La Corte condanna il 48enne per l’uccisione della moglie a Spoleto. Pena più severa rispetto alla richiesta della Procura
È arrivata la sentenza nel processo per l’omicidio di Laura Papadia, uccisa a Spoleto nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2025. La Corte d’Assise di Terni ha condannato all’ergastolo il marito, Nicola Gianluca Romita, ritenuto responsabile del delitto.
La decisione è stata pronunciata al termine della camera di consiglio. I giudici hanno scelto una pena più severa rispetto a quella indicata dalla Procura, che aveva chiesto 30 anni di reclusione escludendo la premeditazione e riconoscendo le attenuanti legate alla confessione e al comportamento processuale dell’imputato.
Secondo quanto emerso in aula, l’omicidio sarebbe maturato durante una lite tra i due coniugi, in un rapporto segnato da tensioni. Alla base dei contrasti anche la volontà della donna di avere un figlio, non condivisa dall’uomo. La vittima è morta per strangolamento, come accertato dagli esami medico-legali.
Dopo il delitto, l’uomo non contattò i soccorsi. Elementi che, insieme alla dinamica dei fatti, sono stati valutati nel corso del processo.
Oltre alla condanna all’ergastolo, la Corte ha disposto la decadenza dalla responsabilità genitoriale, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali già stabilite per i familiari della vittima.
All’uscita dall’aula, i parenti di Laura Papadia hanno espresso dolore per la perdita, sottolineando tuttavia il riconoscimento delle responsabilità da parte della giustizia.
La difesa ha annunciato l’intenzione di presentare appello, ribadendo la necessità di approfondire le condizioni psichiche dell’imputato, già oggetto di discussione nel corso del dibattimento.
































