Il nuovo Rapporto Caritas fotografa un disagio sempre più complesso: quasi 2mila persone si sono rivolte ai Centri di Ascolto nel 2025. In aumento gli occupati che non riescono ad arrivare a fine mese
La povertà cambia volto e diventa sempre più difficile da riconoscere. Non riguarda soltanto chi è senza lavoro o senza una casa, ma coinvolge sempre più persone che lavorano, famiglie con redditi bassi e anziani soli. È questa una delle principali evidenze emerse dall’XI Rapporto sulle Povertà e le Risorse della Caritas Diocesana di Perugia-Città della Pieve, presentato nei giorni scorsi al Villaggio della Carità-Sorella Provvidenza.
I numeri raccontano una crescita costante delle richieste di sostegno. Nel 2025 gli utenti seguiti dal Centro di Ascolto diocesano sono aumentati del 5,2% rispetto all’anno precedente, sfiorando quota 2mila. Una popolazione fragile composta per oltre il 70% da cittadini stranieri e per più della metà da donne.
Il fenomeno dei working poor
Tra i dati che più colpiscono c’è quello relativo alla condizione lavorativa. Se quasi la metà delle persone accolte è in cerca di occupazione, cresce contemporaneamente il numero di chi un lavoro ce l’ha ma non riesce comunque a sostenere le spese quotidiane.
Gli occupati rappresentano infatti il 20,5% degli utenti, mentre il 9,1% dichiara di svolgere attività lavorative irregolari. Una fotografia che conferma la diffusione del fenomeno dei working poor, lavoratori che pur percependo un reddito continuano a vivere in condizioni di vulnerabilità economica.
Casa e reddito, le fragilità più diffuse
L’abitazione continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio sociale. Quasi la metà delle persone che si rivolgono alla Caritas vive in affitto presso privati, mentre appena il 5,9% possiede una casa.
Ancora più significativo il dato relativo all’emarginazione abitativa: una persona su quattro vive in sistemazioni temporanee, precarie o di fortuna.
Sul fronte economico, la situazione resta delicata. Due utenti su tre dispongono di un reddito familiare mensile inferiore ai mille euro, una soglia che rende difficile sostenere spese ordinarie come affitto, utenze e alimentazione.
Cinque volti della nuova povertà
Per la prima volta il Rapporto individua alcune categorie specifiche di fragilità sociale. L’analisi realizzata dall’Osservatorio diocesano ha permesso di distinguere cinque principali profili.
Il gruppo più numeroso è quello delle persone sole senza casa e senza reddito, seguito da chi vive una condizione di disoccupazione cronica. Emergono inoltre le difficoltà legate all’immigrazione recente, le problematiche abitative accompagnate da isolamento relazionale e il crescente disagio degli anziani e dei lavoratori poveri.
Secondo gli autori dello studio, queste situazioni richiedono interventi differenti e personalizzati, capaci di andare oltre l’assistenza immediata.

Oltre l’emergenza: quasi 105mila interventi in un anno
Nel 2025 la rete Caritas ha realizzato quasi 105mila interventi, con una crescita del 16,9% rispetto all’anno precedente. Oltre alla distribuzione di beni e servizi, che rappresenta più della metà delle attività svolte, aumentano le iniziative dedicate all’accompagnamento sociale, all’inclusione abitativa e alla costruzione di relazioni comunitarie.
Un ruolo centrale è svolto dagli Empori della Solidarietà, dalla Farmacia Solidale e dai nuovi progetti avviati sul territorio, rivolti agli anziani, ai giovani, alle persone detenute o a rischio sovraindebitamento.

«Accompagnare per liberare»
Il messaggio che attraversa l’intero Rapporto è racchiuso nel titolo scelto per questa edizione: “Oltre il bisogno: accompagnati per essere liberi”.
Per il direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, la sfida non consiste soltanto nel fornire risposte materiali, ma nel costruire percorsi capaci di restituire autonomia e dignità alle persone.
Una visione condivisa anche dall’arcivescovo Ivan Maffeis, che ha sottolineato il valore della rete di volontari e delle comunità impegnate quotidianamente nell’ascolto e nell’accompagnamento di chi vive situazioni di fragilità.
Dietro i numeri del Rapporto, infatti, emergono storie, relazioni e percorsi che mostrano come la lotta alla povertà non possa limitarsi all’assistenza, ma debba trasformarsi in una concreta opportunità di riscatto sociale.































