Otto anni dopo la tragedia, in aula si riapre la ferita di Rigopiano: tra richieste di assoluzione, accuse e dolore ancora vivo delle famiglie
Prosegue davanti alla Corte d’Appello bis di Perugia il processo per la tragedia dell’Hotel Rigopiano, costata la vita a 29 persone nel gennaio 2017.
Nel corso dell’udienza, la difesa dell’unico imputato, Paolo D’Incecco, ex responsabile della viabilità provinciale di Pescara, ha chiesto l’assoluzione sostenendo che l’isolamento della struttura e la valanga non erano eventi prevedibili.
Il procuratore generale ha invece ribadito la richiesta di condanna a tre anni e quattro mesi per omicidio colposo plurimo, in linea con quanto deciso nei precedenti gradi di giudizio.
Gli avvocati di D’Incecco hanno inoltre contestato il calcolo della prescrizione, ritenendolo errato, e ricordato che “una tragedia non implica necessariamente colpe penali”. Le parole della difesa hanno provocato momenti di tensione in aula, soprattutto tra i familiari delle vittime, presenti numerosi all’udienza.
Le parti civili, che rappresentano le famiglie delle persone decedute – tra cui quella di Gabriele D’Angelo e di altri ospiti dell’hotel travolto dalla slavina – hanno espresso preoccupazione per la linea difensiva, temendo che possa ridimensionare il quadro delle responsabilità delineato finora.
Durante la discussione, è stato ricostruito il ruolo di D’Incecco nella gestione della viabilità e delle emergenze meteo nei giorni in cui l’Abruzzo fu colpito da nevicate eccezionali e blackout diffusi.
L’udienza è proseguita nel pomeriggio con gli interventi delle parti civili. Sono previste anche le dichiarazioni di Gianfranco Iadecola, legale della difesa, e di Giovanni Ranalli, avvocato della famiglia Riccetti, parte civile nel processo.










