Moria di pesci a causa di batteri letali e scarsa ossigenazione
Il Trasimeno è lo specchio – letteralmente – di quanto la fragilità ambientale possa avere ripercussioni immediate e concrete sulla vita di un territorio. Ma è anche l’emblema di un’Italia in cui la burocrazia frena le soluzioni mentre l’emergenza avanza. Le risposte esistono, ma devono uscire dalla palude degli iter infiniti. In Umbria necessitano risorse e non promesse, una visione sistemica e soprattutto il coraggio di agire. Prima che il Trasimeno smetta di essere un lago… e diventi solo un ricordo.
Il Trasimeno è malato, e lo è da anni. A soffrire maggiormente sono due pilastri dell’identità locale: il turismo, motore economico del territorio, e la pesca, sempre più in affanno per le continue morie di pesci. L’ultima, tra fine aprile e inizio maggio, ha colpito duramente la specie del carassio, in un fenomeno che si presenta con anticipo e intensità mai registrati prima.

La causa? Un ecosistema ormai fragile, soffocato da un livello idrometrico in continuo calo. Negli ultimi dodici mesi il lago ha perso 14 centimetri, toccando la soglia critica di -154. Con l’estate alle porte, il peggio deve ancora arrivare.
Secondo Sandro Pasquali, presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno, il problema è la scarsa ossigenazione delle acque, che favorisce la proliferazione di batteri letali per diverse specie ittiche. “Serve un piano strutturale”, avverte. La speranza è legata a un accordo, ormai in dirittura d’arrivo, tra Regione Umbria ed enti gestori per il trasferimento di acqua dall’invaso di Montedoglio: un’operazione attesa da anni, che potrebbe finalmente garantire un apporto idrico regolare e aiutare a risanare l’ecosistema.
Nel frattempo, Regione Umbria, Arpa e USL Umbria 2 stanno intensificando i monitoraggi ambientali. Ma per Pasquali non basta: “Il lago va curato a partire dalle sponde, oggi soffocate da vegetazione incolta che peggiora la qualità dell’acqua. Servono interventi sistematici, non soluzioni estemporanee”. E qui entra in gioco il nodo burocratico: progetti urgenti come la pulizia delle rive restano bloccati per mesi in attesa di autorizzazioni. Pasquali propone allora una legge speciale per il Trasimeno, che consenta di agire con rapidità e coerenza rispetto alle esigenze ambientali. “Solo con strumenti normativi dedicati potremo tutelare davvero questo patrimonio”, dichiara.
Intanto, squadre miste di volontari, forestali e pescatori sono al lavoro per ripulire le rive dalle carcasse, soprattutto nelle zone turistiche. Le segnalazioni dei cittadini permettono interventi più rapidi, ma le condizioni ambientali – correnti e temperature – continuano a giocare contro, favorendo l’accumulo di pesci morti in poche ore.
Resta aperta una questione legale che complica ulteriormente la gestione dell’emergenza: la classificazione delle carcasse. Se considerate sottoprodotti alimentari, lo smaltimento segue una procedura diversa rispetto ai rifiuti ordinari, con costi aggiuntivi per gli enti coinvolti.





































