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Imprese, Terni corre più di Perugia ma l’Umbria resta in fondo alla classifica nazionale

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La ricerca Unioncamere-InfoCamere fotografa una regione che torna a crescere nel secondo trimestre (+347 imprese)

L’Umbria torna sopra lo zero, ma non basta per parlare di ripartenza. I numeri diffusi da Unioncamere e InfoCamere raccontano infatti una regione che nel secondo trimestre del 2026 guadagna 347 imprese, ma continua a muoversi con un passo decisamente più lento rispetto al resto del Paese. Ancora più significativo è il confronto interno: Terni cresce più velocemente di Perugia, segnale che gli equilibri economici regionali stanno lentamente cambiando.

Tra aprile e giugno sono nate 1.055 imprese e ne hanno chiuso i battenti 708, portando il totale delle attività umbre a 89.186. Il tasso di crescita è però fermo allo 0,39%, sufficiente soltanto per evitare l’ultimo posto: peggio fanno solo Sicilia e Basilicata, mentre il Centro Italia corre quasi al doppio della velocità, trainato soprattutto da Lazio e Toscana.

Terni sorprende, Perugia rallenta

Il dato più interessante della ricerca riguarda proprio il confronto tra le due province.

Perugia continua a rappresentare il principale bacino imprenditoriale regionale, con 241 imprese in più, frutto di 772 nuove aperture e 531 chiusure. Tuttavia il tasso di crescita si limita allo 0,35%.

Terni, pur partendo da una base economica più contenuta, mette invece a segno il risultato migliore: 106 imprese in più, grazie a 283 iscrizioni e 177 cessazioni, con un incremento dello 0,50%, praticamente in linea con la media italiana.

Non significa che Terni abbia superato Perugia per peso economico, ma indica una maggiore capacità di reagire nella fase attuale. È un segnale che merita attenzione perché conferma una dinamica già emersa in altre rilevazioni: la provincia ternana mostra oggi una vitalità imprenditoriale superiore rispetto alla sua dimensione.

Un trimestre positivo non cancella un anno negativo

La lettura cambia però se si allarga lo sguardo agli ultimi dodici mesi.

Rispetto a giugno 2025, l’Umbria conta 1.122 imprese in meno, pari a una flessione dell’1,2%, leggermente peggiore della media nazionale. Il saldo positivo della primavera rappresenta quindi un recupero solo parziale e non basta ancora a invertire la tendenza.

In altre parole, l’economia regionale continua ad aprire nuove attività, ma non abbastanza da compensare quelle che chiudono nel medio periodo.

L’artigianato torna a respirare

Tra le poche note davvero incoraggianti c’è il ritorno alla crescita dell’artigianato.

Le imprese artigiane aumentano di 55 unità, interrompendo una lunga fase di arretramento. Anche qui emerge la differenza tra i due territori: Terni cresce dello 0,33%, contro lo 0,27% di Perugia.

Il dato resta inferiore alla media nazionale, ma potrebbe rappresentare il primo segnale di una stabilizzazione del comparto.

A cambiare è soprattutto la composizione dell’artigianato. Crescono le attività legate ai servizi, al benessere e alle lavorazioni specialistiche, mentre continuano a diminuire alcuni mestieri tradizionali come falegnami ed elettricisti. È il riflesso di un’economia che cambia pelle, dove competenze digitali e servizi alla persona acquistano sempre più spazio.

Imprese più strutturate, meno ditte individuali

La ricerca conferma anche una trasformazione ormai consolidata del sistema produttivo umbro.

Continuano infatti ad aumentare le società di capitali, che rappresentano ormai quasi il 30% delle imprese regionali, mentre diminuiscono le imprese individuali, scese sotto il 49% del totale.

È un’evoluzione che può essere letta positivamente perché indica una maggiore strutturazione delle aziende e una crescita delle forme organizzative più solide. Tuttavia il dato quantitativo resta il nodo centrale: le imprese umbre continuano a diminuire nel confronto annuale e il divario con le regioni più dinamiche del Centro si allarga.

Il vero messaggio della ricerca è che l’Umbria non è ferma, ma cresce troppo lentamente. Il saldo positivo del trimestre è una buona notizia, soprattutto dopo mesi difficili, ma non modifica il quadro generale. La regione continua a perdere imprese nell’arco dell’anno e resta tra le ultime in Italia per capacità di crescita.

Dentro questo scenario emerge però un elemento nuovo: Terni mostra un dinamismo superiore a Perugia, sia nell’insieme delle imprese sia nell’artigianato. Non basta ancora per cambiare gli equilibri economici regionali, ma rappresenta un indicatore da osservare con attenzione. La sfida, ora, sarà capire se questi segnali diventeranno strutturali o se resteranno soltanto il risultato positivo di un singolo trimestre.