entrambi tra i profili sui quali il centrosinistra starebbe ragionando in vista delle Politiche. Bori, in particolare, occupa oggi una posizione centrale nell’esecutivo regionale. È vicepresidente della Giunta e ha in mano una delle deleghe politicamente più pesanti, quella al Bilancio. Ancora a luglio ha illustrato in commissione l’assestamento regionale 2026-2028, confermandosi uno degli snodi principali della squadra guidata da Stefania Proietti. Se la sua candidatura a Montecitorio prendesse realmente forma, non si tratterebbe quindi di una semplice promozione parlamentare. Il suo eventuale ingresso alla Camera aprirebbe una casella di primo livello dentro Palazzo Donini. Lo stesso ragionamento vale per Meloni, ha dimostrato impegno politico, sociale e soprattutto carattere ed è ben supportata dalla classe politica ed economica. L’eventuale candidatura di entrambi renderebbe quasi inevitabile, in caso di elezione, un intervento sulla composizione della Giunta.

SIMONA MELONI

Le prime ricostruzioni indicano già due possibili nomi per un futuro riassetto dell’esecutivo: Cristian Betti e Letizia Michelini. Sono ipotesi legate direttamente all’eventuale uscita di Bori e Meloni dalla Giunta, non decisioni già prese. Nello stesso scenario, lo scorrimento delle liste del Pd potrebbe portare nuovi ingressi anche in Assemblea legislativa.

È questa concatenazione a rendere le Politiche particolarmente importanti per il centrosinistra umbro. La presidente Stefania Proietti si troverebbe infatti, a metà legislatura, davanti alla possibilità di ridisegnare una parte consistente della propria squadra. E un rimpasto nel 2027 avrebbe inevitabilmente anche un significato politico in vista del 2029.

Le scelte parlamentari del Pd, quindi, dovranno tenere insieme almeno tre esigenze: mandare a Roma figure competitive, non indebolire eccessivamente la Giunta e preservare gli equilibri interni di un partito che resta l’asse principale della coalizione regionale.

Il sindaco Andrea Romizi
Il sindaco Andrea Romizi

Se nel centrosinistra il dossier ruota soprattutto intorno alla Giunta, nel centrodestra il nome che concentra maggiormente l’attenzione è quello di Andrea Romizi.

Ex sindaco di Perugia per dieci anni, oggi consigliere regionale, Romizi è stato confermato nel giugno scorso alla guida di Forza Italia in Umbria. Il partito nazionale lo indica attualmente come segretario regionale .Alle Regionali del 2024 raccolse 10.345 preferenze, dato certificato dalla scheda dell’Assemblea legislativa, risultando uno dei profili personali più forti del centrodestra umbro. La questione adesso è capire quale sarà il passaggio successivo.

Romizi punterebbe a una candidatura parlamentare considerata sufficientemente solida. Lo scenario viene collegato anche a un possibile percorso verso Palazzo Donini nel 2029. Si tratta, è bene sottolinearlo, di una ricostruzione politica e non di una candidatura annunciata né per il Parlamento né per la presidenza della Regione. Ma che il tema delle Politiche sia già entrato formalmente nell’agenda di Forza Italia lo dimostra anche il congresso regionale di giugno: nel messaggio inviato ai delegati umbri, Antonio Tajani aveva invitato il partito a prepararsi alle prossime elezioni politiche e contemporaneamente alla riconquista della Regione.Due partite che, evidentemente, vengono considerate sempre meno separate.

Il vero problema sarà la distribuzione dei pochi posti disponibili Qui arriva il passaggio più concreto. L’Umbria elegge un numero limitato di parlamentari e questo rende ogni posizione utile nelle liste estremamente pesante. Non basta quindi avere un nome forte: bisognerà trovare l’incastro tra indicazioni nazionali, peso dei partiti, territori e alleanze. Ed è proprio su questo terreno che nei prossimi mesi potrebbero nascere le tensioni maggiori.

