Salvini e Marchetti rivendicano la vittoria. Per l’Umbria un segnale di forza dopo anni di marginalità
È un risultato che pesa sul piano politico e sociale: la Direttissima Roma-Firenze resterà accessibile ai treni regionali umbri fino al 2027, prima della svolta definitiva del 2028 che la destinerà solo ai convogli veloci. A prendersi il merito della battaglia è la Lega, con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e il responsabile umbro Riccardo Marchetti, che da mesi hanno trasformato le proteste dei pendolari in una questione nazionale.
L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, Nicola Zaccheo, durante la presentazione della relazione annuale in Parlamento. Una decisione, ha spiegato, resa inevitabile dai ritardi nella consegna dei nuovi treni ad alta velocità e dalla pressione delle Regioni e delle associazioni dei pendolari: “Revocare la deroga avrebbe significato una sollevazione popolare”.
Per l’Umbria, che vive da sempre una condizione di perifericità nei collegamenti ferroviari, la proroga è molto più di una misura tecnica: è la conferma che la mobilitazione politica può incidere. La Lega, oggi, può sventolare questo risultato come un trofeo, rivendicando di aver difeso un diritto concreto di migliaia di cittadini. “È la dimostrazione – fanno sapere dal Carroccio – che quando combattiamo, otteniamo risultati reali per i territori”.

Ma la partita non si chiude qui. Dal 2028, infatti, la Direttissima sarà riservata solo ai treni veloci, con il rischio di un nuovo isolamento per i pendolari umbri. È qui che si giocherà la prossima sfida politica: garantire che l’alta velocità non diventi un muro invalicabile, ma un’opportunità anche per una regione spesso tagliata fuori dalle grandi infrastrutture.
Il commento
Quella ottenuta è una vittoria che la Lega capitalizza subito, proiettandola come simbolo della propria capacità di incidere a Roma. Per l’Umbria, significa uscire per una volta dalla cronica marginalità e trovare una sponda istituzionale forte. Il messaggio è chiaro: senza peso politico, i territori restano indietro. Con Salvini e Marchetti, il Carroccio prova a presentarsi come l’unico argine alla progressiva cancellazione dei collegamenti ferroviari.
Un successo tattico, certo, ma che accende i riflettori sulla vera questione: dal 2028, chi difenderà ancora i pendolari umbri?












