Il Gup di Perugia non accoglie l’accordo tra difesa e Procura. La famiglia del giovane lancianese: “Decisione giusta, ora serve una pena adeguata”
È stata respinta dal giudice per l’udienza preliminare di Perugia, Simona Di Maria, la richiesta di patteggiamento avanzata da Emiliano Volpe, il 18enne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il ventenne di Lanciano trovato morto il 29 gennaio scorso in un monolocale del centro storico del capoluogo umbro.
La proposta, condivisa dalla Procura, prevedeva una condanna a due anni e mezzo di reclusione, da sostituire con lavori di pubblica utilità. Il giudice ha però ritenuto la pena non adeguata alla gravità dei fatti e non ha convalidato l’accordo, accogliendo le osservazioni presentate dai legali della famiglia Prospero, Francesco Mangano e Carlo Pacelli.
In aula erano presenti sia l’imputato, accompagnato dai propri avvocati, sia i familiari di Andrea. Nel corso dell’udienza, Volpe ha chiesto scusa ai genitori del ragazzo, ma il padre, Michele Prospero, ha respinto le sue parole con fermezza: «Ha detto di aver perso un amico. Perdere un amico a queste condizioni? Non credo proprio».
La famiglia si è detta soddisfatta della decisione del Gup. «Il giudice ha valutato con attenzione le motivazioni dei nostri legali – ha dichiarato Michele Prospero – e ha rimandato l’udienza al 6 novembre per rivedere la pena. Per noi giustizia significa una condanna proporzionata a ciò che è accaduto, non una misura simbolica».





























