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Imprese coesive in Umbria, 825 aziende trainano la manifattura: prima nel Centro Italia

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Immagine di gpointstudio su Freepik

Il Rapporto “Coesione è Competizione 2026” fotografa una regione dove collaborazione, innovazione e reti tra imprese rappresentano un vantaggio competitivo

L’Umbria conferma la propria vocazione alla collaborazione tra imprese e conquista il primo posto nel Centro Italia per diffusione delle cosiddette “imprese coesive”. Sono infatti 825 le aziende manifatturiere umbre, pari al 38,9% delle imprese con 5-499 addetti, che hanno costruito il proprio sviluppo attraverso relazioni stabili con lavoratori, università, sistema del credito, istituzioni, fornitori, ricerca e terzo settore.

È quanto emerge dal Rapporto “Coesione è Competizione 2026”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Intesa Sanpaolo, con il supporto della Camera di Commercio dell’Umbria per l’analisi dei dati regionali.

Il risultato colloca la regione davanti a Toscana, Lazio e Marche e al decimo posto nella graduatoria nazionale. Un dato positivo che, tuttavia, evidenzia anche un limite: la quota delle imprese coesive umbre rimane 4,6 punti percentuali sotto la media italiana, ferma al 43,5%.

La forza delle relazioni come fattore competitivo

Le imprese coesive non appartengono a un comparto specifico né possiedono caratteristiche dimensionali particolari. A distinguerle è il modello organizzativo: investono sulle persone, condividono competenze, collaborano con altre aziende e costruiscono rapporti continuativi con il sistema della formazione, della ricerca e delle istituzioni.

In un tessuto produttivo composto prevalentemente da piccole e medie imprese, questa capacità di fare rete rappresenta una vera leva di competitività, consentendo alle aziende di raggiungere una massa critica che difficilmente potrebbero ottenere operando isolate.

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Mencaroni: “Le nostre PMI crescono facendo squadra”

Per il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, il dato certifica un tratto distintivo del sistema produttivo regionale.

“Le 825 imprese coesive raccontano un’Umbria che investe nelle competenze, costruisce alleanze e coinvolge le persone. Il primo posto nel Centro Italia rappresenta un risultato significativo, ma non elimina il divario rispetto alla media nazionale. Per le nostre piccole e medie imprese la rete non è un elemento accessorio, ma uno strumento indispensabile per innovare, crescere e trattenere professionalità. Continueremo a sostenere questo percorso favorendo il dialogo tra imprese, scuola, università e ricerca affinché le relazioni diventino investimenti concreti.”

Innovazione e investimenti: il vantaggio delle imprese che collaborano

Il rapporto evidenzia come le imprese maggiormente orientate alla collaborazione siano anche quelle che investono di più in innovazione.

A livello nazionale il 56% delle imprese coesive investe in ricerca e sviluppo, contro poco più del 32% delle aziende meno integrate nelle reti collaborative.

Anche sul fronte della trasformazione digitale il divario è evidente: il 76% adotta tecnologie Industria 4.0, mentre l’intelligenza artificiale è già utilizzata dal 31% delle imprese coesive, quasi il doppio rispetto alle altre.

Più elevati risultano inoltre gli investimenti nella formazione del personale, le prospettive di crescita del fatturato e le previsioni di incremento dell’occupazione.

Numeri che non possono essere trasferiti automaticamente al sistema umbro, ma che indicano con chiarezza la direzione verso cui si stanno muovendo le imprese più competitive.

Un patrimonio ancora da valorizzare

L’Umbria ha compiuto un significativo salto in avanti rispetto al 2020, quando la quota delle imprese coesive era vicina al 31%, ma negli ultimi due anni la crescita sembra essersi stabilizzata attorno al 39%.

Secondo gli autori dello studio, il territorio possiede una rete imprenditoriale solida, ma fatica ancora a trasformare questo patrimonio relazionale in maggiore produttività, redditi più elevati e crescita economica.

Le analisi richiamano anche gli effetti di lungo periodo dei terremoti del 1997 e del 2016, eventi che hanno inciso profondamente sul tessuto economico e sociale regionale interrompendo percorsi di sviluppo che avevano avvicinato l’Umbria ai modelli industriali più dinamici del Nord Italia.

La sfida dei prossimi anni

Le 825 imprese coesive rappresentano oggi uno dei principali punti di forza della manifattura umbra. La vera sfida sarà trasformare questa capacità di collaborazione in un’accelerazione degli investimenti, della ricerca, dell’export e dell’occupazione qualificata.

Se le reti tra imprese continueranno a rafforzarsi e diventeranno sempre più strutturate, l’Umbria potrà colmare parte del divario con le regioni più avanzate, facendo della coesione non solo un valore sociale, ma anche un concreto motore di sviluppo economico.