Al Salone del Libro del 17 maggio l’iniziativa simbolo della tradizione nonviolenta regionale. Barcaioli: “Fermare l’escalation militare, la guerra non è la soluzione”
La Marcia della Pace approderà a Torino in occasione del Salone internazionale del Libro 2026, dove l’Umbria sarà Regione ospite. L’appuntamento è fissato per il 17 maggio, con l’obiettivo di affiancare alla presenza culturale istituzionale una riflessione pubblica sui conflitti che attraversano lo scenario internazionale.
La decisione è stata condivisa durante la riunione del Cantiere della pace convocata dall’assessore regionale Fabio Barcaioli, che ha riunito associazioni e realtà del territorio per fare il punto sulle attività avviate e sui prossimi passi del percorso. Nel corso dell’incontro sono stati anche costituiti i gruppi di lavoro che proseguiranno le iniziative dei prossimi mesi.
Ampio spazio è stato dedicato all’analisi della situazione internazionale, con particolare attenzione al Medio Oriente. “Con le associazioni abbiamo discusso degli ultimi sviluppi e condannato l’attacco israelo-americano in Iran – ha affermato Barcaioli –. È una fase estremamente delicata: il mondo sta scivolando verso una pericolosa escalation militare. Chi riconosce il valore del diritto internazionale non può restare indifferente”.
L’assessore ha quindi ribadito la linea della Regione: “La nostra posizione è chiara: no alla guerra. Le crisi globali non si risolvono con le armi, ma attraverso il dialogo e il rispetto delle regole internazionali. È necessario avviare subito un processo di de-escalation”.
Il significato della scelta è stato sottolineato anche dal vicepresidente della Regione e assessore alla Cultura Tommaso Bori. “Con il direttore artistico di Umbria Libri Nicola Lagioia abbiamo riflettuto su come rappresentare l’identità dell’Umbria al Salone di Torino. È nata così l’idea di portare la Marcia della Pace, fondata da Aldo Capitini nel 1961, simbolo della nostra tradizione civile e del legame tra cultura e nonviolenza. In un momento in cui nel mondo prevalgono i richiami alle armi, vogliamo proporre una chiamata alle arti e al pensiero”.































