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Ospedale di Terni, secondo vertice senza accordo: Regione e Comune ancora ai ferri corti

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Bandecchi lascia il tavolo e convoca un nuovo incontro. Proietti difende l’iter tecnico: “In pochi mesi fatto più che in trent’anni”. Ma sul nuovo ospedale resta lo scontro politico

Ancora nessuna firma, nessuna intesa definitiva e soprattutto nessuna pace istituzionale sul nuovo ospedale di Terni. Il secondo confronto ufficiale tra Regione Umbria, Comune di Terni, Azienda ospedaliera Santa Maria e Usl Umbria 2 si è concluso con un altro nulla di fatto, confermando una distanza sempre più evidente tra la presidente Stefania Proietti e il sindaco Stefano Bandecchi.

Il tavolo convocato dalla Regione doveva servire ad avvicinare le parti verso l’accordo di programma necessario per dare concretezza al progetto del nuovo polo ospedaliero ternano. Invece, al termine dell’incontro, è rimasto sul tavolo soltanto un nuovo scontro su procedure, competenze e tempistiche.

Bandecchi ha lasciato il meeting visibilmente contrariato, annunciando subito la convocazione di un terzo incontro attraverso una Pec che partirà da Palazzo Spada già nelle prossime ore. La data indicata dal sindaco è quella dell’11 giugno. “Siamo pronti al confronto”, ha dichiarato, ribadendo però che per il Comune la conferenza già aperta settimane fa resta pienamente valida.

La Regione, invece, continua a sostenere una linea diversa. Stefania Proietti rivendica il lavoro svolto negli ultimi mesi e parla di un’accelerazione mai vista prima sul dossier ospedale. “Da ottobre ad oggi abbiamo fatto quello che non è stato fatto in trent’anni”, ha dichiarato la governatrice, sottolineando come il percorso tecnico stia andando avanti senza rallentamenti.

Sul tavolo ci sono infatti passaggi fondamentali: il Docfap, ovvero il documento di fattibilità delle alternative progettuali, ormai vicino alla conclusione; la riduzione delle ipotesi per la localizzazione da sette a tre; e la ricerca delle coperture economiche per un investimento che supera i 550 milioni di euro. Tra le aree ancora in corsa resta centrale l’ipotesi di Colle Obito.

Ma il vero terreno di scontro non è soltanto tecnico. È politico e istituzionale.

Da una parte Palazzo Donini rivendica il ruolo esclusivo della Regione nella programmazione sanitaria, richiamando l’articolo 117 della Costituzione e sostenendo che soltanto l’ente regionale possa guidare formalmente il percorso dell’accordo di programma. Dall’altra Bandecchi insiste sulla legittimità dell’iniziativa del Comune, richiamando il Testo unico degli enti locali e difendendo il percorso già avviato da Palazzo Spada.

In mezzo resta la città di Terni, che da oltre trent’anni aspetta un nuovo ospedale moderno e funzionale mentre la politica continua a dividersi su procedure e leadership.

Il punto più delicato resta quello dei tempi. Per il sindaco serve accelerare subito, senza ulteriori rinvii. La Regione, invece, insiste sulla necessità di arrivare prima ad un quadro tecnico, economico e progettuale completo. Due visioni che, almeno per ora, sembrano difficili da conciliare.

Intanto il confronto resta aperto, ma il rischio è che il nuovo ospedale continui a restare ostaggio dello scontro istituzionale. E mentre Regione e Comune discutono su chi debba guidare il percorso, Terni continua ad attendere risposte concrete su una delle opere più strategiche per il futuro della sanità umbra.