Home Umbria Hannoun, trasferimento a Terni e tensioni politiche: il caso che divide Perugia

Hannoun, trasferimento a Terni e tensioni politiche: il caso che divide Perugia

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L’attivista palestinese accusato di terrorismo passa all’alta sicurezza. Intanto il dibattito si sposta in Consiglio comunale tra richieste di chiarimenti e richiamo alla responsabilità istituzionale.

Il trasferimento di Mohammad Hannoun dal carcere di Genova a quello di Terni segna un nuovo passaggio in una vicenda che intreccia indagine giudiziaria e scontro politico. Il 63enne attivista palestinese, arrestato il 27 dicembre con l’accusa di coordinare una presunta cellula italiana di Hamas, è stato collocato nella sezione di alta sicurezza del penitenziario umbro, riservata ai detenuti sottoposti a sorveglianza rafforzata per reati di terrorismo.

La decisione, comunicata ai suoi legali, rientra nelle misure di custodia cautelare adottate dalle autorità penitenziarie, che mantengono il massimo riserbo sulle motivazioni operative. Il trasferimento non costituisce un giudizio di colpevolezza, ma riflette la delicatezza dell’inchiesta, ancora al vaglio della magistratura e respinta dall’indagato.

Parallelamente, il caso continua ad alimentare un acceso confronto politico a Perugia. In vista del question time in Consiglio comunale, Fratelli d’Italia ha chiesto al sindaco Vittoria Ferdinandi di chiarire la propria posizione in merito alla partecipazione, insieme ad altri amministratori, a manifestazioni pro-Palestina alle quali avrebbe preso parte anche il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, oggi accusato di terrorismo.

Secondo il coordinatore comunale di FdI, Filippo Vitali, la questione non riguarda la libertà di espressione né la solidarietà verso le popolazioni colpite dai conflitti, ma il livello di attenzione richiesto a chi ricopre incarichi istituzionali nel valutare contesti, promotori e ricadute pubbliche delle iniziative. Un richiamo che, a suo avviso, non contrasta con il principio di presunzione di innocenza.

Nel dibattito pesano anche le recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha segnalato al Senato il rischio di attività formalmente umanitarie ma, secondo le indagini, riconducibili a strutture di Hamas. Un quadro che rafforza la richiesta di prudenza nelle scelte pubbliche, evitando letture ideologiche o semplificazioni.

Mentre la difesa di Hannoun si prepara a incontrare l’assistito nel nuovo istituto, cresce tra i cittadini la richiesta di una gestione amministrativa più rigorosa e di un confronto politico meno polarizzato. Il prossimo Consiglio comunale viene indicato come un passaggio chiave per ristabilire chiarezza e responsabilità istituzionale in una vicenda che resta sotto osservazione a livello nazionale.