Perugia e Terni chiederanno entrambe rappresentanza. I dirigenti regionali dovranno confrontarsi con le scelte delle segreterie nazionali. E soprattutto bisognerà capire con quale legge elettorale si arriverà effettivamente alle urne. Le simulazioni che circolano oggi, comprese quelle costruite sull’ipotesi di una modifica in senso proporzionale del sistema elettorale, non possono ancora essere trattate come una fotografia definitiva della distribuzione dei seggi. Finché non sarà definita la legge con cui si voterà, qualsiasi attribuzione preventiva di un posto parlamentare a un singolo partito resta uno scenario.

È però già chiaro che la competizione interna alle coalizioni sarà quasi importante quanto quella tra centrodestra e centrosinistra.

Dietro Bori e Meloni si muove una platea più ampia di amministratori e dirigenti.

TOMMASO BORI

Nelle ricostruzioni di questi giorni vengono indicati, per il Pd, Damiano Bernardini, Emanuele Trappolino e Sarah Bistocchi. Nell’area del Movimento 5 Stelle compaiono Thomas De Luca, Luca Simonetti e David Fantauzzi. Per Alleanza Verdi e Sinistra vengono citati Fabrizio Ricci e Federica Porfidi, mentre altre ipotesi riguardano l’area riformista e Azione. Qui occorre però distinguere nettamente i piani. Bori e Meloni vengono indicati nel ragionamento sulle Politiche del 2027. Una parte consistente degli altri nomi compare invece soprattutto nelle proiezioni legate alla costruzione della futura coalizione regionale del 2029. Confondere i due livelli significherebbe attribuire candidature parlamentari che oggi non esistono.

Le Politiche come prova generale del 2029

Ed è probabilmente questo il punto politico più interessante dell’intera vicenda. Il voto nazionale del 2027 arriverà a circa metà strada tra le Regionali vinte da Stefania Proietti nel 2024 e quelle successive, previste nel 2029. Sarà quindi eviinevitabilmente anche un test sullo stato di salute delle coalizioni. Nel centrosinistra servirà a misurare la tenuta dell’alleanza che sostiene Proietti e il peso relativo delle sue diverse componenti. Nel centrodestra mostrerà invece quali siano realmente i rapporti di forza tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e le altre aree della coalizione. E ogni risultato produrrà conseguenze.

Un buon risultato personale potrà rafforzare chi punta a un ruolo futuro in Regione. Una candidatura negata potrà aprire tensioni interne. Un parlamentare uscente sacrificato potrebbe chiedere compensazioni altrove. Un esponente regionale eletto a Roma lascerà invece uno spazio politico da riempire in Umbria. La costruzione delle liste, insomma, rischia di essere molto più di una semplice selezione di candidati.

Il vero elemento da osservare, da qui ai prossimi mesi, non è tanto la quantità di nomi che finiranno nel toto-candidature. È capire quali partiti saranno realmente disposti a privarsi delle proprie figure più forti sul territorio. Per il centrosinistra la questione è evidente: candidare contemporaneamente esponenti di primo piano della Giunta può rafforzare la rappresentanza parlamentare, ma può anche imporre a Stefania Proietti un riassetto profondo dell’esecutivo nel momento in cui la legislatura regionale entrerà nella sua fase centrale.

Nel centrodestra il ragionamento è differente ma altrettanto concreto. Se Romizi dovesse davvero entrare nella partita parlamentare, la sua candidatura avrebbe inevitabilmente un significato che andrebbe oltre Roma: diventerebbe anche un passaggio nel confronto sulla leadership regionale futura. Per questo oggi sarebbe prematuro parlare di liste fatte. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare quanto sta accadendo come semplice fantapolitica.

I primi movimenti ci sono, i nomi pesanti anche. E soprattutto c’è già una posta in gioco riconoscibile: nel 2027 l’Umbria eleggerà i propri parlamentari, ma nello stesso momento comincerà concretamente a scegliere anche una parte della classe dirigente che si contenderà la Regione nel 2029.