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Nodo di Perugia, mozione affossata: Umbria Civica accusa la sinistra di incoerenza

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Nilo Arcudi

In Consiglio provinciale bocciato l’appello all’unità tra enti locali per sbloccare l’opera

A parole lo vogliono tutti, nei fatti nessuno muove un dito. È questa l’accusa lanciata da Umbria Civica dopo la bocciatura, da parte della maggioranza di centrosinistra in Consiglio provinciale, della mozione sul Nodo di Perugia presentata dal consigliere Filippo Schiattelli. L’atto chiedeva un impegno chiaro e congiunto di Comune, Provincia e Regione per arrivare a una posizione ufficiale condivisa, premessa considerata indispensabile per ottenere i necessari finanziamenti dal Governo.

Il centrosinistra ha però votato contro, facendo cadere nel vuoto – secondo Umbria Civica – un’occasione concreta per superare le divisioni e lavorare a un’opera che viene definita da tutti “strategica” e “prioritaria”, salvo poi finire sistematicamente impantanata nella palude delle dichiarazioni.

Nel mirino del gruppo consiliare anche Azione, ritenuta emblematica di questa doppiezza: “Pubblicamente si dice a favore del Nodo, ma poi in aula si allinea con la maggioranza e contribuisce ad affossare ogni tentativo di passare ai fatti”, scrivono in una nota il presidente Nilo Arcudi, il segretario provinciale Lorenzo Schiarea e lo stesso Schiattelli.

A rendere il tutto ancor più paradossale – secondo i civici – è stato l’atteggiamento del presidente della Provincia Massimiliano Presciutti, che dopo aver riconosciuto l’importanza dell’infrastruttura, ha cercato di ottenere il ritiro della mozione ventilando la possibilità di un futuro accordo di programma, salvo poi non opporsi alla sua bocciatura da parte della maggioranza, Azione inclusa.

“È l’ennesima dimostrazione – attaccano da Umbria Civica – dell’inaffidabilità di una coalizione forte coi proclami ma debole nei fatti. I cittadini sono stanchi di questa politica fatta di annunci e giravolte”.

Il gruppo ha promesso di continuare a battersi “con coerenza e determinazione” per il Nodo, denunciando quella che definisce una scelta grave e miope, che rischia di compromettere non solo la credibilità delle istituzioni, ma anche il futuro di un’infrastruttura fondamentale per la mobilità, la sicurezza e lo sviluppo economico dell’Umbria.