La Corte d’Assise di Terni ha condannato il 33enne reo confesso. Esclusa l’aggravante dei futili motivi, la Procura aveva chiesto l’ergastolo
Si chiude con una condanna a 30 anni di reclusione il processo di primo grado per l’omicidio di Bala Sagor, il 21enne bengalese conosciuto come “Obi”, ucciso e successivamente smembrato a Spoleto nel settembre dello scorso anno.
La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Terni nei confronti di Dmytro Shuryn, 33enne di origine ucraina e reo confesso del delitto. I giudici hanno escluso l’aggravante dei futili motivi, contestata dalla Procura, e non hanno riconosciuto le attenuanti generiche richieste dalla difesa.
Per l’accusa il caso meritava la massima pena: nel corso della requisitoria il procuratore capo di Spoleto Claudio Cicchella aveva infatti chiesto l’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno. La Corte ha invece determinato una pena complessiva di 30 anni di carcere.
Secondo quanto emerso nel processo, l’omicidio avvenne nella cantina dell’abitazione di Shuryn, in via Pietro Conti a Spoleto. Bala Sagor, ex collega dell’imputato, venne colpito mortalmente al collo al termine di una lite. Nei giorni successivi il corpo fu smembrato e i resti abbandonati in diversi punti della città, circostanza che contribuì a suscitare forte impressione nell’opinione pubblica.
La difesa aveva sostenuto che il gesto fosse maturato nel contesto di una colluttazione e di una situazione degenerata improvvisamente, mentre la Procura aveva ricostruito un quadro più grave, chiedendo il riconoscimento dei futili motivi e la condanna al carcere a vita.
Con la sentenza sono state riconosciute anche le provvisionali in favore dei familiari della vittima. La Corte ha disposto il pagamento di 100mila euro a ciascuno dei genitori di Obi, 70mila euro a ciascuna delle due sorelle e 50mila euro alla nonna.
La decisione di primo grado mette un punto importante sulla vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la comunità spoletina, anche se il procedimento potrebbe proseguire nei successivi gradi di giudizio.






























