Home Perugia Perseguita una compagna di scuola: stalker di 18 anni condannato a Perugia

Perseguita una compagna di scuola: stalker di 18 anni condannato a Perugia

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Foto di Semevent da Pixabay

Ossessionato da una ragazza, l’ha pedinata e minacciata per mesi: 18mila messaggi anche a un’amica comune

Tre anni, due mesi e venti giorni di reclusione, più due anni di libertà vigilata e obbligo di cura presso il Centro di salute mentale. È la condanna inflitta a un ragazzo di 18 anni accusato di atti persecutori nei confronti di una coetanea, una sua ex compagna di scuola che aveva respinto le sue attenzioni.

La vicenda, raccontata dal Corriere dell’Umbria in un articolo di Francesca Marruco, è emblematica di come un’ossessione malata possa trasformarsi in una vera e propria persecuzione. Appostamenti, minacce, messaggi continui, violazioni delle misure cautelari: un’escalation che ha portato la giovane e sua madre a vivere per mesi in uno stato di costante allerta.

Il processo si è celebrato con rito abbreviato, che ha consentito all’imputato di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Il giudice ha riconosciuto la parziale incapacità di intendere e volere, e per questo ha disposto anche una misura di sicurezza successiva alla pena detentiva.

Ma il quadro ricostruito in aula è stato allarmante. Dopo il rifiuto della ragazza, il 18enne aveva iniziato a perseguitarla. Non solo con continui pedinamenti e appostamenti sotto casa o nei luoghi frequentati da lei e dalla madre, ma anche con una quantità spropositata di messaggi: oltre 18mila inviati a un’amica comune, che è diventata a sua volta bersaglio delle ossessioni del ragazzo. In quei messaggi, contenuti nel fascicolo d’indagine, si leggono frasi come: “Prima o poi la rapisco e nessuno la rivedrà più”, oppure “Molto probabile che me la porti via”. E ancora: “Fino a quando non mi arrestano non sono felice”, “È diventata un’ossessione”.

Nemmeno il divieto di avvicinamento, imposto a seguito delle prime denunce, ha fermato la spirale. Il giovane ha continuato a perseguitarla, violando più volte le prescrizioni e rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine anche quando era già dotato di braccialetto elettronico.

“La sentenza ci dà un po’ di giustizia, ma abbiamo vissuto un incubo – racconta la madre della vittima –. Mia figlia ha dovuto rinunciare alla libertà, non poteva più uscire da sola. Anche col braccialetto elettronico, lui era sempre vicino: sotto casa, fuori dal mio ufficio, persino al distributore. È importante denunciare e fidarsi delle forze dell’ordine. E ricordare che non sempre si tratta di ex partner: mia figlia era solo una ragazza gentile, e quella gentilezza è stata travisata”.

Il comportamento recidivo dell’imputato ha fatto decadere la possibilità del patteggiamento. Il pubblico ministero Patrizia Mattei aveva chiesto una condanna a quattro anni. La sentenza ne ha riconosciuti poco meno, ma ha disposto anche il proseguimento delle cure psichiatriche in libertà vigilata.

Il giovane, assistito dall’avvocata Francesca Pieri, ha dichiarato di rispettare la sentenza, ma attenderà il deposito delle motivazioni per valutare un eventuale appello.

Sul piano civile, invece, la vicenda non si chiude: l’avvocata Giuliana Astarita, che assiste le parti civili, aveva richiesto un risarcimento di 80mila euro. La decisione è stata però rinviata a un giudizio separato, senza provvisionali immediate.